Call Us +39 011 55.84.111

L’ Avv. Luca Egitto relatore al seminario della Camera di Commercio di Torino sul tema dei “Diritti IP e nuove strategie trasversali in Europa”

  • 16 October 2017 |
  • Published in News

L’Avv. Luca Egitto parteciperà, in veste di relatore, al seminario organizzato dalla Camera di Commercio di Torino sul tema dei “Diritti IP e nuove strategie trasversali in Europa”. Il seminario si terrà presso il Centro Congressi Torino Incontra - Sala Einaudi della Camera di Commercio di Torino, in Via Carlo Alberto 16 a Torino, Lunedì 30 ottobre 2017 dalle 09.30 alle 13.00. La partecipazione al seminario è gratuita, fino ad esaurimento dei posti e previa iscrizione, entro e non oltre il 20 ottobre 2017, sulla pagina  www.to.camcom.it/diritti-ip-e-nuove-strategie-trasversali

Per iscriversi agli eventi occorre essere registrati al sito, compilando il modulo sulla pagina www.to.camcom.it/user/register

Iscrizioni e prenotazioni degli appuntamenti con gli esperti andranno effettuate sul sito camerale alla pagina www.to.camcom.it/diritti-ip-b2b  entro e non oltre il 20 ottobre 2017.

 

Read more...

2016 AdLaw International Annual Conference “MARKETING LAW IN SOCIAL MEDIA”

Lo scorso 21 ottobre si è svolta a Praga la conferenza annuale del network AdLaw International, l’associazione internazionale che riunisce i principali studi legali attivi, in tutto il mondo, nei settori della pubblicità e della comunicazione d’impresa, di cui R&P Legal è membro italiano.
Il tema della conferenza di quest’anno verteva sui complessi aspetti giuridici legati al marketing ed alla pubblicità in Rete e, più nello specifico, sui social network ed è stata ospitata dal Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Praga, ospitando giuristi, studenti e operatori del mercato pubblicitario della Repubblica Ceca.
I relatori hanno fornito una panoramica normativa e giurisprudenziale dell’uso delle fotografie e dei ritratti di personaggi famosi a scopo pubblicitario, delle conseguenze in caso di un loro uso non autorizzato, nonché degli strumenti contrattuali ed extracontrattuali utilizzabili per regolarne al meglio l’uso.
L’incontro è stato aperto da Karla Chlumská, in rappresentanza del Paese ospitante, che ha affrontato il tema dei profili falsi sui social media e del loro uso a fini pubblicitari, sottolineando il peso crescente di questa problematica in parallelo all’uso sempre più massiccio dei social network. Il successivo intervento di Joep Meddens – avvocato olandese - ha permesso un interessante paragone tra la legislazione ceca e quella dei Paesi Bassi, e dell’applicazione che ne viene fatta quotidianamente dalle Corti locali.
Un argomento trasversale, toccato da quasi tutti i relatori del convegno, è stato quello dell’accostamento dell’immagine di una celebrità al nome di un’impresa, che rende necessario chiarire in maniera netta quando l’endorsement sia palese e autorizzato e quando, invece, si tratti di un’attività portata avanti senza il consenso espresso del soggetto ritratto. I casi sempre più frequenti si riferiscono alla possibilità che imprese o privati, sfruttando l’enorme mole di fotografie reperibili sul Web, si approprino dell’immagine di una persona famosa per promuovere un prodotto o un sito Internet, ottenendo un illecito vantaggio dalla notorietà altrui.
Sul punto, l’avvocato Brenda L. Pritchard ha sottolineato l’importanza, per i c.d. influencer, di dichiarare esplicitamente le eventuali finalità pubblicitarie dei propri post, e ciò non solo per creare un ambiente digitale nel quale già a colpo d’occhio si capisca cosa è legittimo e cosa invece non lo è, ma soprattutto per tutelare gli utenti permettendone una navigazione sicura e consapevole.
Per lo studio R&P Legal hanno preso la parola gli avvocati Luca Egitto e Chiara Agostini, con il primo ad introdurre i caratteri dei diritti della personalità nell’ordinamento italiano, per poi concentrarsi sul loro uso non autorizzato nell’ambito dei social network. Tra i casi più comuni, ha evidenziato la creazione di profili falsi riferibili a personaggi noti e l’uso illecito di opere dell’ingegno tutelate dal diritto d’autore al fine di generare traffico da indirizzare, quindi, su siti Internet per trarne un guadagno economico mediante pubblicità e vendita di prodotti contraffatti.
Chiara Agostini ha proseguito la presentazione in rappresentanza dello Studio trattando il tema del diritto d’autore in fotografia prima sotto il profilo più generale della legge italiana, poi approfondendo l’applicazione della normativa interna al mondo del digitale, in due direzioni: da un lato l’acquisto dei diritti di utilizzazione economica di un’immagine tramite database online, dall’altro l’uso delle immagini sui siti Internet ed i conseguenti profili di responsabilità di chi gestisce tali portali. In quest’ottica, ha sottolineato la fondamentale la differenza tra content provider, nei confronti del quale si applicano estensivamente le norme in tema di stampa, e service provider, che non ha alcun obbligo preventivo di monitorare le informazioni trasmesse attraverso il proprio sito ma che può sempre essere ritenuto responsabile, secondo una chiara corrente giurisprudenziale, in caso gli venga riconosciuto un ruolo attivo nella condotta illecita.
Il profilo del copyright è stato, poi, approfondito da Charles Swan che tramite un approccio casistico, tipico della cultura giuridica dei sistemi di Common Law, ha coinvolto il pubblico nell'esame e nella valutazione di alcuni casi pratici.
L’argomento è stato ripreso anche da Olivia Santantonio, relatrice per il Belgio, che ha evidenziato il difficile bilanciamento tra il diritto d’autore ed i diritti della personalità, da un lato, ed il diritto all’informazione e alla libertà d’espressione, dall’altro. La tutela dei primi non è infatti assoluta, e può subire deroghe in ragione di aspetti quali, ad esempio, la parodia o la comicità nei confronti di personaggi noti: se l’autorizzazione del soggetto dell’immagine utilizzata a fini pubblicitari è generalmente necessaria, in certi casi – sui quali è comunque richiesta una deroga esplicita o un solido orientamento giurisprudenziale – è consentito soprassedere.
L’occasione dell’evento ha confermato ancora una volta l’importanza del network Adlaw International, che grazie al calibro dei relatori ed alla qualità dei loro interventi ha consentito un costruttivo confronto professionale tra i massimi esperti della materia.  La prossima conferenza di ADLaw International si svolgerà in Canada nel settembre del 2017.

