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Diffusione di programmi TV all’interno di un centro di riabilitazione: sono dovuti i compensi per i diritti d’autore

Ritorna a pronunciarsi sulla nozione di “comunicazione al pubblico” la Corte di Giustizia UE, questa volta con riferimento alla trasmissione di programmi TV in un centro di riabilitazione. L’esigenza di un’interpretazione uniforme era stata avvertita dalla Corte d’appello tedesca, che aveva operato il rinvio pregiudiziale, soprattutto alla luce di una recente sentenza della stessa Corte relativa però ad uno studio odontoiatrico, in cui l’obbligo di pagare i diritti d’autore era stato escluso perché si era in presenza di pochi pazienti che godevano dei programmi televisivi loro proposti indipendentemente dalla loro volontà. A parere della Corte, invece, il centro di riabilitazione sarebbe tenuto a detto pagamento perché la trasmissione dei programmi TV costituirebbe un servizio aggiuntivo per i pazienti in cura o in attesa con un impatto positivo sulla reputazione e sull’attrattiva del centro, conferendogli quindi un vantaggio concorrenziale.

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Copyright: inammissibile la questione di illegittimità costituzionale del regolamento AGCOM

Con sentenza n. 247 del 2015, la Corte Costituzionale ha dichiarato l’inammissibilità delle questioni di legittimità costituzionale sollevate dal TAR del Lazio in merito al Regolamento per la tutela del diritto d’autore sulle reti di comunicazione elettronica, approvato dall’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni e in vigore dal 31 marzo 2014. Come noto, si tratta del regolamento che attribuisce alla stessa Autorità determinati poteri di vigilanza e inibitoria, comprendenti la possibilità di ordinare la rimozione dei contenuti o, nei casi più gravi, l'oscuramento di un sito, all'esito di un procedimento scandito da tempi strettissimi.

La pronuncia di inammissibilità della Corte tuttavia si ferma ad aspetti relativi alle argomentazioni del ricorso e non entra nel merito della costituzionalità o meno del regolamento. Anzi, si legge tra le righe che l’argomento potrebbe essere ripreso e valutato se meglio espresso. Non sono quindi escluse ulteriori puntate.

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La semplice consegna di programmi radiotelevisivi a emittenti che poi li diffondono secondo la Corte di Giustizia non è atto di comunicazione al pubblico

La Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha esaminato la nozione di atto di comunicazione al pubblico per stabilire se un soggetto che consegni programmi mediante tecnica di “immissione diretta”, utilizzando cioè una linea privata punto a punto che non rende possibile la visione del programma al pubblico generico, sia obbligato al versamento di un equo compenso agli autori in relazione a detti programmi. La decisione, adottata con sentenza del 19 novembre 2015 (causa C 325/14) stabilisce che non effettua comunicazione al pubblico chi, anche se emittente televisiva, utilizza tale tecnica di “immissione diretta” unicamente per consegnare tali programmi ai propri clienti che li distribuiranno poi agli abbonati (via satellite, via cavo o linea xDSL) e sui quali graverà l’obbligo di corrispondere l’equo compenso agli autori.

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