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L'incapacità di aspettare

L’ultima estate che abbiamo vissuto, chi più chi meno, è stata psicologicamente migliore rispetto a quella dello scorso anno: qualche piccolo spiraglio di ripresa, un po' di voglia di togliersi di dosso le ruggini del pessimismo , ci hanno aiutato a vivere con un minimo di maggior serenità in più la meritata pausa estiva. Eppure...eppure il contesto globale ci ha continuato a fornire elementi forti di criticità politica, sociale ed economica. Dall'angosciante e mal gestito tema dei profughi alla sostanziale distrazione della politica nei riguardi di una necessaria rifondazione del concetto e della governance di questa Europa che non piace più alla maggioranza degli europei; dalla risoluzione, almeno transitoria del piccolo-grande problema greco all'esplosione, forse poi non così transitoria , del grande-piccolo problema della crisi cinese, abbiamo di fronte agli occhi tutta una serie di tematiche che sono state immerse nel frullatore della Rete con una velocità parossistica tale da rallentare, per non dire bloccare, un'analisi più profonda e motivata delle possibili soluzioni ai temi posti. Siamo sempre più di fronte a quello che Bruno Giussani, direttore europeo di Ted, definisce la criticità di internet: l’eccessiva velocità della trasmissione dei dati che invece di diventare un valore è diventata una scure violenta, a volte una condanna, "l'incapacità di aspettare- ha scritto e detto Giussani- É la forza dominante della vita contemporanea...che porta all’indifferenza per la qualità...é il vero male oscuro del secolo breve".
Come reagiamo di fronte a questa sottostimata negatività? Come si attiva il mondo dei nostri contemporanei per innescare rimedi contro una velocità di trasmissione dati che ammazza i valori dell'approfondimento, condiziona i rapporti personali, abbassa il valore del lavoro delle persone? Abbiamo deciso di descrivere , in una breve carrellata , i fatti accaduti negli ultimi mesi per offrire stimoli ai lettori per cercare di darsi risposte più o meno pessimistiche a tali domande.

LA CARTA DEI DIRITTI IN INTERNET
Partiamo con una buona notizia: nello scorso giugno la Commissione Boldrini ha approvato la Dichiarazione dei diritti in Internet. Un lavoro voluto dalla Presidente della Camera che , dopo un anno di lavoro, ha fissato i principi normativi da applicarsi al mondo del web, partendo dalla condivisa presa d'atto che internet ha rivoluzionato e sta rivoluzionando la vita degli esseri umani e quindi ci impone una rivisitazione dei principi filosofici della nostra convivenza. La Dichiarazione (articolata su 14 principi) diventerà una mozione del Parlamento italiano  che il Governo adotterà formalmente. Poi nel prossimo novembre in Brasile il tema diventerà mondiale: in quella sede si cercherà di bloccare la deriva di alcuni stati – Russia e Cina in primis - che cercano di spezzettare internet in un insieme di reti nazionali che ogni Stato può controllare a suo piacimento. Insomma è stato fatto un importante passo in avanti: ci siamo adeguati alle più avanzate normative del mondo ma adesso dobbiamo diventare propulsivi su un grande progetto che miri ad una normativa sovranazionale del web.

DOPO IL BOOM...LO SBOOM?
Le cronache ci hanno portato nelle nostre case due notizie assolutamente impreviste e sorprendenti. Dopo anni di crescita dell'industria digitale, con valutazioni aziendali fuori da qualsiasi logica economico-finanziaria e nonostante l'aumento degli utenti del villaggio globale di internet, due dei campioni più reputati hanno incominciato a dare segni di crisi. Twitter ha perso una gran parte del suo valore accumulato in borsa tornando ai valori della sua prima quotazione. Wikipedia nell'ultimo anno ha registrato un calo del 12% nel totale delle pagine viste nel complesso delle sue oltre 280 edizioni. L'aumento degli accessi da mobile non è stato sufficiente a compensare l'emorragia. Si è registrato anche un preoccupante calo del numero dei contributi dei volontari: la linfa vitale cioè della più nota enciclopedia digitale del mondo (che oggi infatti chiede esplicitamente agli utenti un contributo economico volontario immediato). Cosa sta succedendo? Dopo la bolla iniziano ad emergere i primi segnali di inversione di tendenza? Oppure dopo anni di valutazioni aziendali euforiche e prive di qualsiasi connessione con le profittevolezze delle singole imprese, siamo di fronte ad una prima, sana, scrematura del mercato? Dobbiamo tornare, a nostro avviso, ad un concetto  che avevamo già espresso agli inizi di questo secolo durante la prima bolla di internet: le aziende vanno valutate in base alla loro capacità di creazione di profitto, perché solo così si eviteranno traumatici fallimenti sul mercato. Ogni criterio diverso (numero dei follower; numero di pagine visitate, etc) a breve può arricchire i venditori dell'impresa ma nel lungo periodo innesca processi disastrosi.

