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Il padre può tenere la figlia ‘quando vuole’: provvedimento vuoto e troppo generico

In sede di giudizio di separazione, il Presidente del Tribunale di Roma aveva riconosciuto al padre il diritto di fare visita ‘quando vuole’ alla figlia presso l’abitazione della madre. La prescrizione contenuta nel provvedimento era vaga e generica e aveva alimentato la conflittualità tra i coniugi: il padre della bambina, infatti, comunicava a proprio piacimento quando si sarebbe recato presso l’abitazione della madre, senza nessun preventivo accordo. Secondo la Corte di Cassazione, poiché il provvedimento del Presidente del Tribunale era ‘vuoto e generico’, la madre si era trovata di fronte all’irragionevole scelta di essere a disposizione dell’arbitrio del marito senza potersi mai allontanare da casa per il timore di sottrarsi alla richiesta incondizionata del padre di vedere la figlia o rendersi inadempiente rispetto al provvedimento del Giudice. Secondo la Suprema Corte, non può essere condivisa, e deve, quindi, essere annullata, la sentenza della Corte d’Appello che aveva ritenuto colpevole la madre del reato di mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del Giudice ai sensi dell’art. 388, II comma, c.p..

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No all’accordo dei coniugi se il calendario delle visite non rispetta l’interesse dei figli minori

Il Tribunale di Torino, con decreto del 29.5.2017, ha negato l’autorizzazione ad un accordo di separazione raggiunto tra coniugi all’esito di negoziazione assistita da avvocati. Alla base di tale decisione è stata l’omessa informativa da parte degli avvocati circa l’importanza per i minori di trascorrere tempi adeguati con ciascun genitore, contrariamente a quanto previsto dall’art. 6, comma III, del D.L. 132/2014. Secondo il Presidente del Tribunale, infatti, l’omessa informativa avrebbe condotto i coniugi a stabilire tempi di permanenza presso il padre, genitore non collocatario, molto limitati per i minori: sabato e domenica a settimane alterne e un solo pomeriggio durante la settimana, senza pernottamento. Tali accordi non sono stati ritenuti sufficientemente adeguati a garantire una continuità nella relazione tra i figli minori e il padre: il calendario delle visite stabilito dai genitori non può essere in contrasto con l’interesse dei figli e con il principio di bigenitorialità.

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Alienazione genitoriale: condanna della madre ex art. 96 c.p.c.

Secondo il Tribunale di Milano, l’alienazione genitoriale non integra una patologia clinicamente accertabile, bensì “un insieme di comportamenti posti in essere dal genitore non collocatario per emarginare e neutralizzare l’altra figura genitoriale”. Questo è quanto si è verificato nel caso di specie, ove una madre promuoveva ricorso contro il padre, evidenziando serie problematiche concernenti il particolare disinteresse del padre verso la figlia, con conseguenti reazioni negative della bambina. Dalla CTU emergeva, al contrario, che detta relazione era inficiata dal comportamento denigratorio tenuto dalla madre nei confronti del padre, causa di una pericolosa situazione di vulnerabilità nella bambina. Sulla base delle risultanze della CTU, il Tribunale ha ritenuto la madre responsabile delle condotte alienanti, sanzionandola per aver abusato del proprio diritto di azione e difesa, ritenendo tale condotta processualmente viziata da colpa grave e meritevole di condanna ai sensi dell’art. 96, comma III, c.p.c.

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I contatti via skype o via cellulare non sono idonei a surrogare le visite del genitore assente

Secondo la Suprema Corte, la distanza fisica tra la madre (trasferitasi in Thailandia) e il figlio minore (residente a Udine col padre) unita all’assenza della madre in Italia persino ai tre incontri minimi previsti dal consulente tecnico, sono ragioni idonee a disporre l’affidamento esclusivo del figlio al padre. La generale regola dell’affidamento condiviso, infatti, è derogabile ove la sua applicazione risulti pregiudizievole per l’interesse del minore: ciò è esattamente quanto si verifica nel caso di esercizio discontinuo del diritto di visita oppure laddove le modalità di comunicazione tra genitore e figlio non possano considerarsi idonee a sostituire le visite del genitore, come nel caso di chiamate via skype o via cellulare. La sentenza è occasione anche per ricordare il principio secondo il quale l’inosservanza dell’obbligo di fedeltà coniugale rappresenta una violazione particolarmente grave, tale da determinare l’intollerabilità della prosecuzione della convivenza e da giustificare l’addebito della separazione.

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In caso di rapporto simbiotico con la madre, il figlio viene collocato presso il padre

Anche se il minore, figlio di genitori separati, ha espresso il desiderio di stare con la madre, la Corte di Cassazione, con la sentenza 23324/2016, ha ritenuto corretto il suo collocamento prevalente presso il padre. Il rapporto “quasi simbiotico e di eccessiva dipendenza” dalla madre rischia di danneggiare l’equilibrato sviluppo del minore. Per tale ragione, è fondamentale il rafforzamento del rapporto con il padre e non è di ostacolo neppure il trasferimento del padre in altra città.

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Il rispetto del diritto di vista del padre: la pronuncia della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo

La Corte Europea si è pronunciata sul ricorso presentato da un padre al quale era stato impedito il corretto esercizio del diritto di vista del figlio. Secondo la Corte, i Giudici italiani non hanno dato prova della diligenza che il caso richiedeva, omettendo di adottare le misure adeguate per creare le condizioni necessarie alla piena realizzazione del diritto di visita. In particolare, “hanno tollerato per circa quattro anni che la madre, con il suo comportamento, impedisse l’instaurarsi di una vera relazione tra il ricorrente e suo figlio.” La condotta dei Giudici, secondo la Corte, viola l’art. 8 della CEDU, secondo il quale “ogni persona ha diritto al rispetto della propria vita privata e familiare”; sull’autorità pubblica grava un obbligo di non ingerenza nell’esercizio di tale diritto, ma anche un obbligo ‘positivo’ in relazione al rispetto effettivo della vita privata e familiare. Le autorità nazionali avrebbero dovuto adottare tutte le misure ragionevolmente necessarie per mantenere i legami tra il padre ricorrente e il figlio.

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