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Il museo 4.0 è una realtà!

Vi chiedo di chiudere per un minuto gli occhi e sognare insieme a me. Immaginare un contesto che in un futuro quanto mai prossimo diventerà realtà. Un'autentica rivoluzione che trasformerà le modalità della didattica e della valorizzazione del nostro patrimonio artistico e culturale. Vi chiedo pertanto di giocare con me entrando in un Museo 4.0 dotato di tutte le nuove tecnologie studiate  per rendere più semplice, emozionante ed istruttiva la fruizione da parte dei visitatori del contenuto, nel nostro caso, di un museo virtuale qualsiasi. Sono reduce dalla visita al Blanton Museum of Art di Austin in Texas dove Koven Smith, uno dei responsabili del sito, mi ha illustrato e fatto constatare con gli occhi molte delle straordinarie opportunità che grazie allo sviluppo delle tecnologie digitali oggi ci possono permettere una visita al museo assolutamente diversa rispetto a quella che ciascuno di noi si porta dietro nel suo "zainetto" di esperienze maturate da studente o da appassionato.

Mi riferisco in particolare a dei tavoli interattivi che rendono possibile una visita a tutto il museo e in cui ciascuno di noi può, semplicemente pigiando con l'indice della propria mano un certo tasto, ingrandire le singole opere di interesse ricevendone informazioni dettagliate sull'artista, sul contesto storico in cui venne realizzata l’opera, sulle sue caratteristiche realizzative.

Un secondo esempio molto suggestivo è rappresentato dalla possibilità di utilizzare il visore denominato Oculus Rift che permette ai personaggi rappresentati in un quadro di "uscire" dall'opera d'arte e materializzarsi davanti al visitatore interloquendo con lui in una realtà virtuale allargata ed interattiva.

Per non parlare poi degli ormai famosi Google Glass che possono accompagnare il visitatore nel suo percorso museale arricchendone l’apprendimento con ricostruzioni virtuali e video emozionanti.

L’elenco delle sorprendenti novità tecnologiche potrebbe continuare a lungo: ci limitiamo ad alcuni degli esempi più significativi. Le cuffie immersive che permettono al visitatore di vedere le opere attraverso l’ascolto di musiche particolari adatte al contenuto storico e culturale di quanto esibito nella mostra. I video toten che, attraverso un monitor, narrano in prima persona la storia dei protagonisti delle opere raffigurate. I video game, ideati e realizzati per attirare e affascinare il pubblico giovanile, che permettono di visualizzare l’opera con una prospettiva più completa all’interno di modalità di utilizzo ludiche. E poi ancora un’infinità di app che consentono di localizzare, attraverso il GPS, il visitatore durante il percorso museale per fornirgli stanza per stanza, opera per opera, tutte le informazioni relative a cosa sta vedendo o a cosa sta per vedere.

Insomma, la tecnologia ci permette ormai di immaginare un museo non come un luogo "old fashion" in cui, al di là di spiegazioni più o meno affascinanti o più o meno scolastiche, si deve seguire un percorso fisso e unidirezionale tra l'utente e l'opera d'arte.

L'innovazione ci schiude dei mondi che ci  permettono di immaginare dei nuovi modelli organizzativi dei musei mirati a rendere più suggestiva, stimolante e perché no? divertente, la visita alle sue sale.

Dobbiamo uscire, a mio avviso, da una logica perversa che fa coincidere l'insegnamento, il trasferimento di cultura, con ambienti tetri, narrazioni noiose e manieristiche, fruizioni delle opere statiche e obsolete. Nel contempo non dobbiamo però pensare che la tecnologia sia di per sé la medicina per riempire i musei di visitatori. La vera sfida, come ci confermava lo stesso Koven Smith, non è tanto sull'acquisizione degli strumenti tecnologici, quanto nell' immaginare dei nuovi contenuti che l'innovazione tecnologica può implementare e valorizzare in modo nuovo e affascinante. L'alibi di aver acquistato uno schermo touch screen e di aver cosi risolto i temi collegati all'innovazione del proprio museo dura poco se non è associato ad una precisa volontà di investire nei contenuti più adatti a essere valorizzati dai nuovi devices o comunque dai nuovi strumenti che ogni giorno il grande laboratorio del mondo digitale sforna con incessante ripetitività.

Tutto ciò senza contare su un altro aspetto estremamente nuovo e, per noi, delle vecchie generazioni quasi incomprensibile: esistono dei software realizzati attraverso dei robot che camminano nelle stanze dei musei e che permettono la visita alle mostre o alle collezioni anche a distanza, per quegli appassionati che non possono permettersi la presenza fisica nei locali del museo.

Il museo 4.0 è un museo fruibile anche a distanza sul proprio device con tutta una serie di video e di informazioni che non fanno perdere nulla al visitatore che per scelta o per necessità ha deciso di visitarlo standosene comodamente seduto nella sua poltrona di casa.

Chi si occupa di digitale in ambito museale oggi reputa che la vera sfida nei prossimi anni sarà legata alla progettualità: alla capacità cioè - mi ha confermato Koven Smith - di sperimentare in modo permanente il miglior mix esistente tra il contenuto artistico del museo, le tecnologie utilizzabili per la sua valorizzazione e la costruzione di una vera e propria interattività tra l'opera e il singolo appassionato visitatore.

La gente deve essere coinvolta, attirata a visitare i musei per arricchire la sua cultura, ma anche per divertirsi.

Mi sono convinto che il cuore del problema, stimolante e strategico per un Paese come il nostro ricco di storia, cultura e arte, sia proprio quello di valorizzare finalmente il proprio patrimonio in maniera adeguata e competitiva rispetto ai concorrenti esteri, salvaguardando rigorosamente la scientificità dei progetti museali ma coniugandola sempre di più con l'utilizzo delle più moderne tecnologie mirate ad una divulgazione più semplice, più divertente, più interattiva, insomma, più “glamour”.

Nel nostro Paese ogni anno nascono decine e decine di start up di imprese gestite da giovani che si determinano necessariamente a candidarsi come piccoli imprenditori del nuovo contesto industriale ed economico di questo secondo decennio del terzo millennio. Ebbene proprio nel settore della cultura e della fruizione dell'enorme e non conosciuto completamente patrimonio artistico e culturale italiano, vi sono grandi opportunità di ideazione, studio e realizzazione di app che si inseriscono proprio nel più grande progetto strategico denominato appunto Museo 4.0.

Una occasione da non perdere! Una occasione che potrebbe davvero determinare una svolta per la valorizzazione di un’asset intangibile, oggi a rischio di deperimento, costituito proprio dallo straordinario patrimonio archeologico, artistico e culturale italiano.

Un’asset intangibile oggi soltanto minimamente valorizzato che potrebbe davvero creare valore in termini economici, occupazionali ed educazionali.

Riccardo Rossotto

Riccardo Rossotto

Riccardo Rossotto è il Senior Partner di R&P Legal. Ha svolto la sua attività professionale su tutto il territorio nazionale, specializzandosi in materia di diritto industriale, societario e commerciale.

Website: www.replegal.it/it/cerca-i-professionisti/130-riccardo-rossotto.html

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