Read more...

Illeciti online e giurisdizione: la CGE conferma il suo orientamento.

 

La CGE riafferma il criterio dell’accessibilità per accertare la giurisdizione in materia di illeciti commessi via internet e si pronuncia sul risarcimento del danno.

 

SENTENZA DELLA CORTE (Quarta Sezione), 22 gennaio 2015, Nella causa C-441/13 - Regolamento (CE) n. 44/2001 – Articolo 5, punto 3 – Competenze speciali in materia di illeciti civili dolosi o colposi – Diritti d’autore – Contenuto dematerializzato – Messa in rete – Criteri per la determinazione del luogo dell’evento dannoso.

La CGE torna sul tema delle violazioni commesse via internet, in particolare delle violazioni del diritto d’autore, per riaffermare l’orientamento espresso nella sentenza nella causa C‑170/12 (commentata da Repmag qui, precisando al contempo alcuni importanti principi in materia di risarcimento del danno. Come nel caso C-170/12 (Peter Pinckney contro KDG Mediatech AG), anche qui la violazione del diritto di autore si consuma (o meglio origina) in una giurisdizione diversa da quella del titolare del diritto d’autore e si propaga attraverso la rete. In questo caso, sorto tra un architetto austriaco (la signora Hejduk) e un azienda tedesca (EnergieAgentur.NRW GmbH), le fotografie della professionista austriaca erano state utilizzate in un primo momento, e con il consenso dell’autrice, in Austria, da un collega della signora Hejduk, e successivamente, questa volta senza il consenso dell’autrice, dalla società convenuta (tedesca), che aveva pubblicato le fotografie dell’architetto austriaco sul proprio sito web e rendendole dunque accessibili a chiunque. Il Tribunale di Vienna ha sollevato l’eccezione preliminare nei confronti della CGE, relativamente al criterio determinante la giurisdizione, poiché dinanzi al foro scelto dall’attrice la società convenuta ha eccepito che non poteva considerarsi competente il tribunale di Vienna visto che la stessa società ha sede in Germania e ha pubblicato le foto da un sito con dominio con country code .de.

Il tribunale viennese ha pertanto chiesto alla CGE “se l’art. 5 (3) del Reg. CE 44/2001 sulla competenza, sul riconoscimento ed esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale debba essere interpretato nel senso che in una controversia concernente la violazione dei diritti connessi al diritto d’autore, commessa rendendo accessibile una fotografia su un sito Internet, gestito mediante un dominio di primo livello di uno Stato membro diverso da quello nel quale il titolare del diritto è domiciliato, competenti sono solo i giudici (i) dello Stato membro nel quale l’autore presunto della violazione ha la propria sede; nonché (ii) dello/gli Stato/i membro/i al/ai quale/i il sito Internet è destinato in base al suo contenuto”. Lo scorso settembre l’Avv. Cruz Villalon, nel suo parere sulla questione riferita alla CGE, aveva suggerito alla Corte stessa di adottare un nuovo e diverso criterio d’interpretazione del Reg. 44/2001, alla luce del c.d. “danno delocalizzato”, la cui individuazione mediante i consueti canoni territoriali non sarebbe più possibile, soprattutto nel caso in cui non vi sono atti di vendita del bene protetto ma semplici atti di messa a disposizione del pubblico (come appunto il caso della signora Hejduk). L’Avvocato Generale ha quindi consigliato di discostarsi dalla sentenza C-170/12 (Pinckney), sostenendo che, in caso di danno delocalizzato in virtù del tipo di opera o del mezzo impiegato per la sua comunicazione, non si possa applicare il criterio del luogo della concretizzazione del danno previsto dall’articolo 5, punto 3, del regolamento n. 44/2001. In tali ipotesi, ha sostenuto l’AG, la suddetta norma giustifica solo la competenza giurisdizionale dei giudici del luogo in cui si è verificato l’evento causale. La CGE ha però deciso di discostarsi dal parere dell’AG, in particolare dal criterio dell’evento causale, e di confermare l’orientamento espresso nel caso Pinckney (Causa 170/12), ossia il criterio dell’accessibilità e le connesse limitazioni in merito al risarcimento del danno. La CGE, infatti, ricordando l’orientamento nella sentenza Wintersteiger (Causa 523/10), ha ribadito che nei casi di violazione di diritti d’autore e di diritti connessi al diritto d’autore mediante la messa in rete su un determinato sito Internet di fotografie senza il consenso del loro autore, quale evento causale deve considerarsi l’avviamento del processo tecnico finalizzato alla visualizzazione delle fotografie sul suddetto sito Internet, concludendo quindi che il fatto generatore della violazione dei diritti d’autore va individuato nella condotta del proprietario di tale sito. Così argomentando, la Corte ha concluso che nel caso in esame gli atti suscettibili di configurare la suddetta violazione possono essere localizzati unicamente nel luogo in cui si trova la sede della società convenuta, dove la stessa ha preso ed attuato la decisione di mettere in rete delle fotografie sul proprio sito Internet: poiché tale sede non è situata nello Stato membro al quale appartiene il giudice del rinvio, deve essere esclusa la competenza dello stesso. La CGE ha verificato inoltre se il giudice viennese potesse ritenersi competente in base al criterio della concretizzazione del danno asserito, in virtù del quale - ai fini dell’articolo 5, punto 3, del regolamento n. 44/2001 - il danno causato da un’asserita violazione dei diritti di un autore si concretizza o può concretizzarsi in uno Stato membro diverso da quello in cui il convenuto ha preso ed ha attuato la decisione di mettere in rete delle fotografie su un determinato sito Internet. In tale ottica – coerentemente con la causa Pinckney (Causa 170/12) - la Corte ha in primo luogo escluso rilevanza al fatto che il sito fosse sotto un dominio .de (Deutscheland), poiché al fine di stabilire la competenza giurisdizionale ex art. 5, punto 3, del regolamento n. 44/2001, “è privo di rilevanza il fatto che il sito Internet di cui trattasi nel procedimento principale non sia destinato allo Stato membro del giudice adito” (Austria in questo caso). La CGE ha quindi riaffermato il criterio dell’accessibilità, confermando quindi che “la concretizzazione del danno e/o il rischio di tale concretizzazione derivino dall’accessibilità, nello Stato membro del giudice adito, per mezzo del sito Internet della EnergieAgentur, delle fotografie cui si ricollegano i diritti fatti valere dalla sig.ra Hejduk”. La Corte, tuttavia, ha chiarito che poiché la tutela dei diritti d’autore e dei diritti connessi al diritto d’autore accordata dallo Stato membro del giudice adito vale soltanto per il territorio del citato Stato membro, il giudice adito in base al criterio della concretizzazione del danno asserito “è esclusivamente competente a conoscere del solo danno cagionato nel territorio di tale Stato membro” (anche in questo senso, quindi, è stato ribadito l’orientamento espresso nella sentenza Pinckney).

