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Delibazione della sentenza di annullamento del matrimonio: non rileva la vita da ‘separati in casa’

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 30900/2019, ha rigettato il ricorso di un marito che ha richiesto la delibazione della sentenza ecclesiastica di annullamento del matrimonio.

Già la Corte d’Appello di Perugia, richiamando i principi espressi dalle Sezioni Unite con la sentenza n. 16379/2014, aveva respinto la domanda dell’uomo sul presupposto della stabile convivenza tra i coniugi, protrattasi per oltre tre anni dalla data del matrimonio, precisamente dal 17.9.2011.

Il marito aveva ritenuto con condivisibile la posizione della Corte d’Appello, tenuto conto che già a partire dal 2012 aveva intrapreso una relazione extraconiugale e che già dal mese di dicembre 2011 aveva instaurato una relazione con la moglie da ‘separati in casa’.

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Le difformità edilizie che affliggono l’immobile non ostano alla commerciabilità del bene stesso

Con sentenza n. 8230 del 22 marzo 2019, le Sezioni unite civili della Corte di Cassazione hanno inteso risolvere il contrasto giurisprudenziale riguardante l'interpretazione della sanzione di nullità, prevista dalla L. n. 47/1985, artt. 17 e 40, e dal D.P.R. n. 380/2001, art. 46, e riferita agli atti tra vivi ad effetti reali, aventi ad oggetto beni immobili parzialmente difformi rispetto al titolo abilitativo.

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La nullità del marchio non è rilevabile d’ufficio

In ragione della presunzione semplice di validità dell’avvenuta registrazione del marchio in presenza dei requisiti previsti dalla legge, il giudice non può rilevarne d’ufficio la nullità, conservando peraltro, nei casi previsti dall’art. 122, comma 1, cod. propr. ind., la facoltà di sollecitare il pubblico ministero per le sue autonome determinazioni in ordine all’esercizio dell’azione”.

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Il convenuto che nel costituirsi svolge difese di merito sana i vizi della citazione viziata da nullità

La Corte di Cassazione, sez. III, con sentenza n. 10400 del 27/4/2017, uniformandosi all’orientamento seguito con la sentenza n. 21910 del 16/10/2014, si è pronunciata stabilendo che “se il convenuto, costituendosi, oltre ad eccepire la nullità della citazione per violazione del termine di comparizione e a chiedere la fissazione di altra udienza nel rispetto del termine ai sensi dell'art. 164 c.p.c., comma 3, svolge anche le sue difese, non sussiste il presupposto per l'applicazione, appunto, dell'art. 164 c.p.c., comma 3, dal momento che la seconda udienza si trova ad essere priva di scopo”.

Non sussiste infatti pregiudizio difensivo in danno del convenuto per la violazione del termine a comparire; consentire al convenuto di costituirsi e svolgere l'eccezione e nel contempo le sue difese significherebbe rimettere a lui lo spostamento dell'udienza, col mero effetto di rallentamento e aggravamento della sequenza processuale.

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Mano del testatore guidata da un terzo: testamento nullo

Secondo la Corte di Cassazione è nullo il testamento olografo redatto da mano del testatore guidata da un terzo per difetto del requisito essenziale dell’autografia. Nel caso affrontato, il testamento era stato redatto con l’aiuto di un amico di vecchia data che, presa la mano del de cuius affetta da grave tremolio, l’aveva materialmente guidata, essendo il testatore incapace di scrivere da solo. Le sorelle del de cuius impugnavano, quindi, il testamento con cui il fratello aveva lasciato alla moglie importanti proprietà immobiliari. Secondo l’orientamento giurisprudenziale maggioritario, condiviso dalla Corte con la sentenza n. 5505 depositata il 6.3.2017: “deve ritenersi che , in presenza di aiuto e di guida della mano del testatore da parte di una terza persona, per la redazione di un testamento olografo, tale intervento del terzo, di per sé, escluda il requisito dell’autografia di tale testamento, indispensabile per la validità del testamento olografo, a nulla rilevando l’eventuale corrispondenza del contenuto della scheda alla volontà del testatore».

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Nulli gli aumenti “a scaletta” del canone di locazione commerciale

In tema di locazione commerciale, la Corte di Cassazione ha ribadito la nullità di accordi - molto frequenti nella prassi – che prevedono un aumento graduale del canone di locazione, in quanto elusivi del divieto posto dall’art. 79 della Legge sulle locazioni n. 392/1978. La Corte ha evidenziato che, per escludere l'intento elusivo del divieto di veri e propri aumenti del canone, occorre che vi siano elementi obiettivi e predeterminati da cui emerga che la previsione di un canone crescente nell'arco del rapporto sia finalizzato a mantenere integra l'originario sinallagma ovvero che diano contezza di una iniziale riduzione del canone. Resta da chiarire se tale divieto sia derogabile ai sensi della recente normativa sulle c.d. “grandi locazioni” introdotta con il decreto “Sblocca Italia” del 2014.

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