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Le critiche di Eco e gli echi di chi lo critica

Scrivo questa nota dell'ormai tradizionale editoriale di RepMag (siamo giunti al terzo anno di diffusione...chi l'avrebbe mai detto!) sull'onda del dibattito scatenato da Umberto Eco in occasione del conferimento della laurea honoris causa in "comunicazione e media" da parte dell'Univesità di Torino. Lo scrittore e semiologo ha definito i social network un allevamento di "legioni di imbecilli" e internet una "cucina dove si confezionano bufale, un luogo in cui nascono le più assurde teorie complottistiche.....una comunità dove hanno diritto di parola gli imbecilli, quelli che, d’altronde, in tutti i gruppi con più di cinquanta persone si espongono di più!"

Insomma ha picchiato duro innescando un confronto feroce con i difensori della libertà e indipendenza della Rete. Juan Carlos De Martin, professore al Politecnico di Torino, una delle menti più lucide e disincantate tra i difensori del web, gli ha immediatamente replicato sulle pagine della Stampa: "Mi dispiace contraddirla - ha scritto De Martin - non perché la sua affermazione non sia vera ma perché anche gli imbecilli hanno diritto di esprimersi: la Costituzione non riconosce il diritto di parola solo ai premi Nobel, ai colti o agli intelligenti. La Costituzione Italiana garantisce a TUTTI il diritto di dire la propria opinione....il modo giusto per reagire all'enorme espansione della libertà di espressione resa possibile da internet è quella di dare a tutti gli strumenti critici per valutare ciò che leggono sentono e vedono.....qualche università ha iniziato ad insegnare l'educazione digitale ed è solo questione di tempo prima che diventi obbligatorio per tutte".

La polemica è accesa, il confronto serrato e spesso giocato da due fondamentalismi pieni di pregiudizi reciproci.

Su queste colonne abbiamo sempre cercato di evidenziare le straordinarie possibilità di crescita che la Rete può offrire al genere umano ma, nel contempo, abbiamo segnalato le criticità di uno strumento che, se non gestito e regolamentato, può creare traumi educazionali e comportamentali devastanti per il nostro vivere insieme.

Su questi temi ho pertanto scelto alcune voci, apparse negli ultimi giorni nei convegni o sui media, che hanno sviluppato ragionamenti, preoccupazioni o auspici relativamente allo sviluppo di Internet nella nostra società, alle sue insidie, alle sue straordinarie opportunità, alle sue necessità di avere a che fare con degli operatori umani adeguati ad uno strumento da conoscere, saper maneggiare, saper sfruttare per quello che può offrire. Esseri umani sempre e comunque con il ruolo di driver del processo, non di soggetti passivi bombardati da una folle circolarizzazione di dati incontrollati e potenzialmente non veri (o peggio manipolati). Ascoltiamole insieme.

Michel Serres, il pessimista.

Filosofo francese, da tempo si occupa di approfondire la complessità di un mondo in trasformazione. Ha recentemente pubblicato sulla rivista Riga, diretta da Belpoliti e Grazioli, una summa del suo pensiero. Il suo ultimo libro tradotto in italiano è "Non è un mondo per i vecchi", edito da Bollati Boringhieri e dedicato ai nativi digitali. La rivoluzione digitale, sostiene Serres, sta creando i presupposti di una vera e propria rivoluzione antropologica: "Oggi - scrive il filosofo francese - sta nascendo un uomo nuovo, la cui caratteristica principale è la quasi completa esternalizzazione - nei computer, nei cellulari, in Rete - della sua memoria, delle sue conoscenze e delle sue capacità di calcolo. Viviamo l'ultima fase di un processo che ha accompagnato la storia dell'umanità".

Dalla originaria trasmissione orale che usava il corpo e la voce per supportare i messaggi, si è passati, con l'invenzione della scrittura, ad utilizzare un supporto esterno a noi. Il pensiero di Serres registra enormi cambiamenti positivi in questa fase dell'evoluzione dell'uomo: la nascita della moneta, della legge scritta, delle religioni monoteiste "Da Socrate che vuole solo parlare si passa a Platone che vuole solo scrivere". L'invenzione della stampa ha costituito la terza rivoluzione: "Ha moltiplicato - sostiene Serres - le potenzialità della esternalizzazione producendo altre trasformazioni dal protestantesimo alla nascita della democrazia. Il nuovo eroe è Montaigne, seguito dagli umanisti."

Le preoccupazioni del filosofo francese si concentrano poi sull'oggi, sulla rivoluzione di Internet. "L'esternalizzazione, consentita dai supporti digitali, è senza precedenti. Le nuove tecnologie che sono diventate un'estensione delle nostre facoltà, consentono un accesso facile e permanente a una massa enorme di informazioni. Le conseguenze sono devastanti: si pensi alla quantità di posti di lavoro distrutti dalla disintermediazione consentita dalla Rete. I nuovi eroi sono i nativi digitali che io ho riassunto nel personaggio di Pollicina che, grazie al suo smartphone, ha tutto a portata di pollice."