Read more...

Copyright in Europa: la parola agli user

 

La Commissione Europea ha recentemente pubblicato il Report sulla Consultazione Pubblica, aperta dal 5 dicembre 2013 al 5 marzo 2014, al fine di rivedere il quadro legislativo dell’Unione Europa che disciplina il copyright e di risolvere i problemi che l’attuale normativa pone al libero flusso delle informazioni e all'accesso alla conoscenza su Internet.

Dopo il Progetto “Licenses for Europe”, la Commissione Europea ha lanciato quest’iniziativa per valutare l'opportunità di proporre nuove leggi sul copyright che sostituiscano l’attuale normativa, spesso accusata di limitare eccessivamente la condivisione di cultura e informazioni, nella sua frammentarietà e scarsa trasparenza, causata dalle numerose differenze nazionali tra Stati Membri.

L’iniziale perplessità di alcune associazioni di consumatori e gruppi di utenti circa l’effettiva fruibilità della Consultazione, composta da 80 quesiti, dal contenuto tecnico e inizialmente disponibili in sola lingua inglese, è stata smentita dall’incredibile afflusso generato, con 9,500 risposte e un totale di 11,000 messaggi, comprensivi di domande, commenti e suggerimenti. La maggioranza delle risposte (58,7%) è giunta da utenti e consumatori, seguiti da autori/performers (24,8%), editori, produttori ed emittenti tv (8,6%), utenti istituzionali (3,2%), altro (2,1%), intermediari, distributori e altri fornitori di servizi (1,2%), Organizzazioni di Gestione Collettiva (1,1%), Stati Membri (0,2%) ed autorità pubbliche (0,1%).

Tale risultato, certamente influenzato dalle numerose iniziative di pubblicizzazione, traduzione e guida alla compilazione del testo, ad opera di associazioni come Fix Copyright!, Creators for Europe and Copywrongs.eu,  tra cui spicca l’apporto della giovane europarlamentare Amelia Andersdotter, esponente del partito pirata (https://ameliaandersdotter.eu/consultazione-pubblica-sul-copyright-guida), è indice dell’innegabile importanza sociale che hanno ormai assunto il web e l’aspettativa di libera fruizione di informazioni sulla rete.

La posizione di utenti e consumatori è degna di essere considerata e brevemente esposta, specialmente poiché da essa rileva la sostanziale inefficienza dell’attuale quadro normativo a regolare un ambito che negli anni ha subito un notevole sviluppo, basti pensare che le leggi EU sul copyright risalgono a periodi antecedenti a Facebook e Youtube.

Innanzitutto, gli utenti lamentano numerose problematiche causate dalle restrizioni all’accesso di siti legate alla localizzazione geografica del proprio indirizzo IP, che si tratti di video su YouTube il cui contenuto sia protetto da copyright e la fruizione arbitrariamente circoscritta ad alcuni paesi, di servizi di video on-demand come Netflix o Hulu non disponibili al di fuori degli Stati Uniti e più in generale di limitazioni all’accesso a contenuto del proprio paese d’origine (anche a pagamento) quando un cittadino tenti di accedervi da un altro stato membro (così come la Rai non disponibile in streaming dall’estero, neanche pagandone il relativo canone).

Inoltre, alcuni consumatori sottolineano come l’automatico reindirizzamento alla versione nazionale di un sito a cui si sta accedendo tramite un altro URL, risulti in un’ingiustificata limitazione alla libertà di scelta ed alla conseguente imposizione, spesso discriminatoria, di prezzi e condizioni legati ad un determinato paese.

Anche la disponibilità degli e-book su Amazon è geografica: alcuni libri sono disponibili su Amazon Italia unicamente nella loro traduzione italiana. Naturalmente esistono delle tecniche per aggirare il problema, come l’utilizzo di server proxy che permettono una navigazione anonima su internet, o affittare un IP che finga di essere negli USA per guardare le serie TV sul sito HBO ad esempio, ma le motivazioni a monte di queste restrizioni, giudicate arbitrarie e controproducenti, appaiono agli utenti del tutto ingiustificate.

I consumatori, facendo anche riferimento al Wittem Project (http://www.copyrightcode.eu/), auspicano ad un’armonizzazione della normativa, capace di eliminare ogni restrizione territoriale e di garantire l’accesso a qualsiasi contenuto online, indifferentemente dalla localizzazione geografica e dalle licenze concesse su base nazionale.

