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Gli aggregatori di notizie e gli editori di quotidiani

Negli ultimi mesi la diatriba tra i motori di ricerca (in particolare i siti “aggregatori” di notizie), da un lato, e gli editori di quotidiani elettronici, dall’altro, ha assunto una notevole importanza. 

Per aggregatori di notizie si intendono quei siti che, attraverso tecnicismi simili a quelli di un motore di ricerca, indicizzano all’interno delle proprie pagine notizie presenti su siti terzi (normalmente si tratta di quotidiani on-line), consentendo, attraverso un semplice link, l’accesso al contenuto delle stesse che verranno lette sul sito del quotidiano.
L’accusa che viene mossa a questa tipologia di servizio dai “classici” editori di notizie deriva dal fatto che, a detta di questi ultimi, gli aggregatori di notizie non farebbero altro che “rubare”, senza sostenere i relativi costi, le notizie di altri siti beneficiando dei relativi introiti pubblicitari.

È pur vero che la presenza di un quotidiano tra le fonti di un aggregatore di notizie può anche rivelarsi vantaggiosa: gli aggregatori di notizie, infatti, sono siti che vantano un significativo traffico di utenti e che, pertanto, sono in grado, di riflesso, di aumentare il traffico dei siti che ospitano le notizie indicizzate. Tale elemento positivo rappresenta, forse, uno dei motivi, insieme alla diversa forza dei contendenti, per cui alcuni quotidiani on-line, almeno in Italia, pur criticando e condannando il servizio in questione, non si siano scagliati più di tanto contro chi aggrega notizie altrui.
Su questo tema, tanto in Italia quanto altrove, la normativa sul diritto d’autore si dimostra inadeguata e, come ormai consueto, non al passo con i tempi e con l’evoluzione della realtà digitale. In ogni caso, la condotta degli aggregatori di notizie potrebbe rientrare tra le condotte qualificabili come atto di concorrenza sleale secondo quanto previsto dall’art. 101 della legge sul diritto che prevede: “Sono considerati atti illeciti […] la riproduzione sistematica di informazioni o notizie, pubblicate o radiodiffuse, a fine di lucro, sia da parte di giornali o altri periodici, sia da parte di imprese di radiodiffusione”.

Come detto, l’attenzione su questa tematica, tanto in Italia quanto soprattutto all’estero è notevole. La ratio di un intervento legislativo risiederebbe sul principio, ribadito recentemente anche dal Presidente francese Hollande, secondo cui chi trae profitto dall’informazione deve partecipare al suo finanziamento.
Al riguardo, diversi legislatori stranieri (Francia e Germania su tutti) intendono imporre il pagamento di una sorta di tassa per l’indicizzazione della  notizie ferma restando comunque la possibilità per gli editori di chiedere ai titolari dei siti che le proprie notizie non vengano indicizzate.
Sulla base di questa idea di fondo si sta affermando l’idea di dar vita ad un nuovo diritto connesso al diritto d’autore avente per oggetto l’indicizzazione dei contenuti e la pubblicazione on line di link agli stessi.     
Andando al di là delle ragioni o meno degli editori di quotidiani occorre evidenziare due problemi di difficile risoluzione: da un lato, l’imposizione di una tassa sull’indicizzazione determina una modifica del mondo internet per come si è affermato fino ad oggi e, dall’altro, occorre individuare quali siano i requisiti che devono avere i contenuti la cui indicizzazione rende necessario il pagamento della tassa. Come noto, la definizione di contenuto coperto dal diritto d’autore è molto ampia in tutte le legislazioni e l’ipotesi di tassare le attività di linking potrebbe avere come effetto quello di imporre il pagamento di un quantum per l’indicizzazione di qualsiasi contenuto coperto dal diritto d’autore.

Ecco quindi che l’attuazione di un principio anche giustificato (o quanto meno giustificabile) per quanto, forse, un po’ superato, si trova in conflitto con l’evoluzione della realtà digitale e con le classiche categorie del diritto d’autore. Non resta quindi che aspettare e vedere quali saranno (e se ci saranno) le misure che il legislatore (soprattutto quello nazionale) deciderà di prendere a tutela dei “classici” creatori di notizie.

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