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BUON 2015! UN VADEMECUM PER DIVENTARE OTTIMISTI

Il realismo della ragione o l'ottimismo della speranza? Il dilemma si dipana di fronte ai nostri occhi, bisognosi di rivedere la luce in fondo al tunnel ma timorosi che tale momento non sia ancora arrivato. Amareggia pensare che gli americani (per una volta meno miopi e neofiti di noi europei) abbiano ripreso la marcia della crescita con i macro indici economici tutti di segno positivo mentre il nostro Paese è agli ultimi posti, in pessima compagnia, tra i membri dell'Unione Europea, con un bel segno meno sulla chiusura del 2014 e sulle previsioni del 2015.

Che fare? Come reagire ad una deriva depressiva che rischia di diventare un ulteriore volano negativo del ciclo economico? Il Censis ha fotografato lucidamente e cinicamente lo stato psicologico degli italiani in questi ultimi giorni dell'anno: poche speranze di un futuro roseo, pessimismo cronico latente, blocco quasi totale delle spese e degli investimenti nell'incertezza di cosa potrebbe accadere a breve.

Abbiamo allora deciso di non arrenderci e di provare a stilare una lista di 10 punti che dovrebbero stimolarci a ragionare in senso positivo, magari anche sull'onda dell'emotività.

Un ragionamento improntato a guardare il bicchiere mezzo pieno ignorando, almeno per un momento, quello mezzo vuoto.

Eccovi dunque, cari amici di RepMag, il Vademecum per smetterla di piangerci addosso e per tirarci su le maniche  e ricominciare ad affrontare le difficili sfide che abbiamo davanti consci di vivere in un Paese bizzarro e davvero peculiare ma in possesso di tutti i requisiti per farcela.

A patto che.... a patto che alle  parole seguano davvero i fatti, distinti e distanti da quelli degli ultimi venti-venticinque anni, consapevoli che soltanto con uno scatto, anche etico, corale potremo ridare ai nostri figli e nipoti una parvenza di speranza concreta di rimanere a vivere in quello che veniva chiamato un tempo "il Paese più bello del mondo".

1- Nonostante la fotografia del Censis e l'immagine del Paese che scaturisce dalle prime pagine dei giornali in questo dicembre 2014, la maggioranza di noi è migliore di quanto si pensi. Forse ci siamo un po' impigriti, forse ci siamo lasciati andare a derive egoistiche, miopi e non solidali. Nel complesso però, pur stanchi, invecchiati e meno creativi di un tempo, abbiamo conservato ampie riserve di virtuosa determinazione e serietà che, proprio in questi anni difficili, ci stanno consentendo di resistere e ci devono far sperare. Bisogna innescare un effetto domino positivo che inverta il trend e ci rifaccia ripartire con volontà e determinazione nonostante la complessità del contesto economico mondiale. La ripartenza deve avvenire con due obbiettivi prioritari: il ripristino di una educazione civica in senso lato e la riduzione della forbice esistente tra ricchi e poveri.

2- Gli italiani, quando chiamati da emergenze varie, interne o esterne, a dimostrare la loro generosità non sono mai mancati all'appuntamento. Basta guardarsi intorno per constatare quanti siano i volontari che, in via sussidiaria rispetto ad uno Stato che sta arretrando in termini di welfare, si adoperano per offrire ugualmente una parvenza di qualità di vita ai meno fortunati. Ecco un esempio dal quale partire per sentirci migliori e potenzialmente idonei allo scarto di virtù. Basta crederci e basta volerlo...abbiamo tutti i requisiti per farlo.

3- Ci siamo accorti negli ultimi anni che "il film" della nostra convivenza tra cittadini doveva cambiare sceneggiatura. Le vacche grasse erano finite e, con fatica e ...ovvia resistenza, dovevamo cambiare modalità di vita, non solo economica ma anche sociale. Oggi abbiamo la consapevolezza di aver toccato "quasi" il fondo e che sia necessario ripartire con sacrifici e passione. La classe politica deve tenerne conto perché questo è uno stato d'animo che, se deluso, porta alla irreversibile perdita di speranze per il futuro.

4- Il nostro giovane Presidente del Consiglio ha colto questo "attimo fuggente" ma rischia di farsi avvolgere dalla melassa delle caste e delle corporazioni. Criticandolo costruttivamente, sempre e su ogni cosa che non ci convinca, dobbiamo però aiutarlo, anche psicologicamente ad andare avanti nella sua mission...proprio perché non diventi ...impossible.

5- Storicamente siamo considerati il Paese dei mille comuni e dei mille campanili. Una straordinaria varietà di tradizioni, culture e storie che rende l'Italia unica e affascinante per il visitatore straniero. Oggi pero' bisogna invertire il format: convincerci che il frazionismo e il pensare che "piccolo è bello" ci butta fuori dal mercato globale, ci rende marginali e non competitivi. Dobbiamo riuscire a conservare le nostre tradizioni coniugandole con una nuova cultura di sistema, fare Rete. Soltanto così possiamo davvero valorizzare il nostro patrimonio ridiventando competitivi in un villaggio globale che ci ama, ci invidia e non vede l'ora di visitarci o comprare i nostri prodotti o servizi. Bisogna però "esserci" nel mondo e tale presenza non può essere fatta soltanto da migliaia di singoli, anche se straordinari, imprenditori solitari e individualisti. Soltanto facendo sistema possiamo dire la nostra, piantare la nostra bandiera, valorizzare la "Italian Beauty".

