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Alcune riflessioni sulla cosiddetta “Web Tax

L'introduzione della Web Tax é slittata al primo Luglio 2014.

Il tema e il rinvio hanno scatenato violente polemiche anche all'interno della stessa maggioranza. Per una volta, a nostro avviso, la deprecabile politica del rinvio, ha evitato guai peggiori. In primis, il privilegio, tutto italico, di diventare il primo Paese, membro della Unione Europea, ad introdurre una tassazione sulle transazioni on-line.

Un principio condiviso da molti nel merito ma da affrontare, a nostro avviso, con un metodo molto diverso. Proviamo a vedere come: innanzitutto cercando un più ampio compromesso (nel senso virtuoso del termine!) tra valenze economiche, politiche e sociali. Bisogna cercare di coniugare da un lato una necessaria armonizzazione fiscale su questa tematica tra tutti gli Stati membri evitando disallineamenti potenzialmente idonei a creare ulteriori spaccature all'interno della già zoppicante Europa.

Dall'altro lato bisogna tracciare una politica globale nei confronti del mondo del digitale che non tocchi soltanto aspetti fiscali ma definisca anche indirizzi di una industria che dovrebbe rappresentare l'innovazione anche in termini di nuovi posti di lavoro, soprattutto tra i giovani. Oggi i "grandi" industriali del Web, in tutta Europa, stanno legittimamente ottimizzando il loro tax planning, insediando i loro quartier generali ( e i loro server centrali!) nelle giurisdizioni che agevolano la fiscalità locale per gli investitori esteri. Bisogna, a nostro parere, evitare criminalizzazioni preconcette e spesso ideologiche, e concentrarci invece, fatto salvo l'obbiettivo primario di una regolamentazione uniforme in Europa, rispettosa dei principi sulla libera circolazione dei beni e servizi al suo interno, nell'individuare un percorso che contempli ,a breve, una rivisitazione globale del mondo digitale non solo in termini di tassazione ma di sviluppo e di impegni degli operatori a responsabilizzarsi in politiche di investimento sane, sostenibili e socialmente virtuose.

E' auspicabile che in questi sei mesi che ci separano dall'entrata in vigore della nuova normativa italiana, si possa aprire un cantiere di discussione con un tavolo allargato a tutte le parti coinvolte, condividendo un perimetro di interventi (ad esempio: programma di investimenti da effettuare nel nostro Paese, digitalizzazione del sistema scolastico, formazione dei giovani, creazione di incubatori di impresa, portatori di esperienze e know- how americano, promozione di iniziative mirate alla nascita di nuovi posti di lavoro etc etc) in cui la tassazione sia uno dei punti in agenda ma non l'argomento centrale.

Ci affacciamo, noi italiani, con fatiche culturali e tecnologiche non banali al mondo del Web e la prima cosa che discipliniamo sono le transazioni commerciali e la loro fiscalità. Davvero una politica brillante per far tornare gli stranieri a investire nell'ex Bel Paese! Abbiamo tutti bisogno di invertire un trend depressivo ritornando a sperare nella crescita. Questa è una grande occasione. Non sprechiamola.

Una politica che nei prossimi due mesi sappia avviare un tavolo che coniughi gli obbiettivi sopra accennati ,rappresenterebbe quella politica Buona di cui abbiamo tanto bisogno. Sfruttiamo al meglio questo rinvio offerto dal Parlamento. Con lucidità, visione europea, menti sgombre da facili ideologismi obsoleti.

Buon lavoro.

Riccardo Rossotto

Riccardo Rossotto è il Senior Partner di R&P Legal. Ha svolto la sua attività professionale su tutto il territorio nazionale, specializzandosi in materia di diritto industriale, societario e commerciale.

Website: www.replegal.it/it/cerca-i-professionisti/130-riccardo-rossotto.html

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