Nella Consultazione sono poi affrontati i diritti di riproduzione delle trasmissioni digitali, con specifico riferimento al principio del making available e ai criteri da utilizzare nella sua valutazione. Anche in questo caso la posizione degli utenti, per quanto varia, può sintetizzarsi in una generale aspirazione all’armonizzazione e alla semplificazione legislativa. Il concetto stesso di making avalaible, previsto all’articolo 8 del Trattato Copyright WIPO, rubricato “Right of communication to the public”, appare oscuro ed indefinito ai più, e viene additato come eccessiva estensione dell’ambito applicativo del copyright. Ai sensi di tale dottrina, viene infatti addebitata la violazione dei diritti di distribuzione anche a coloro che carichino online un contenuto in una cartella di filesharing e che lo rendano così disponibile e scaricabile agli utenti di un network peer-to-peer. Questa impostazione è risultata non è condivisa dalla maggior parte degli utenti che hanno risposto alla consultazione.

Nell’ambito della Consultazione è stato anche affrontato il tema dell’autorizzazione del titolare del diritto d’autore sia per il linking (collegamenti cliccabili “ipertestuali”) che il browsing di contenuti protetti dal diritto d’autore.

La recente sentenza della Corte di Giustizia Europea sul Caso Svensson (C-446/12) pronunciata pochi giorni prima del termine della Consultazione, è stata recepita dagli utenti che ne hanno sottolineato alcune lacune interpretative. Non è infatti chiaro se la persona che “linka” un contenuto su internet sia tenuta a verificarne la legittima disponibilità da parte della pagina internet o meno. Tale responsabilità causerebbe una notevole incertezza giuridica in capo agli utenti e al fine di fugare ogni dubbio non resta che attendere le pronunce di casi simili pendenti di fronte alla Corte Europea come il Caso C More Entertaining (C-279/13) ed il Caso Bestwater (C-348/13).

Quanto al browsing, da parte degli utenti vi è il medesimo approccio permissivo, poiché tale azione viene vista alla stregua di una semplice lettura, che non avrebbe senso limitare in virtù del diritto d’autore.

Confrontando a tal riguardo l’opinione dei consumatori con quella di autori, produttori e distributori, che vorrebbero mantenere un controllo molto forte sui contenuti a discapito dell’immediatezza e gratuità che caratterizza internet, emerge la necessità di ritracciare i confini del concetto di riproduzione e filesharing alla luce della mutata dimensione digitale e della continua evoluzione tecnologica e del mercato.

Infine, un ulteriore tema affrontato con grande interesse da utenti e consumator è quello del download e della libera disposizione del proprio contenuto digitale, in cui emerge la frustrazione degli utenti legata alla disparità di trattamento ravvisabile tra il supporto fisico e quello digitale. Spesso il prezzo non cambia in base al tipo di supporto, eppure l’uso concreto del prodotto digitale (e-book, file videogame o audio) risulta fortemente limitato: la sua circolazione è impossibile o particolarmente ardua, così come lo è la rivendita, poiché non esiste un vero e proprio mercato secondario di file digitali.

Dal Report sulla Consultazione Pubblica emergono chiaramente le distinte posizioni, spesso confliggenti, dei diversi portatori di interessi, eppure la vasta maggioranza degli utenti converge a favore dell’idea di una normativa copyright comune a tutti gli Stati Membri dell’Unione Europea; sarà interessante vedere come tutti questi input verranno recepiti dal Legislatore Comunitario.

 

Testo della Consultazione Pubblica

http://ec.europa.eu/internal_market/consultations/2013/copyright-rules/docs/consultation-document_en.pdf

Report sulla Consultazione Pubblica

http://ec.europa.eu/internal_market/consultations/2013/copyright-rules/docs/contributions/consultation-report_en.pdf

Progetto “Licenses for Europe”

http://ec.europa.eu/internal_market/copyright/licensing-europe/index_en.htm

Sentenza del 13 Febbraio 2014 della Corte di Giustizia Europea C-446/12, Case Svensson

http://curia.europa.eu/juris/document/document.jsf?text=&docid=147847&pageIndex=0&doclang=IT&mode=lst&dir=&occ=first&part=1&cid=95846

Read more...

CGE e responsabilità dei Provider Internet

Sentenza Della Corte Di Giustizia (Quarta Sezione) 27 marzo 2014 nella causa C‑314/12 - Direttiva 2001/29/CE – Sito Internet che mette opere cinematografiche a disposizione del pubblico senza il consenso dei titolari di un diritto connesso al diritto d’autore – Articolo 8, paragrafo 3 – Nozione di “intermediari i cui servizi siano utilizzati da terzi per violare un diritto d’autore o un diritto connesso” – Provvedimento nei confronti di un fornitore di accesso ad Internet che gli vieta di consentire ai suoi abbonati l’accesso a un sito Internet – Bilanciamento fra diritti fondamentali.

Questa sentenza della CGE è giunta con tempismo pressoché perfetto rispetto all’introduzione dell’ultra-rapida procedura AGCOM, innestandosi sul medesimo tema, ossia il blocco all’accesso dei contenuti online imposto ai provider e la compatibilità di tali provvedimento con la normativa comunitaria in materia di diritto d’autore e le fondamentali libertà d’impresa e informazione. 

Nel caso in esame, due società austriache titolari dei diritti di sfruttamento economico su opere audiovisive, Constantin Film Verleih GmbH e Wega Filmproduktionsgesellschaft GmbH, dopo avere appreso che diverse opere di loro proprietà potevano essere scaricate o visualizzate in streaming su un sito internet, hanno proposto azione in via d’urgenza dinanzi al giudice austriaco al fine di ottenere un’ordinanza con cui si ingiungesse all’UPC Telekabel, provider austriaco di accesso ad internet, di inibire l’accesso dei suoi abbonati al sito internet contestato. 