Pollicina pur in possesso di una straordinaria quantità di informazioni, immagini, programmi, appare stordita in balia di una massa di dati che non riesce a controllare. Questo è il punto chiave del ragionamento di Serres: l'uomo ha sempre cercato di gestire la massa crescente delle informazioni. In passato ha imparato ad ordinarne e classificarne il flusso sempre maggiore: oggi ha inventato i motori di ricerca. Non domina più l'oceano della cultura, si limita a navigarlo. "Dobbiamo - conclude Serres - accettare l'idea che le nuove tecnologie ci mettono a disposizione un immenso mare di cultura in cui dobbiamo tuffarci senza però illuderci di controllarlo."

Quello che preoccupa di piu' Serres è il dilagante pragmatismo, soprattutto anglosassone, che riduce tutto al paradigma Problema/Soluzione: "La cultura non è solo risolvere problemi pratici. Sta a noi europei bilanciare questo eccesso di pragmatismo miope degli anglosassoni. Oggi il singolo internauta dispone di una massa di informazioni che in passato detenevano solo i potenti. Pollicina ha un suo database pari a quello detenuto un tempo da Cesare Augusto o da Luigi XIV ma la sua posizione è molto fragile. L'aver esternalizzato tutta la propria conoscenza e memoria la mette in mano al rischio della perdita e della distruzione di questa massa di dati. Inoltre, rischia la dipendenza da chi detiene queste procedure. Insomma - conclude Serres- i problemi da risolvere sono molti e non dobbiamo dimenticarci il più delicato: affidando la memoria e le conoscenze agli oggetti tecnologici, a poco a poco si perdono alcune importanti funzioni intellettuali. Ad ogni perdita il vuoto viene riempito da qualcosa di altro. Stiamo perdendo la memoria ma l'oblio è una facoltà cognitiva importante. In fondo Galileo ha potuto interessarsi all'esperienza perchè ha" dimenticato" Aristotele! Conservo quindi un pizzico di ottimismo anche se me lo rimproverano."

Fabrizio Saccomanni, il positivista.

Ex Direttore Generale della Banca d'Italia, ex Ministro dell'Economia del governo Letta, Saccomanni e' attualmente Vicepresidente dell'Istituto Affari Internazionali. Proprio in questo suo ruolo ha aperto i lavori del seminario annuale del Consiglio per le relazioni tra Italia e Stati Uniti, tenutosi a Venezia ai primi di Giugno. Il tema centrale del convegno era "l'impatto dell'economia digitale sull'organizzazione del lavoro" sintetizzabile in una parola inglese, "distruption", che significa rottura, sconvolgimento, terremoto.

Saccomanni ha elencato le ragioni di tale sconvolgimento in atto:

1) l'economia digitale va ben al di là della telefonia smart e include ormai nuove tecnologie di raccolta e elaborazione dei dati (cloud computing), robot e macchine intelligenti, sensori applicabili alle auto, droni senza pilota, fino all'Internet delle Cose in grado di rispondere alle molteplici esigenze della gente comune;

2) le nuove tecnologie, perche' di facile uso e di basso costo, si stanno diffondendo velocemente su scala mondiale come non si era mai visto in passato;

3) sono numerosi i settori dell'economia investiti dalla rivoluzione digitale. Alcuni, come quello bancario, rischiano di vedersi portar via da imprese tecnologiche non bancarie funzioni essenziali dei loro servizi come l'effettuazione dei pagamenti, la concessione dei mutui, la valutazione dei rischi dei crediti.

Tutto ciò - scrive Saccomanni - costituisce indubbiamente un fattore di progresso positivo ma richiede una grande capacità gestionale da parte delle imprese, del sistema finanziario, dei governi. L'agenda delle "cose da fare" suggerita dall'ex Ministro dell' Economia a Venezia è ricca e molto sfidante. Vediamola per punti.

A) E' necessario pianificare importanti investimenti nelle nuove tecnologie intervenendo anche sugli strumenti di raccolta del risparmio che devono mirare a rendimenti di lungo periodo.

B) L'ICT deve essere considerato di per se' un settore produttivo, non solo un settore ancillare di sostegno all'industria.

C) Bisogna ridisegnare i modelli di business di molti settori dell'economia per dare spazio alle nuove tecniche. Molte imprese e molti mestieri spariranno ma saranno sostituiti da nuove imprese e da nuovi mestieri.