6- La conservazione ma soprattutto la valorizzazione del nostro patrimonio artistico e culturale è un passaggio vitale della nostra speranza di tornare a crescere. Il 92% dei cittadini del mondo afferma pubblicamente che vorrebbe venire in Italia a visitarla ma...soltanto il 5% realizza però il suo sogno. Come intercettare questo enorme target mondiale che non vede l'ora di ricevere un’offerta, economicamente adeguata, per poter coronare il sogno di venire in Italia, vedere i suoi tesori e gustare la sua cucina? Attraverso una narrazione diversa della Italian Beauty, più moderna e più incisiva, raccontata da professionisti che sappiano valorizzare adeguatamente un patrimonio che abbiamo gestito fino ad ora pigramente all'insegna dell'adagio .."tanto gli stranieri devono venire qui per vedere il Colosseo...!". Così abbiamo perso quote di mercato e oggi vivacchiamo nell'industria turistica mondiale dietro paesi con molte meno risorse di noi. Il ministro Franceschini, conscio di questa sfida decisiva, sta mettendo mano alla riforma del Mibact; un ministero che dovrebbe non solo avere budget di spesa ma diventare uno dei driver della nostra politica economica e che invece svolge un ruolo marginalissimo. Aiutiamo il ministro in questo suo compito spinoso ma determinante, anche in termini occupazionali, per il nostro futuro. Cultura e turismo non sono una accoppiata blasfema e puramente di marketing ma una leva di creazione di ricchezza inimmaginabile, come ci dimostrano molti paesi di cultura anglosassone. Usciamo dallo snobismo delle accademie ed entriamo, a pieno titolo, nel novero dei Paesi che sanno valorizzare il proprio passato, la propria posizione geografica e le proprie tradizioni culinarie per offrire a tutto il mondo la possibilità di godersele.

8- Siamo esportatori  naturali ed istintivi: la conquista dei mercati esteri è nel DNA dei nostri imprenditori, grandi e piccoli. Dobbiamo concentrarci su tale filone costruendo, con le minori risorse pubbliche esistenti, reali incentivi di sistema per aiutare i nostri coraggiosi ambasciatori industriali e commerciali della nostra Italian Beauty. Basta carrozzoni pubblici costosi e inefficienti: valorizziamo, ad esempio, le competenze ed esperienze di tutta una fascia generazionale di cinquantenni rimasti drammaticamente senza lavoro, coinvolgendoli in progetti di tutoraggio e supporto alle nostre PMI che si internazionalizzano. Anche qui fare sistema è decisivo. Il frazionismo e gli individualismo sono un tappo alla nostra necessaria competitività internazionale.

9- La presidenza Draghi alla Banca Europea è stata per noi, senza scorciatoie o privilegi, fondamentale per gestire gli ultimi due, terribili anni dal punto di vista dei conti pubblici del nostro stato. Valorizziamo la presenza di questo autorevolissimo italiano, seduto dietro la scrivania più importante della governance economica europea, per offrirgli l'opportunità di non doversi scusare delle nostre bizzarrie o instabilità politiche e imprenditoriali. Può (come ha già dimostrato di poter fare senza concederci nessun privilegio) darci una grossa mano anche in termini reputazionali nelle sedi istituzionali di tutto il mondo. Aiutiamolo ad aiutarci!

10- Last but not least, Papa Francesco. Sfogliando la stampa internazionale di questi ultimi e tristi giorni dell'anno che se ne va, le uniche citazioni del nostro Paese riguardano proprio gli interventi e le decisioni assunte dal Santo Padre. Abbiamo la fortuna che ami l'Italia e gli italiani nonostante il loro cattolicesimo vissuto "un pò alla buona". Dovremmo farlo diventare, con tutto il dovuto rispetto, il nostro miglior ambasciatore nel mondo, non solo dei cristiani ma di tutti i cittadini del villaggio globale. La narrazione semplice, chiara, ma terribilmente precisa di Papa Francesco induce tutti ad uno spietato esame di coscienza sul come ci siamo ridotti...tutti salvo poche eccezioni. Bene, credenti o no, ripartiamo da lì, con modestia, determinazione, passione ed energia per riscoprire quei valori e principi che hanno reso famosi nel mondo i nostri nonni e i nostri papà soltanto cinquant'anni orsono. La catechesi di Francesco è un supporto straordinario alla ripartenza dell'Italia.

Buon 2015 a tutti

Riccardo Rossotto

 

Riccardo Rossotto

Riccardo Rossotto è il Senior Partner di R&P Legal. Ha svolto la sua attività professionale su tutto il territorio nazionale, specializzandosi in materia di diritto industriale, societario e commerciale.

Website: www.replegal.it/it/cerca-i-professionisti/130-riccardo-rossotto.html

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