Il giudice di primo grado aveva accolto il ricorso, ingiungendo al provider di inibire l’accesso dei suoi abbonati al sito Internet contestato, mediante il blocco del DNS e dell’indirizzo IP attuale nonché di ogni altro indirizzo futuro di cui il provider fosse venuto a conoscenza. Avverso tale provvedimento il provider ha proposto appello, alla luce del quale la Corte d’Appello di Vienna ha modificato parzialmente l’ordinanza di primo grado, ritenendo che quest’ultima aveva erroneamente indicato le misure che l’UPC Telekabel doveva adottare per effettuare il blocco del sito Internet contestato. L’Oberlandesgericht di Vienna ha ritenuto in primo luogo che la propria legge nazionale debba essere interpretata alla luce dell’articolo 8, paragrafo 3, della direttiva 2001/29 e che, pertanto, UPC Telekabel doveva essere considerata un intermediario i cui servizi erano utilizzati per violare i diritti connessi di Constantin Film e Wega, che avevano quindi diritto di chiedere il provvedimento inibitorio nei confronti del provider. Tuttavia, il giudice d’appello viennese ha ritenuto che al provider potesse soltanto essere richiesto, nella forma di un obbligo di conseguire un risultato, di vietare ai suoi abbonati l’accesso al sito Internet contestato, lasciandolo libero quanto alla scelta delle misure da adottare.

Il provider UPC Telekabel ha proposto ricorso alla suprema corte austriaca escludendo che i propri servizi siano utilizzati per violare un diritto d’autore o un diritto connesso ai sensi dell’articolo 8, paragrafo 3, della direttiva 2001/29, non avendo alcun rapporto commerciale con i gestori del sito Internet contestato e asserendo che non fosse stato dimostrato che i suoi abbonati avessero agito in modo illecito. Infine, il provider ha allegato che le diverse misure di blocco da adottarsi erano tutte tecnicamente aggirabili e in alcuni casi eccessivamente onerose. 

La suprema corte ha quindi rimesso la questione alla CGE con quattro quesiti, di cui analizziamo solo il primo e il terzo (il secondo e il quarto quesito erano condizionati alla riposta negativa del primo e del terzo, condizione che non si è avverata, come vedremo di seguito): 

(a)Se l’articolo 8, paragrafo 3, della direttiva 2001/29 (...) debba essere interpretato nel senso che un soggetto il quale metta a disposizione del pubblico in Internet materiali protetti senza l’autorizzazione dei titolari dei diritti [ai sensi dell’articolo 3, paragrafo 2, della direttiva 2001/29] utilizza i servizi del fornitore di accesso [a Internet] dei soggetti che accedono a tali materiali.

(b)Se sia compatibile con il diritto dell’Unione, in particolare con la necessità di operare un bilanciamento fra i diritti fondamentali delle parti coinvolte, vietare a un fornitore di accesso [a Internet] in modo totalmente generale (dunque senza la prescrizione di misure concrete) di consentire ai suoi abbonati l’accesso a un determinato sito Internet fintanto che in quest’ultimo siano, esclusivamente o prevalentemente, resi accessibili contenuti senza l’autorizzazione del titolare dei diritti, qualora il fornitore di accesso [a Internet] possa evitare sanzioni per la violazione di tale divieto dimostrando di avere comunque adottato tutte le misure ragionevoli.

a) La CGE, ha analizzato il primo quesito precisando in promo luogo che, come indicato dal considerando 59 della direttiva 2001/29, i servizi degli intermediari sono sempre più utilizzati per violare il diritto d’autore o i diritti connessi e che quindi tali intermediari sono spesso i più idonei a porre fine a tali violazioni (UPC Telekabel ha contestato di poter essere qualificata come intermediario si sensi della suddetta direttiva). La Corte ha ricordato, nella sua analisi, che ai sensi dl considerando 59 della direttiva 2001/29 il termine «intermediario», utilizzato all’articolo 8, paragrafo 3, della direttiva, significa qualsiasi soggetto che consenta violazioni in rete da parte di un terzo contro opere o altri materiali protetti. Secondo la Corte, poiché il fornitore di accesso ad Internet è parte necessaria di ogni trasmissione in Internet di una violazione tra un suo abbonato e un terzo, deve concludersi che un fornitore di accesso ad Internet, quale UPC Telekabel, che consente ai suoi abbonati l’accesso a materiali protetti messi a disposizione del pubblico su Internet da un terzo, è un intermediario ai sensi dell’articolo 8, paragrafo 3, della direttiva 2001/29.

La Corte non ha condiviso la prospettazione secondo cui, per ottenere la pronuncia di un’ingiunzione nei confronti di un fornitore di accesso ad Internet, i titolari di un diritto devono dimostrare che sia effettivamente avvenuta una consultazione, sul sito Internet contestato, dei materiali protetti messi a disposizione del pubblico senza l’accordo del titolare dei diritti, poiché la direttiva 2001/29 dispone che le misure da questo previste abbiano l’obiettivo non solo di far cessare le violazioni ma anche di prevenirle. Di conseguenza, i titolari di un diritto d’autore o di un diritto connesso possono agire senza dover dimostrare che gli abbonati di un fornitore di accesso ad Internet consultino effettivamente i materiali protetti messi a disposizione del pubblico senza la loro autorizzazione: l’esistenza di un atto di messa a disposizione del pubblico di un’opera – infatti - presuppone unicamente che detta opera venga messa a disposizione del pubblico, non che il pubblico abbia avuto effettivamente accesso a tale opera.

Secondo la Corte, pertanto, l’articolo 8, paragrafo 3, della direttiva 2001/29 dev’essere interpretato nel senso che un soggetto che metta a disposizione del pubblico su un sito Internet materiali protetti senza l’accordo del titolare dei diritti, ai sensi dell’articolo 3, paragrafo 2, di tale direttiva, utilizza i servizi del fornitore di accesso ad Internet dei soggetti che consultano tali materiali, il quale deve essere considerato un intermediario ai sensi dell’articolo 8, paragrafo 3, della direttiva 2001/29.