IL VALORE PROSPETTICO É NEI BIG DATA
Ormai è certificato anche dai più autorevoli centri di ricerca del mondo ( si veda l'intervista che R&P Mag ha realizzato con il professore Marco Rasetti della Fondazione ISI nello scorso numero), chi possiede i Big Data ha in mano il futuro dell'economia del villaggio globale. Chi, in questi anni in maniera auspicabilmente lecita....ma anche no!... ha registrato e raccolto i dati sulla nostra identità, sulle nostre passioni, sulle nostre attitudini di acquisto, può tranquillamente, attraverso l'ideazione di appositi algoritmi, uscire dalla fase della semplice fotografia dell'esistente ed entrare nella fase, molto più interessante dal punto di vista economico, della pianificazione e vendita delle nostre future decisioni di acquisto. La nuova frontiera della pubblicità online nasce proprio di qui. "Chi ha i dati, ha tutto - ha scritto recentemente Domenico Dato, creatore di Istella, uno dei massimi esperti italiani di search engines - perché li integra con funzioni di machine learning e diventa imbattibile... Google ha una quantità di dati enormi: anagrafici, contatti, appuntamenti, piani di viaggio, ma soprattutto dati di navigazione e di click. Questo da vita ad una situazione di monopolio che non è arginabile solo con la tecnologia. Perché puoi avere l'algoritmo più forte al mondo ma senza i dati non puoi competere." Sulle colonne di R&P Mag lo stiamo scrivendo ormai da anni: è inutile che in Europa ci si scanni in un dibattito, in parte giuridico e in parte ideologico, su privacy e dintorni. I buoi sono già scappati dalle stalle ed è obsoleto occuparci dei sistemi di chiusura delle stesse. Concentriamoci invece sul considerare i nostri dati personali come un diritto identitario disponibile, avente quindi un valore patrimoniale di trasferimento. Chi vuole li ceda al Google di turno a fronte di un corrispettivo: chi non vuole se li tenga. Addirittura più rigorosa é la tesi del guru della cultura digitale internazionale, il trentunenne bielorusso Evgeny Morozov: "bisognerebbe pretendere la restituzione dei nostri dati - ha detto Morozov a Riccardo Staglianò di Repubblica - Anche quando crediamo che un servizio sia gratis, oltre alla privacy, cediamo tali e tante informazioni su di noi che nel loro complesso valgono assai di più di quello che abbiamo risparmiato. É arrivato il momento di rendersene conto e, considerata la vostra diversa sensibilità di europei, forse di smettere di fare favori alle aziende americane".

L'AUTOCERTIFACZIONE DEL COPYRIGHT IN TWITTER
Due parole merita la notizia apparsa a fine luglio sui media internazionali: la scrittrice americana Olga Lexell, frequentatrice assidua di Twitter (che usa e ottimizza per capire se alcune anticipazioni dei suoi romanzi possono essere sexy per i suoi lettori) accortasi che molti dei suoi followers riutilizzavano i suoi "cinguettii" ritwittandoli nella Rete come se fossero loro, ha deciso di dire basta. Ha chiesto e ottenuto da Twitter di cancellare i tweet da lei denunciati sul presupposto di una paternità/proteggibilitá analoga a quelle delle opere coperte da copyright. Twitter accettando l'istanza della scrittrice e decidendo di censurare chi ricopia una battuta senza citare la fonte, ha dato luogo ad un precedente interessante di applicazione della normativa sul copyright anche nei pochi caratteri di un tweet.

IL FENOMENO DI TED (TECNOLOGY ENTERTAINMENT DESIGN)
Era partito come un gioco ed è diventato uno dei grandi protagonisti della Rete: stiamo parlando di Ted, l'organizzazione no profit a livello mondiale che si occupa di immagazzinare e selezionare gli speech di tutti coloro che si candidano ad essere postati purché nel rispetto delle regole del gioco di Ted. La piattaforma nasce in California nel 1984 come salotto riservato a coloro che sono disponibili a pagare per ascoltare dai bene informati che cosa ci riserva il futuro prossimo. Nel 2000 Ted viene acquistato dall'editore inglese Anderson che, dal 2005, aggiunge alla piattaforma anche un evento fisico annuale che chiama Global-Ted. Il fenomeno esplode nel 2006 quando tutte le teleconferenze postate dai candidati selezionati vengono messe online gratis. Il singolo speech postato non può durare più di 18 minuti: il direttore europeo Giussani (quello che abbiamo citato dinanzi come il fustigatore dell'eccesso di velocità dei dati della Rete!) si giustifica così: "é un'accusa che riceviamo spesso. In 18 minuti non si offre quello che darebbe un libro di 300 pagine. Ma noi non vogliamo sostituirlo. Solo sollecitarne il gusto di leggerlo."
Siamo reduci da una visita dentro la piattaforma: una straordinaria esperienza per conoscere gli speech più importanti di Obama, Marchionne e Clinton, tanto per favore alcuni nomi delle stars della narrazione a livello mondiale, ma anche per studiarne le tecniche espositive, la capacità di storytelling, il metodo per affrontare il pubblico allungando la sfida contro la perdita di attenzione.

IL BACKSTAGE DELLA RIVOLUZIONE DI GOOGLE
Riportiamo così come ci è stato raccontato uno dei "perché" della nascita di Alphabet e del nuovo legal framework di Google. Al di là di una criticità legale dell'uso della denominazione Alphabet, già oggetto di una precedente registrazione di un grande casa automobilistica, è ragionevole pensare che il riassetto societario possa permettere una più facile e gestibile negoziazione di Google con le autorità fiscali dei paesi dove opera il colosso di Mountain View. Lo spezzatino dell'attività in aree e settori diversi dovrebbe permettere l'individuazione di singole profittevolezze, potenzialmente assoggettabili alle fiscalità dei paesi dove queste sono prodotte. Sarà vero? Lo vedremo a breve sul mercato.
Riccardo Rossotto

Riccardo Rossotto

Riccardo Rossotto è il Senior Partner di R&P Legal. Ha svolto la sua attività professionale su tutto il territorio nazionale, specializzandosi in materia di diritto industriale, societario e commerciale.

Website: www.replegal.it/it/cerca-i-professionisti/130-riccardo-rossotto.html

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