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Nicola Berardi

Nicola Berardi

Svolge la propria attività prevalentemente nell’ambito del contenzioso civile e collabora in ambito stragiudiziale in materia di diritto commerciale e societario.

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D.L. 34/2019: obbligo di indicare in bilancio i tempi medi di pagamento

Il D.L. 34 del 30/04/2019 ha introdotto l’art. 7-ter nel D.Lgs. 231/2002 (in materia di lotta contro i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali) ai sensi del quale “A decorrere dall'esercizio 2019, nel bilancio sociale le società danno evidenza dei tempi medi di pagamento delle transazioni effettuate nell'anno, individuando altresì gli eventuali ritardi medi tra i termini pattuiti e quelli effettivamente praticati. I medesimi soggetti danno conto nel bilancio sociale anche delle politiche commerciali adottate con riferimento alle suddette transazioni, nonché delle eventuali azioni poste in essere in relazione ai termini di pagamento”.

Blockchain e smart contract: le definizioni del D.L. Semplificazioni

Dopo lo stralcio della norma dello scorso dicembre, la legge di conversione del D.L. Semplificazioni (D.L. 135/2018) ha introdotto, all’art. 8-ter, la definizione di “tecnologie basate su registri distribuiti” (“le tecnologie e i protocolli informatici che usano un registro condiviso, distribuito, replicabile, accessibile simultaneamente, architetturalmente decentralizzato su basi crittografiche, tali da consentire la registrazione, la convalida, l'aggiornamento e l'archiviazione di dati sia in chiaro che ulteriormente protetti da crittografia verificabili da ciascun partecipante, non alterabili e non modificabili”) e “smart contract” (“un programma per elaboratore che opera su tecnologie basate su registri distribuiti e la cui esecuzione vincola automaticamente due o più parti sulla base di effetti predefiniti dalle stesse. Gli smart contract soddisfano il requisito della forma scritta previa identificazione informatica delle parti interessate, attraverso un processo avente i requisiti fissati dall'Agenzia per l'Italia digitale con linee guida da adottare entro novanta giorni”).

Il conferimento in capitale delle criptovalute è non attuabile per la Corte d’Appello di Brescia

Con provvedimento del 30 ottobre 2018, la Corte d’Appello di Brescia si è pronunciata negativamente sul reclamo proposto dall’amministratore unico di una s.r.l. avverso il decreto del Tribunale che aveva negato il conferimento in natura di criptovalute (già commentato qui).

In prima istanza, il Tribunale aveva avallato l’interpretazione del Notaio che, stante la volatilità della criptovaluta in oggetto, si era rifiutato di provvedere all’iscrizione nel Registro delle Imprese della delibera assembleare di aumento di capitale sociale. In particolare, le Sezioni Specializzate avevano ritenuto non affidabile la perizia di stima e dunque impossibile il conferimento (nel caso di specie), pur precisando che non era genericamente “in discussione l’idoneità della categoria di beni rappresentata dalle c.d. ‘criptovalute’ a costituire elemento di attivo idoneo al conferimento nel capitale di una s.r.l.”.

Startup innovative: il requisito della privativa industriale non è riutilizzabile

  • 29 December 2018 |
  • Published in Startup

Con nota n. 0348960 del 2 ottobre 2018, il Ministero dello Sviluppo Economico ha risposto ad un quesito della Camera di Commercio di Chieti che aveva chiesto di chiarire se una società di sviluppo software, licenziataria di un brevetto di titolarità di una startup innovativa, potesse sfruttare tale privativa al fine di accedere a sua volta alla qualifica di startup innovativa.

Conferimento in natura di criptovalute negato dal Tribunale di Brescia

Con decreto n. 7556 del 18/07/2018, il Tribunale di Brescia ha rigettato il ricorso proposto dall’amministratore unico di una s.r.l. avverso il rifiuto del Notaio di provvedere all’iscrizione nel Registro delle Imprese della delibera assembleare di aumento di capitale sociale mediante conferimento in natura di criptovalute.

Servizio televisivo, tutela dei dati personali e diritto all’immagine: il punto della Cassazione

Con ordinanza n. 16358 del 21 giugno 2018, la Corte di Cassazione ha confermato la sentenza di merito che aveva condannato l’editore di una rete televisiva al risarcimento del danno non patrimoniale in favore di un soggetto che, avvicinato da una complice della trasmissione, era stato ripreso nell’autovettura di quest’ultima dove era stato interpellato su comportamenti e opinioni attinenti alla sfera sessuale e, in assenza di un valido consenso al trattamento dei dati personali, aveva visto mandare in onda il relativo servizio.

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