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C. Gaeta: riflessioni in merito all’esito della conferenza di Dubai

autore:

Cinzia Gaeta

Raccolgo l’invito di R&P Magazine di commentare gli articoli e, senza la pretesa di scriverne uno, entro nell’interessante dibattito sollevato nelle pagine della rivista in merito al meeting di Dubai terminato, in sostanza con un “nulla di fatto” .
Un risultato che ha deluso molti ma che può essere visto anche come positivo.
Ho letto infatti i commenti della “vigilia” di Aljazeera e, soprattutto, quelli  del “giorno dopo” dell’Huffingoton Post e condivido qualche spunto di riflessione.
Innanzitutto colpisce il fatto che governi e agenzie regolatorie di 193 paesi abbiano aspettato 25 anni prima di sentire l’esigenza di parlare di “global internet”. La prima – ed unica- volta si sono  incontrati nel 1988 (quando internet non esisteva!) per l’approvazione del trattato che regolamenta gli scambi internazionali della comunicazione. 25 anni...nel modo di internet un’era geologica.

Ed Aljazeera  già preannunciava le divisioni su molti temi:  la richiesta delle compagnie di gestione della rete di far pagare il traffico su internet e la levata di scudi di chi vuole internet free; lo scontro tra i governi autoritari che vogliono controllare il contenuto della rete e gli Stati Europei che,  in un unico blocco con US, si schierano contro il tracking delle attività degli utenti; la posizione di questo “blocco iluminato” che propone però che sia l’agenzia delle UN, l’ITU, a dettare le regole per internet e a farle rispettare. E riporta la dichiarazione di  Tourè,  Senior Official e Secretary-General dell’ITU , che indica la via di una light regulation specificando però che  nessuna modifica al trattato e nessuna decisione sarà presa senza il consenso di tutti...e  che, comunque, non ci saranno votazioni perchè “"Voting means winners and losers. We can't afford that in the ITU”.  Decisamente una ben  strana idea di gestione democratica delle decisioni ma una chiara idea sui possibili risultati del meeting!

E infatti il risultato è il nulla di fatto, autorevolmente commentato dall’Huffington Post con una condanna senza appello per l’attuale sistema ed un contemporaneo sospiro di sollievo : internet è cresciuto (negli ultimi 20 anni  due miliardi di utenti sono andati on line) “nonostante” l’ITU, organizzazione obsoleta che, per decidere come dovrà funzionare internet
domani, non  cerca di coinvolgere i veri  stakeholders ma propone un oscuro sistema di governance basato su “one vote per country”,  che permetterebbe alla stessa  ITU di  definire le strategie di sviluppo di Internet in antitesi con quanto internet ha già raggiunto.

L’ITU dunque è definita obsoleta così come molte altre organizzazioni (l’International Monetary Fund, la World Bank e la World Trade Organization ecc)   nate durante il ventesimo secolo per affrontare i grandi problemi globali  della povertà, delle guerre ecc  e che, non solo hanno fallito nel loro obiettivo (– anche a causa dell’opposizione degli stati membri che hanno bocciato tutte le iniziative che si scontravano con gli interessi nazionali) ma che sono state rese anacronistiche dalla stessa rete. Gli esempi virtuosi non mancano:  Alliance for Climate Protection che, con la mobilitazione di milioni di persone, sta incidendo sulle  policy di governi e istituzioni globali; network, come Ushahidi ,  sito web nato per riportare le violenze in Kenia nel post elezioni, che è diventato un network globale per scambiare informazioni; siti operativi come CrisisCommons che è stato di fondamentale aiuto nella gestione della crisi derivane dall’uragano Sandy.
Quindi invece di prevedere altre sovrastrutture si auspica un nuovo approccio alla cooperazione e alla governance di internet, gestita con il controllo “aperto” di una molteplicità di soggetti, incluse le ONG, le organizzioni internazionali, gli stati emergenti, i  governi tradizionali ed ogni singolo individuo che oggi ha l’opportunità straordinaria di partecipare direttamente alle iniziative globali. La rete dunque,  non imbrigliata da agenzie governative che rispondono ai governi e alle lobby,  ma che può essere uno strumento per costruire un nuovo modello di risoluzione di problemi.

Il vero valore del meeting di Dubai quindi è stato il confronto con un nuovo modello di cooperazione e il governo di un mondo sempre più piccolo nel quale il vecchio sistema di controllo deve farsi da parte per riaffermare i principi di apertura, neutralità e indipendenza che hanno reso possibile la rivoluzione del web  
“The governance of the Internet ain't broken, so don't fix it”

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