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Editoriale R&P Magazine, Ottobre 2012

Reduce dalla conferenza annuale del network di specialisti in diritto della comunicazione e pubblicità denominato Adlaw (25 membri in rappresentanza di altrettanti paesi del mondo) vorrei socializzare con i lettori di R&P Mag alcune delle tematiche emerse dal workshop dedicato al mondo digitale e alle sue criticità legali. A Madrid, sede della riunione, si sono confrontati avvocati e imprenditori del settore su tre grandi questioni che costituiscono l’opportunità e, nello stesso tempo, l’incubo per le aziende che si stanno approcciando alla Rete nell’ottica di sviluppare il commercio elettronico: la regolamentazione internazionale sulla Privacy, la difesa del copyright, la tutela dei marchi e della reputazione delle imprese nel rutilante mondo del web.
Il primo dato sul quale tutti i presenti non hanno potuto che convenire è la radicale rivoluzione in atto nel mondo della Rete e la conseguente, necessaria modifica delle categorie giuridiche tipiche del mondo dell’off-line. La velocità supersonica del trasferimento dei dati, la sovranazionalità del mondo del ciberspazio e la, conseguente e palese, impossibilità di individuare una giurisdizione certa per le controversie che nascono nella Rete impongono a tutti gli operatori, compresi gli avvocati, di cercare di trovare nuove regole del gioco che in qualche modo possano evitare il Far West e fornire qualche certezza ai titolari di diritti lesi. Probabilmente, in prospettiva, bisognerà puntare su una autoregolamentazione dei “buoni, seri e corretti”. Sulla scorta del successo ottenuto in molti paesi (Italia tra i primi), i “seri e corretti” si diano delle norme comportamentali (ovviamente nell’ambito del perimetro delle normative esistenti) e una disciplina sull’esecutività delle sentenze garantita sia da giudici esperti e indipendenti sia da strumenti tecnologici condivisi e adottati da tutti che permettano immediatamente dopo la decisione assunta di “espellere”, transitoriamente o definitivamente, il gaglioffo dal sistema.
Ho contribuito al dibattito portando la positiva esperienza dell’Autodisciplina italiana che, in oltre quattro decenni di intensa attività, ha svolto un ruolo decisivo di monitoraggio e repressione degli illeciti nel mondo della comunicazione d’impresa in Italia, con tempi di esecuzione e tenuta delle sentenze assolutamente miracolosi in rapporto all’inefficienza dell’azienda giustizia italiana. In un mondo come quello della comunicazione in cui un messaggio pubblicitario, o una critica diffamante ad una azienda, sono visti o letti dopo qualche secondo, da milioni di utenti, l’efficacia di un sistema sanzionatorio si misura sui suoi tempi di intervento e di oscuramento del responsabile.
Qui sta il punto cruciale che nella Rete trova le sue maggiori difficoltà.
L’autodisciplina dovrebbe essere promossa, accettata e sottoscritta da tutti i principali operatori del settore con particolare riferimento ai service provider che, in analogia con i media nella autodisciplina off-line, dovrebbero garantire l’immediato oscuramento dei contenuti ritenuti dalla sentenza in contrasto con i principi del Codice condiviso a priori.
In attesa che questo progetto, attualmente allo studio a livello internazionale, diventi realtà, come gestire questo “oggi” incerto e pieno di incognite?
Dal punto di vista dei consulenti giuridici specializzati nella Rete emerge sempre di più in tutto il mondo l’esigenza/auspicio di una multidisciplinarità di approccio. Soltanto un team composto da un civilista, un penalista e un esperto di tecnologia, può oggi fornire alle imprese che si affacciano alla Rete un servizio di monitoraggio, tutela e intervento stragiudiziale o giudiziale in linea con le aspettative legittime della clientela. Soltanto abdicando ad una presuntuosa visione della nostra professione e dando vita a squadre di professionisti multidisciplinari e complementari tra di loro come approccio e come intervento, possiamo pensare di offrire al mercato un reale valore aggiunto che si tramuti in risultati concreti e tangibili per il mondo degli investitori nella Rete.
Su questo punto ci siamo trovati in compagnia di parecchi colleghi soprattutto provenienti dal mondo anglosassone. La collaborazione tra un commercial lawyer e un white collar lawyer sta dando risultati positivi e sta aprendo nuovi scenari nella difesa sia del copyright sia della reputazione e dei marchi degli investitori nella Rete.
La grave crisi economica che stiamo vivendo in quasi tutto il mondo, sistemica, a nostro avviso, e non transitoria, potrebbe costituire anche, come alcuni sostengono, un’opportunità che sollecita l’ingegno. Certo, può essere vero. Personalmente, sono rientrato da Madrid con una inquietudine grande e avviluppante: tutti i presenti, professionisti affermati, rappresentanti di classi dirigenti nella “stanza dei bottoni” nei rispettivi paesi d’origine, nei colloqui privati o nelle sedi pubbliche manifestano una grande incertezza, una inestricabile difficoltà a capire cosa ci sta succedendo intorno. Sono/siamo sbigottiti, increduli, impreparati a reagire ad un crisi che ci costringerà a breve a cambiare i nostri comportamenti di consumo. Per questo ci chiudiamo in noi stessi, facendo gli struzzi e mettendo la testa sotto terra. Un atteggiamento umanamente comprensibile ma prospetticamente sbagliato e non virtuoso: denso di egoismi e privo di visione, soprattutto a tutela delle nuove generazioni.
Ma questo è un altro discorso che non riguarda R&P Mag ma…il nostro futuro!
Riccardo Rossotto

Riccardo Rossotto

Riccardo Rossotto è il Senior Partner di R&P Legal. Ha svolto la sua attività professionale su tutto il territorio nazionale, specializzandosi in materia di diritto industriale, societario e commerciale.

Website: www.replegal.it/it/cerca-i-professionisti/130-riccardo-rossotto.html

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