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Diritto d'autore: nuovo schema di regolamento dell'AGCOM

Il 25 Luglio scorso l’AGCOM ha deliberato (del. N. 4528/13/CONS) di sottoporre a consultazione pubblica lo “Schema di regolamento in materia di tutela del diritto d’autore sulle reti di comunicazione elettronica e procedure attuative ai sensi del decreto legislativo 9 aprile 2003, n. 70” http://www.agcom.it/Default.aspx?message=visualizzadocument&DocID=11564 . 

Nel comunicato stampa diramato in occasione della pubblicazione della delibera, l’AGCOM ha dichiarato di aver voluto “contemperare la tutela del diritto d’autore con alcuni diritti fondamentali, quali la libertà di manifestazione del pensiero e di informazione, il diritto di accesso ad internet, il diritto alla privacy”  concentrandosi sulla “lotta contro la pirateria “massiva”, escludendo dal proprio perimetro d’intervento gli utenti finali (downloaders) e il cosiddetto peer-to-peer”.

L’AGCOM, al fine di coinvolgere le istituzioni e le parti interessate (definite, curiosamente in inglese, dalla stessa AGCOM come “stakeholders”), ha disposto un periodo di pubblica consultazione di sessanta giorni decorrenti dalla pubblicazione del provvedimento, durante il quale è possibile inviare osservazioni via email all’AGCOM, eventualmente seguendo lo schema dei quesiti inseriti nel testo della proposta di regolamento.
Il provvedimento ha suscitato energiche polemiche, esattamente come accadde nel 2011 quando l’AGCOM aveva per la prima volta manifestato la propria intenzione di legiferare ed intervenire in maniera attiva nell’enforcement del diritto d’autore. Le critiche rivolte all’iniziativa dell’AGCOM sono di duplice natura, giuridica e politica.

In primo luogo, sostengono gli oppositori dell’iniziativa dell’AGCOM, quest’ultima non avrebbe i poteri per legiferare ed intervenire nell’applicazione coattiva del diritto d’autore. In secondo luogo, una materia delicata come il diritto d’autore dovrebbe essere riformata sotto l’autorità del Parlamento e non dell’AGCOM. Infine, per la seconda volta (era già accaduto nel 2011, con un successivo dietrofront dell’AGCOM nel 2012), il provvedimento è pubblicato a fine luglio, peggiorando la qualità della consultazione pubblica, che per il mese di Agosto sarebbe inesorabilmente di tenue intensità e, di fatto, dimezzando l’effettivo periodo di consultazione. Non sappiamo se anche questa volta l’onda di critiche, spesso molto analitiche dal punto di vista tecnico-giuridico (i provider, principali oppositori della riforma, hanno una formidabile assistenza da questo punto di vista), investirà fatalmente la proposta dell’Autorità, in ogni caso ne evidenziamo di seguito i punti salienti.
La proposta di regolamento è introdotta con chiari riformatori e incentivanti, con molta enfasi sui propositi non liberticidi del provvedimento: infatti, oltre a ribadire l’intento di tutelare i diritti fondamentali dell’individuo (libertà di espressione, diritto all’informazione, diritto alla riservatezza etc.), il testo del regolamento specifica chiaramente che dal suo ambito di applicazione (anche se in realtà sarebbe più corretto dire “dall’ambito di azione” dell’AGCOM previsto dal regolamento) sono esclusi i “downloader” e i programmi “peer-to-peer” (definiti “programmi per elaboratore attraverso i quali si realizzi la condivisione diretta tra utenti finali di opere digitali attraverso reti di comunicazione elettronica”).

Tuttavia, il punto fondamentale della proposta di regolamento è l’introduzione dei poteri di intervento dell’AGCOM in caso di sospetta violazione del diritto d’autore in relazione alla messa a disposizione del pubblico di contenuti su reti telematiche. In sintesi, all’Autorità potranno essere segnalate presunte violazioni di diritto d’autore online e, previo contraddittorio, potranno essere adottate dall’Autorità stessa le misure introdotte con l’implementazione italiana della direttiva ecommerce (d.lgs. 70/2003) ossia la rimozione selettiva o la disabilitazione dell’accesso ai contenuti illeciti.             
Più in particolare, qualora un soggetto ritenga leso un suo diritto dalla messa a disposizione del pubblico di uno o più contenuti su internet, ai sensi della proposta di regolamento dovrà in primo luogo inviare una richiesta di rimozione al gestore della pagina internet. Qualora le procedure di autoregolamentazione eventualmente previste dal gestore della pagina internet si rivelino infruttuose o, in assenza di tali procedure, in assenza di rimozione dei contenuti contestati entro due soli giorni dalla contestazione al gestore della pagina internet, il soggetto legittimato può adire all’AGCOM ai sensi del regolamento (sempre che nel frattempo non abbia proposto domanda dinanzi all’autorità giudiziaria) e chiedere a questa la rimozione del contenuto in sospetta violazione del diritto d’autore.
L’istruttoria  presso l’AGCOM prevede un contraddittorio esteso non solo all’utente sospettato di violare i diritti dell’istante e gestore della pagina internet ma anche all’internet service provider interessato. A seguito di una spedita istruttoria (eventualmente abbreviabile nei casi più gravi), in caso di accertamento della violazione l’AGCOM può ordinare al provider di eseguire una “rimozione selettiva” dei contenuti contestati o una “disabilitazione dell’accesso” ai medesimi, secondo criteri di “gradualità e proporzionalità”, oppure un reindirizzamento automatico ad altra pagina.

E’ molto chiaro a chi possa piacere tale impostazione e a chi non piaccia per nulla. I titolari di grandi portafogli di opere protette ovviamente non possono che essere soddisfatti della proposta, che prevede meccanismi di enforcement molto rapidi e incisivi, che sembrano idonei a rendere la tutela del diritto d’autore un po’ meno lenta rispetto agli uploader (e ai downloader ovviamente, anche se in teoria questi non sarebbero interessati dal provvedimento, anche se il più delle volte sono anch’essi uploader) e un po’ più veloce rispetto agli strumenti di tutela giurisdizionale. Scontenti, anzi scontentissimi, i providers, che di fatto si vedono dinanzi alla prospettiva di essere evocati in centinaia di micro-processi amministrativi e costretti a prendersi carico di un numero imprevedibile di ordini dell’Autorità, con conseguenze critiche sulla produttività aziendale. Scontenti pure gli attivisti della “libertà di internet” (ammesso che il temine abbia un qualche significato), che temono che lo strumento di enforcement possa essere utilizzato come paravento per finalità censorie.

Dovremo comunque aspettare il termine del periodo di consultazione e i prossimi passi dell’AGCOM per capire quanto della proposta appena esaminata diventerà realtà e quale portata innovativa avrà in concreto il provvedimento. Arrivederci pertanto al prossimo numero per tutte le novità.

Luca Egitto

Esperto in proprietà intellettuale ed industriale, IT, privacy, diritto commerciale e societario in particolare nell’industria dell’intrattenimento, dello sport e del commercio elettronico.

Website: www.replegal.it/it/cerca-i-professionisti/150-luca-egitto.html

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