b) Quanto al secondo quesito, la CGE ha ricordato che, ai sensi del considerando 59 della direttiva 2001/29, le modalità delle ingiunzioni che gli Stati membri devono prevedere ai sensi dell’articolo 8, paragrafo 3, della direttiva, rientrano nel diritto nazionale e che le norme nazionali devono rispettare i limiti derivanti dalla direttiva 2001/29 contemperando i diritti di volta in volta interessati. Il caso in esame coinvolge, in primo luogo, i diritti d’autore e i diritti connessi, in secondo luogo, la libertà d’impresa di cui godono gli operatori economici (quali i provider di accesso ad Internet) e, infine, la libertà d’informazione degli utenti di Internet. Ciò detto, le misure adottate dal destinatario di un’ingiunzione come quella oggetto di ricorso, devono essere sufficientemente efficaci per impedire o, almeno, di rendere difficilmente realizzabili le consultazioni non autorizzate dei materiali protetti. Sebbene le misure adottate in esecuzione di un’ingiunzione, possano non essere totalmente  idonee a condurre alla cessazione completa delle violazioni arrecate al diritto di proprietà intellettuale, esse non possono essere considerate incompatibili con l’esigenza di trovare un giusto bilanciamento, conformemente all’articolo 52, paragrafo 1, della Carta dei Diritti Fondamentali dell’UE, tra tutti i diritti fondamentali applicabili. Secondo la Corte, in conclusione, i diritti fondamentali riconosciuti dal diritto dell’Unione devono essere interpretati nel senso che non ostano a che sia vietato, con un’ingiunzione pronunciata da un giudice, a un fornitore di accesso ad Internet, ai suoi abbonati l’accesso ad un sito Internet che metta in rete materiali protetti senza il consenso dei titolari dei diritti, qualora tale ingiunzione non specifichi quali misure tale fornitore d’accesso deve adottare e quest’ultimo possa evitare sanzioni per la violazione di tale ingiunzione dimostrando di avere adottato tutte le misure ragionevoli, a condizione tuttavia che, da un lato, le misure adottate privino inutilmente gli utenti di Internet della possibilità di accedere in modo lecito alle informazioni disponibili e, dall’altro, che tali misure abbiano l’effetto di impedire o, almeno, di rendere difficilmente realizzabili le consultazioni non autorizzate dei materiali protetti e di scoraggiare seriamente gli utenti di Internet che ricorrono ai servizi del destinatario di questa stessa ingiunzione dal consultare tali materiali messi a loro disposizione in violazione del diritto di proprietà intellettuale, circostanza che spetta alle autorità e ai giudici nazionali verificare.

Luca Egitto 

Il link alla sentenza:

http://curia.europa.eu/juris/document/document.jsf;jsessionid=9ea7d2dc30d5276c53b0095449f89ae1efe19a78ac64.e34KaxiLc3qMb40Rch0SaxuNbhj0?text=&docid=149924&pageIndex=0&doclang=IT&mode=lst&dir=&occ=first&part=1&cid=174499 

Read more...

Diritto d'autore e diritti connessi: società dell’informazione

SENTENZA DELLA CORTE DI GIUSTIZIA DELL’UNIONE EUROPEA (Quarta Sezione) nella causa C466/12, 13 febbraio 2014 - Rinvio pregiudiziale – Ravvicinamento delle legislazioni – Diritto d’autore e diritti connessi – Direttiva 2001/29/CE – Società dell’informazione – Armonizzazione di taluni aspetti del diritto d’autore e dei diritti connessi – Articolo 3, paragrafo 1 – Comunicazione al pubblico – Nozione – Collegamenti Internet (hyperlink “collegamenti cliccabili”) tramite i quali si accede ad opere protette.

La Corte di Giustizia si pronuncia sugli hyperlinks e sulla loro rilevanza ai fini della tutela del diritto d’autore online, un tema di grande interesse ed attualità vista la crescente propensione di siti e utenti dei social network specializzati ad usare i propri profili come indicizzatori di notizie.

La questione deriva proprio dall’attività di indicizzazione di links diretti a testate giornalistiche online esercitata dalla società svedese Retriever Sverige, citata in giudizio dai redattori del giornale Göteborgs-Posten, pubblicato anche in versione online. Questi ultimi hanno lamentato infatti che l’utente del sito di Retriever Sverige che clicca su uno dei link offerti da quest’ultima non si accorge di essere ri-direzionato su un altro sito per accedere all’opera di proprio interesse e che pertanto l’indicizzazione dei link ai loro articoli costituirebbe illecito sfruttamento economico dei medesimi. La convenuta, dal canto suo, ha replicato sostenendo che tutti gli utenti hanno sempre saputo di essere trasferiti su altro sito dal momento in cui cliccavano sul link e che in ogni caso la mera indicazione del link non integra sfruttamento economico dell’articolo giornalistico.

La Corte d’Appello svedese, preliminarmente alla disamina dell’impugnazione da parte dei giornalisti delle sentenza di primo grado (che aveva respinto la loro domanda di accertamento della violazione del diritto d’autore e di risarcimento del danno), ha sottoposto alla CGE le seguenti questioni pregiudiziali:

«1)       Se il fatto che un soggetto diverso dal titolare del diritto d’autore su una determinata opera fornisca un collegamento cliccabile alla stessa sul proprio sito Internet si configuri come comunicazione al pubblico dell’opera ai sensi dell’articolo 3, paragrafo 1, della [direttiva 2001/29].

2)         Se sia rilevante, ai fini della soluzione della prima questione, il fatto che l’opera alla quale rimanda il collegamento si trovi su un sito Internet accessibile a chiunque senza limitazioni oppure che l’accesso sia in qualche modo limitato.

3)    Se, ai fini della soluzione della prima questione, si debba distinguere il caso in cui l’opera, dopo che l’utente abbia cliccato il collegamento, sia presentata su un altro sito Internet da quello in cui l’opera sia presentata con modalità tali da offrire al cliente l’impressione di restare nello stesso sito Internet.

4)         Se uno Stato membro possa stabilire una maggiore tutela del diritto esclusivo dell’autore includendo nella nozione di comunicazione al pubblico più forme di messa a disposizione di quante stabilite all’articolo 3, paragrafo 1, della direttiva 2001/29».

La CGE ha esaminato congiuntamente i primi tre quesiti, stante la loro evidente interconnessione, procedendo a qualificare l’atto di “comunicazione dell’opera” e di “pubblico” ai sensi dell’art. 3, par. 1 della Dir. 2001/29 al fine di determinare se la pubblicazione di links diretti a testate online potesse essere qualificata come comunicazione al pubblico delle opere residenti sui siti a cui puntano tali links.

