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Sentenza della Corte di Giustizia Europea del 18.10.2012

La sentenza della Corte di Giustizia Europea del 18.10.2012 modifica radicalmente le condizioni di partecipazione ad una manifestazione a premi, dal momento che vieta l’imposizione di qualsivoglia costo – anche irrisorio (i.e.  raccomandata r.r., francobollo, connessione ad internet, etc.) – ai partecipanti.


Segnaliamo che ad oggi i regolamenti delle manifestazioni a premi prevedono che i partecipanti sopportino le spese di partecipazione, in conformità a quanto previsto dall’art. 1, comma 5, DPR 430/2001. La sentenza in analisi, dunque, qualificando tale pratica come aggressiva ai sensi della direttiva 2005/29/CE , cambia radicalmente lo scenario in analisi, imponendo di fatto di disapplicare la suddetta disposizione di legge.

In particolare, la Corte ha precisato che “Il punto 31, secondo trattino, dell’allegato I alla direttiva 2005/29/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, dell’11 maggio 2005, relativa alle pratiche commerciali sleali delle imprese nei confronti dei consumatori nel mercato interno e che modifica la direttiva 84/450/CEE del Consiglio e le direttive 97/7/CE, 98/27/CE e 2002/65/CE del Parlamento europeo e del Consiglio e il regolamento n. 2006/2004 del Parlamento e del Consiglio (“direttiva sule pratiche commerciali sleali”) deve essere interpretato nel senso che esso vieta le pratiche aggressive con cui un professionista, come quelli di cui trattasi nel procedimento principale, dà la falsa impressione che il consumatore abbia già vinto un premio, quando invece il compimento di un’azione volta a reclamare il premio, che si tratti di una richiesta d informazioni relativa alla natura del premio o della presa di possesso dello stesso, è subordinato all’obbligo, per il consumatore, di versare del denaro o di sostenere un costo di qualsiasi natura. E’ irrilevante che il costo imposto al consumatore, come il costo di un francobollo, sia irrisorio rispetto al valore del premio o non procuri al professionista alcun vantaggio. E’ del pari irrilevante che le azioni volte a reclamare un premio possano essere realizzate attraverso diversi metodi proposti dal professionista al consumatore, dei quali almeno uno sia gratuito quando uno o più dei metodi proposti presuppongono che il consumatore sostenga un costo per informarsi sul premio o sulle modalità per ottenerlo. Spetta ai giudici nazionali valutare le informazioni fornite ai consumatori alla luce dei considerando 18 e 19 della direttiva 2005/29, nonché dell’art. 5, paragrafo 2, lettera b), della stessa, tenendo cioè conto della chiarezza e della comprensibilità di tali informazioni da parte del pubblico al quale la pratica è diretta”.

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