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Coronavirus e coppie in crisi: quando ci si potrà separare?

Il Consiglio Nazionale Forense, lo scorso 24.4.2020, ha comunicato ai Presidenti dei consigli dell’Ordine degli avvocati e delle Unioni regionali forensi le linee giuda per lo svolgimento dei procedimenti in materia di diritto di famiglia nella fase di emergenza Covid-19.

Nei prossimi mesi di maggio e giugno sarà ancora necessario evitare assembramenti e contatti ravvicinati tra le persone, ciò anche negli Uffici Giudiziari.

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La pensione di reversibilità viene divisa tra ex coniuge e coniuge superstite

La Corte di Cassazione ha recentemente emesso due ordinanze in tema di assegno di reversibilità.

La prima ordinanza, n. 5268 del 27.2.2020, nasce dal caso al vaglio della Corte d'appello di Lecce, che stabiliva nella misura del 35% la quota della pensione di reversibilità spettante alla ex moglie, in qualità di coniuge divorziata del defunto, attribuendo alla coniuge superstite la restante quota del 65%.

Con tale ordinanza, la Suprema Corte ha affermato che alla convivenza prematrimoniale è riconosciuto un autonomo rilievo nella determinazione delle quote di rispettiva pertinenza tra la moglie e l’ex moglie.

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Restituzione del prestito all’ex convivente se estraneo alle esigenze famigliari

Anche per i conviventi more uxorio, la legge stabilisce un obbligo di reciproca assistenza morale e materiale. Secondo l’art. 1, comma 36, della Legge 20.5.2016, n. 76 sulla ‘Regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e disciplina delle convivenze’ “si intendono per «conviventi di fatto» due persone maggiorenni unite stabilmente da legami affettivi di coppia e di reciproca assistenza morale e materiale, non vincolate da rapporti di parentela, affinità o adozione, da matrimonio o da un'unione civile”.

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Alienazione genitoriale: condanna della madre ex art. 96 c.p.c.

Secondo il Tribunale di Milano, l’alienazione genitoriale non integra una patologia clinicamente accertabile, bensì “un insieme di comportamenti posti in essere dal genitore non collocatario per emarginare e neutralizzare l’altra figura genitoriale”. Questo è quanto si è verificato nel caso di specie, ove una madre promuoveva ricorso contro il padre, evidenziando serie problematiche concernenti il particolare disinteresse del padre verso la figlia, con conseguenti reazioni negative della bambina. Dalla CTU emergeva, al contrario, che detta relazione era inficiata dal comportamento denigratorio tenuto dalla madre nei confronti del padre, causa di una pericolosa situazione di vulnerabilità nella bambina. Sulla base delle risultanze della CTU, il Tribunale ha ritenuto la madre responsabile delle condotte alienanti, sanzionandola per aver abusato del proprio diritto di azione e difesa, ritenendo tale condotta processualmente viziata da colpa grave e meritevole di condanna ai sensi dell’art. 96, comma III, c.p.c.

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Condannata penalmente la madre che porta il figlio all’estero senza il consenso del padre naturale

In caso di crisi della coppia genitoriale non coniugata, la cessazione della convivenza tra genitori naturali non conduce alla cessazione dell’esercizio della responsabilità genitoriale, che resta in capo ad entrambi i genitori. Secondo la Corte di Cassazione ne consegue che, qualora la madre sottragga il figlio minorenne al padre, come accaduto nel caso di specie, per condurlo in Ucraina nonostante l’opposizione del padre del minore, si configuri in capo alla madre il reato di “sottrazione e trattenimento di minore all’estero”, a nulla rilevando il fatto che il padre avesse firmato il consenso all’inserimento del figlio minore nel passaporto della madre. Secondo l’art. 574 bis c.p., infatti, “Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque sottrae un minore al genitore esercente la responsabilità genitoriale o al tutore, conducendolo o trattenendolo all'estero contro la volontà del medesimo genitore o tutore, impedendo in tutto o in parte allo stesso l'esercizio della responsabilità genitoriale, è punito con la reclusione da uno a quattro anni.”

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Le spese della madre per una nuova abitazione vanno considerate nella determinazione del contributo al mantenimento

Se la madre, che ha lasciato la casa familiare, sostiene spese di affitto per una nuova abitazione, il giudice deve tenerne conto nello stabilire l’ammontare del contributo al mantenimento per il figlio minore a carico del padre. Questo è quanto chiarito dalla Corte di Cassazione con la sentenza n. 24821, pubblicata il 5 dicembre 2016. La doglianza del padre ricorrente, secondo il quale il contributo al mantenimento del minore non può essere integrato con una quota delle spese che la madre deve sostenere per la propria abitazione, non ha trovato accoglimento. Secondo la Corte, il debito gravante sulla madre va tenuto nella debita considerazione in conformità a quanto previsto dall’art. 337 ter, comma IV, c.c.: ciascun genitore deve provvedere al mantenimento dei figli in misura proporzionale al proprio reddito, tenuto conto, tra l’altro, delle risorse economiche di entrambi i genitori.

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