Per la Corte, affinché vi sia “atto di comunicazione”, è sufficiente che l’opera sia messa a disposizione del pubblico in modo che coloro che compongono tale pubblico possano avervi accesso, senza che sia determinante che utilizzino o meno tale possibilità, concludendo che, in circostanze come quelle di cui al procedimento principale, il fatto di fornire collegamenti cliccabili verso opere tutelate deve essere qualificato come “messa a disposizione” e, di conseguenza, come “atto di comunicazione” ai sensi della Dir. 2001/29.

 

Tuttavia, la stessa CGE ha escluso che possa trattarsi di comunicazione “al pubblico” ai sensi della citata direttiva poiché ai sensi dell’articolo 3, paragrafo 1, della stessa occorre che una comunicazione, come quella di cui trattasi nel procedimento principale in Svezia, riguardante le stesse opere della comunicazione iniziale ed effettuata in Internet come la comunicazione iniziale (ossia quella del Göteborgs-Posten), “sia rivolta ad un pubblico nuovo, cioè ad un pubblico che i titolari del diritto d’autore non abbiano considerato, al momento in cui abbiano autorizzato la comunicazione iniziale al pubblico”.

Così ragionando la CGE ha escluso quindi che la messa a disposizione di opere tramite link (del tipo esaminato nel processo svedese) possa integrare “comunicazione al pubblico” ai sensi della Dir. 2001/29 poiché “qualora il complesso degli utilizzatori di un altro sito, ai quali siano state comunicate le opere di cui trattasi tramite un collegamento cliccabile, potesse direttamente accedere a tali opere sul sito sul quale siano state inizialmente comunicate, senza intervento del gestore dell’altro sito, gli utilizzatori del sito gestito da quest’ultimo devono essere considerati come potenziali destinatari della comunicazione iniziale e, quindi, ricompresi nel pubblico previsto dai titolari del diritto d’autore al momento in cui hanno autorizzato la comunicazione iniziale.”

Non sussistendo quindi “comunicazione al pubblico” ai sensi della Dir. 2001/29, l’autorizzazione degli autori del Göteborgs-Posten alla pubblicazione di links ai loro articoli non doveva essere richiesta da Retriever Sverige.

“Pertanto, occorre rispondere alle prime tre questioni proposte che l’articolo 3, paragrafo 1, della direttiva 2001/29 deve essere interpretato nel senso che non costituisce un atto di comunicazione al pubblico, ai sensi di tale disposizione, la messa a disposizione su un sito Internet di collegamenti cliccabili verso opere liberamente disponibili su un altro sito Internet.”

Quanto al quarto quesito, la CGE ha chiarito che, poiché “l’obiettivo della direttiva 2001/29 risulterebbe inevitabilmente compromesso se la nozione di comunicazione al pubblico fosse intesa come comprendente più forme di messa di disposizione di quante stabilite all’articolo 3, paragrafo 1, di tale direttiva” gli Stati membri dovrebbero evitare di utilizzare la facoltà attribuitagli dall’articolo 20 della Convenzione di Berna di riconoscere ai titolari di diritti d’autore diritti più ampi di quelli stabiliti dalla Convenzione stessa.

La Corte ha pertanto così concluso:

“Di conseguenza, occorre rispondere alla quarta questione dichiarando che l’articolo 3, paragrafo 1, della direttiva 2001/29 deve essere interpretato nel senso che osta a che uno Stato membro possa stabilire una maggiore tutela dei titolari del diritto d’autore, includendo nella nozione di comunicazione al pubblico più forme di messa a disposizione di quelle disposte da tale articolo.”

Qui il link alla sentenza della CGE:

http://curia.europa.eu/juris/document/document_print.jsf?doclang=IT&text=&pageIndex=0&part=1&mode=DOC&docid=147847&occ=first&dir=&cid=15890

Read more...

AGCOM: diritto d'autore e procedure ai sensi del D.lgs. 70/03

Con delibera n. 680/13/CONS del 12 dicembre 2013[1] l’AGCOM ha varato il regolamento in materia di tutela del diritto d’autore sulle reti di comunicazione elettronica e procedure attuative ai sensi del decreto legislativo 9 aprile 2003, n. 70 (“Regolamento”).

Dopo un confronto durissimo durato diversi mesi, durante i quali è stato invocato l’intervento del Parlamento, della Corte Costituzionale, della Corte di Giustizia e della Corte Europea dei Diritti Umani per evitare quello che gli oppositori dell’AGCOM hanno definito un “attacco alle libertà fondamentali dell’individuo” e dopo il riscontro positivo (seppur condizionato all’adozioni di una serie di correttivi) della Commissione Europea, lo schema di regolamento è diventato un regolamento vero e proprio.

Nel numero di settembre 2013 di RepMag abbiamo illustrato gli elementi fondamentali e maggiormente innovativi del Regolamento. A seguito della consultazione pubblica e delle osservazioni della Commissione Europea l’AGCOM ha apportato diverse modifiche al testo del Regolamento rispetto alla bozza iniziale della scorsa estate: di seguito illustriamo le modifiche maggiormente rilevanti rispetto allo schema di regolamento iniziale. Le prime novità si trovano già tra le definizioni previste dall’art. 1 del Regolamento. La definizione di cui al punto f), diventata semplicemente “prestatore di servizi” e non più “prestatore di servizi della società dell’informazione”, precisa ora che l’attività di quest’ultimo è quella di mere conduit e hosting di cui all’art. 14 e 16 del D.lgs. 70/2003.

La definizione di “gestore della pagina internet” (punto h)), ora esclude dal proprio ambito l’attività dei prestatori di servizi di cui agli artt. 14, 15 e 16 del D.lgs. 70/2003 e precisa che l’attività del gestore si svolge nell’ambito di un sito internet (e non più “sulla rete internet”). La stessa definizione ora precisa che i collegamenti ipertestuali sono “link o torrent” (e non più “tracker”).