D) La transizione non sarà indolore e dovrà essere accompagnata da adeguati programmi di ammortizzatori sociali e di strumenti di formazione professionale e riconversione della mano d'opera.

E) Sarà necessario ideare e razionalizzare una vera e propria rivoluzione educativa che insegni agli studenti come utilizzare al meglio le nuove tecnologie per il perseguimento delle loro aspirazioni di inserimento nella società.

L'auspicio finale di Saccomanni è che, soprattutto in Italia, si esca da una fase di distrazione su questi temi e si ponga, con fermezza e lucidità, il tema della rivoluzione digitale come priorità della politica industriale e formativa del nostro Paese: "E' essenziale che dopo tante false partenze il programma europeo di investire massicciamente nello sviluppo dell'economia digitale venga assistito da una visione strategica di lungo periodo, tale da attrarre il necessario sostegno del mercato dei capitali."

Maurizio Ferrari, il lucido dubbioso.

Filosofo, conoscitore della Rete, ha pubblicato recentemente il libro "Mobilitazione Totale", edito da Laterza, un saggio che riflette sul web, sui suoi pericoli e sulle sue potenzialità.....temi cari a RepMag insomma.

Il ragionamento di Ferrari parte da un quesito: perché sempre connessi? Chi ce lo fa fare? La risposta é semplice: “il telefonino e tutta la mobilitazione che ci sta dietro!" Lo controlliamo anche di notte, lo usiamo anche per lavorare quando non dovremmo, anche non retribuiti e al costo di smarrire la distinzione tra il tempo libero e il tempo del lavoro oltre che tra il pubblico e il privato. "Una immagine forte quasi di schiavitù permanente. Anche la privacy, secondo Ferrari ,oggetto di polemiche, paure e angosciose domande in ordine alla nostra stessa libertà individuale futura, e' solo un pezzo di un ingranaggio che ci sta schiacciando. Per non parlare della sicurezza: la Rete è diventata un terrificante megafono del terrorismo moderno e un inquietante strumento di manipolazione e intrusione nei sistemi informatici di governi nazionali e di grandi aziende. Per l'autore, il Web non è informazione, come viene falsamente contrabbandato, ma azione. Azione che chi detiene le nostre profilazioni accumulate nel tempo sa trasformare in potere economico e politico.

Detto ciò, Ferrari non nega le potenziali opportunità del Web, ne riconosce l'immensa, possibile conoscenza. La straordinaria opportunità per tutti di accedere a dei dati fino a qualche decennio fa in possesso solo di alcuni. "Per la prima volta l'umanità - scrive Ferrari - dispone di una biblioteca, cineteca e discoteca infinite. Una occasione irripetibile per rilanciare, contro il discredito postmoderno del sapere, l'ideale della cultura che proprio nell'età del Web può disporre di risorse in precedenza inimmaginabili."

Da un lato quindi siamo schiavi di una chiamata irresistibile di connessione permanente ai nuovi device, con tutti i rischi di sudditanza e manipolazione; dall'altro lato, nel contempo, siamo pronti - chi lo vorrà - a ottimizzare un nuovo mondo di informazioni giornalistiche, artistiche, letterarie, mai state a disposizione del genere umano in questi primi tremila anni di vita.

Il tema centrale, per Ferrari, sarà costituito dalla capacità dei governi sovranazionali di darsi delle regole del gioco tali da poter controllare i Big Players del settore, oggi detentori dei Big Data, di fatto fuori da ogni vigilanza e sanzione. Il trend, secondo il filosofo italiano, è, allo stato, esattamente opposto, ahinoi!

Una riflessione finale.

Augurandomi che le riflessioni e i ragionamenti dei tre autorevoli testimoni che ho selezionato, al di là della condivisione del merito delle loro considerazioni, siano da stimolo per non dare nulla per scontato. Credo fortemente che, anche questa volta, il genere umano, di fronte all'ennesima rivoluzione tecnologica, con un po' di fatica e in un lasso di tempo purtroppo non brevissimo, troverà un giusto equilibrio tra opportunità e pericoli di disfacimento. Non dobbiamo però abdicare su un tema centrale: la volontà di  rimanere protagonisti attivi del processo, driver del pensiero e non soggetti passivi dell'innovazione tecnologica. Solo in questo modo possiamo pensare di passare il testimone ai nostri figli e ai nostri nipoti con la coscienza a posto, per avercela, almeno, messa tutta per rendergli la vita migliore, non solo dal punto di vista tecnologico.

 

Riccardo Rossotto

Riccardo Rossotto è il Senior Partner di R&P Legal. Ha svolto la sua attività professionale su tutto il territorio nazionale, specializzandosi in materia di diritto industriale, societario e commerciale.

Website: www.replegal.it/it/cerca-i-professionisti/130-riccardo-rossotto.html

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