La definizione di “opera digitale” (punto p)) include ora anche “i programmi applicativi e i sistemi operativi per elaboratore” mentre quella di cui al punto z) è ora finalmente “torrent” e non più, erroneamente, quella di “tracker” (questa sostituzione è avvenuta anche nella definizione di “rimozione selettiva”).

E’ stata inoltre integrata anche la definizione di uploader (definizione aa)) con l’aggiunta della precisazione sui collegamenti realizzati con link e torrent mentre quella di “downloader” è stata eliminata per far posto alla definizione di “dowloading” (punto bb). Sono state infine introdotte le definizioni di “streaming” (cc)), “procedure di notice and take down” (dd)) e di “server” (ee)), assenti nella prima bozza.

In conseguenza delle modifiche alle definizioni sopra evidenziate, il paragrafo 3 dell’art. 2 non si riferisce più ai “downloader” ma “agli utenti finali che fruiscono di opere digitali in modalità downloading o streaming”.

In ambito procedurale i cambiamenti sono diversi e sostanziali, a partire dalla modifica dell’art. 5, che ora non richiede più, quale condizione di procedibilità, l’avvenuto espletamento della procedura pre-contenziosa della richiesta di rimozione al gestore della pagina internet precedentemente prevista all’art. 6 della prima bozza del Regolamento. L’attuale art. 5 precisa solamente “ferme restando le eventuali procedure autoregolamentate di notice and take down”.

Il vuoto lasciato nell’art. 6 dall’eliminazione della precedente disciplina del tentativo di rimozione pre-contenzioso prevista nella prima bozza del Regolamento è stato colmato dalla disciplina relativa all’istanza all’AGCM, precedentemente prevista dall’art. 7 e ora introdotta, rinnovata, nell’art. 6.

Nella nuova formulazione del Regolamento è stata eliminata la possibilità per l’AGCOM di richiedere ai prestatori di servizi informazioni necessarie per risalire al gestore della pagina internet, precedentemente prevista al secondo comma dell’art. 8, e al contempo introdotta la facoltà, per la Direzione dell’AGCOM, di chiedere informazioni utili all’istruttoria ai sensi dell’art. 1, comma 30, L. 249/1997.

Il nuovo testo, inoltre, aumenta da tre a cinque giorni il termine concesso a prestatori di servizi, uploaders e gestori della pagina e del sito internet per sottoporre all’AGCOM controdeduzioni relative alla violazione contestata.

Completamente riformulato l’articolo relativo ai provvedimenti a tutela del diritto d’autore (oggi all’art. 8 del Regolamento), che ora prevede che i prestatori di servizi destinatari di una comunicazione di avvio di procedimento non solo pongano fine ma anche impediscano la violazione contestata. L’art. 8 precisa ora che, nel caso in cui il sito su cui sono rese disponibili opere digitali in violazione del diritto d’autore risieda su server italiano, l’organo collegiale dell’AGCOM possa ordinare ai fornitori di servizi di hosting di rimuovere le opere oggetto di contestazione oppure, in caso di violazioni “massive”, di disabilitare l’accesso alle suddette opere (art. 8 c. 3 del Regolamento). Nel caso di server ubicati all’estero, l’organo collegiale dell’AGCOM può ordinare ai providers che svolgono attività di mere conduit (cfr. art. 14 d.lgs. 70/2003) di disabilitare l’accesso al sito. Nella nuova formulazione del testo, inoltre, l’ordine di reindirizzamento da parte dell’AGCOM ai providers come conseguenza dei provvedimenti appena ricordati non è più facoltativo ma sistematico. Infine, il termine massimo per provvedere concesso dal Regolamento all’AGCOM è sceso ora da 45 a 35 giorni dalla ricezione dell’istanza (art. 8 c.6).

Nell’ambito del procedimento abbreviato (previsto per violazioni gravi e di carattere massivo, art. 9 del Regolamento) sono stati aumentati i termini per dare riscontro alle richieste dell’AGCOM (tre giorni nella nuova formulazione), per l’emissione dei provvedimenti dell’organo collegiale dell’Autorità (da 10 a 12 giorni) e per l’ottemperanza agli ordini di questa (da 1 a 2 giorni) e sono state meglio definite le ipotesi di reiterazione della violazione da valutarsi ai fini del procedimento.

Quanto alle disposizioni relative alla tutela del diritto d’autore sui servizi di media (artt. 10 e ss. Regolamento), il nuovo testo definisce con maggiore dettaglio le violazioni in relazione alla qualifica soggettiva di fornitore di servizi media “lineari” e “non lineari” (assente nella disciplina dell’istanza all’Autorità prevista dalla prima bozza del Regolamento) e accorcia da 10 a 7 giorni il termine entro il quale l’Autorità deve avviare i procedimenti per i quali non dispone l’archiviazione. Notevole l’abbreviazione dei termini per l’adozione dei provvedimenti, che scendono ora da 60 a 35 giorni.

Molte delle modifiche al testo del Regolamento derivano dai commenti della Commissione Europea che, letta la prima bozza, aveva espresso perplessità sull’estrema brevità dei termini di difesa e chiesto chiarimenti sulle definizioni di “opera digitale”, “uploader” e “gestore del sito” e sul perché non fosse “selettiva” anche la disabilitazione dell’accesso ai contenuti contestati (visto che la rimozione degli stessi è proprio “selettiva”). Tali osservazioni spiegano quindi buona parte delle modifiche al testo che ora pare avere strada spianata verso l’applicazione definitiva, salvo ricorsi al TAR dell’ultima ora, minacciati da più di un oppositore al Regolamento.

Read more...
Subscribe to this RSS feed

Turin
R&P Legal
Via Amedeo Avogadro, 26
10121, Torino - Italy
Milan
R&P Legal
Piazzale Luigi Cadorna, 4
20123, Milano - Italy
Rome
R&P Legal
Via Emilia, 86/90
00187, Roma - Italy
Busto Arsizio
R&P Legal
Via Goito, 14
21052, Busto Arsizio (VA) - Italy
Aosta
R&P Legal
Via Croce di Città, 44
11100, Aosta - Italy
Bergamo
R&P Legal
Viale Vittorio Emanuele II, 12
24121, Bergamo - Italy