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Enrico Felli

Enrico Felli

Si occupa prevalentemente di diritto fallimentare e di diritto societario e commerciale.

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Domanda di concordato non ammessa e successivo fallimento: i criteri per la consecuzione tra procedure concorsuali

La Cassazione, con l’ordinanza n. 9290 del 16.4.2018, ha affermato che la sola proposizione della domanda di concordato preventivo, anche se non ammesso, costituisce elemento sufficiente per consentire che, in caso di successivo fallimento, sia ipotizzabile la consecuzione tra procedure, con la specificazione che occorre sempre tenere in considerazione la continuità dello stato di crisi patrimoniale e l’effettiva consistenza della finestra temporale tra le due procedure, cosicché se questa risulta eccessivamente ampia, non potrà riscontrarsi la predetta consecuzione sostanziale.

I privilegi introdotti ex novo hanno efficacia retroattiva

La Corte Costituzionale, con la sentenza n. 176 del 13.07.2017, pubblicata in data 01.02.2018, ha affermato che, in applicazione di un principio generale valido per tutte le procedure concorsuali, i privilegi introdotti ex novo dal legislatore si applicano anche ai crediti sorti anteriormente alla legge che li istituisce. Tali crediti concorrono dunque con gli altri crediti privilegiati, pur essendo già divenuto lo stato passivo definitivo, e dunque a prescindere dal tempo in cui siano stati azionati e dal fatto che sino a quel momento fossero in tutto e per tutto crediti di rango chirografario.

Crediti dei professionisti: Privilegio assicurato anche per IVA e contributi previdenziali

In seguito alla modifica apportata dalla Legge di Bilancio 2018 all’art. 2751 bis n. 2 c.c., dal 1.1.2018, nel fallimento, i crediti Iva dei professionisti, così come i contributi previdenziali, saranno considerati di rango privilegiato. Mancando le disposizioni transitorie, occorrerà ora capire se tale privilegio potrà essere riconosciuto anche per gli stati passivi già dichiarati esecutivi, anche se occorre rilevare che il relativo decreto di ammissione al passivo ha valore di giudicato endofallimentare e dunque risulta immodificabile e definitivo.

Aiuti di Stato (Reg. CE n. 800/2008) e imprese sottoposte a procedure concorsuali

In una recente sentenza (n. 245 del 6/07/2017) la Corte di giustizia UE ha chiarito che l’articolo 1, § 7, lett. c) del reg. (CE) n. 800/2008, concernente l’esclusione dagli aiuti di stato per le imprese in difficoltà, si applica a tutte le procedure concorsuali, sia quelle avviate su istanza dell’imprenditore, sia quelle aperte d’ufficio. Tale articolo va inoltre interpretato nel senso che (i) non è possibile beneficiare degli aiuti di stato se vi sono le condizioni per accedere a una procedura concorsuale; (ii) gli aiuti dovranno essere revocati se al momento del loro ottenimento sussistevano già le predette condizioni; (iii) non assume rilievo il mero fatto che, successivamente alla concessione di un aiuto, sia stata aperta una procedura concorsuale.

Pubblicato il quaderno n. 71 della Scuola di alta formazione da parte dell’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Milano

L’ODCEC di Milano ha divulgato il quaderno SAF n. 71 sui sistemi di allerta interna. Esso si rivolge in particolare ai sindaci e ai revisori contabili; obiettivo del quaderno è quello di fornire a tali soggetti indicazioni pratiche su come individuare la crisi e l’insolvenza nell’impresa: vengono forniti due schemi di procedure operative (ordinaria e semplificata), oltre ad alcune definizioni rilevanti (quale ad esempio quella di “probabilità d’insolvenza”) e ad un elenco di anomalie rilevanti (o “early warning”).

Ricorso straordinario per cassazione e provvedimento di omologa dell’accordo di ristrutturazione dei debiti

La Cassazione a sezioni unite, con la sentenza n. 26989 del 27 dicembre 2016, ha stabilito che il decreto della corte d’appello che decide sul reclamo proposto avverso il provvedimento che si pronuncia (in maniera positiva o negativa) in merito all’omologazione dell’accordo di ristrutturazione dei debiti è soggetto al ricorso straordinario per cassazione, in ragione del carattere decisorio di tale decreto e non essendo previsti altri mezzi di impugnazione.

Concordato annullabile anche in caso di atti di frode “atipici”

La Cassazione, con la sentenza 14 settembre 2016 n. 18090, ha stabilito che il concordato preventivo può essere annullato ai sensi dell’art. 186 L.F. qualora, al fine di alterare la situazione patrimoniale della società proponente, siano stati commessi atti di frode, non soltanto se riconducibili alle ipotesi previste dall’art. 138 L.F., ma, più genericamente, purché idonei ad indurre i creditori in errore sulla fattibilità e sulla convenienza economica del concordato proposto.

Ammissibile la falcidia IVA nel concordato preventivo

La Corte di Giustizia dell’Unione Europea, con la sentenza C-546/2014 del 7 aprile 2016, ha stabilito che l’art. 4 del TUE e la Direttiva 2006/112/CE, relativa al sistema comune d’imposta sul valore aggiunto, non ostano a un’interpretazione della normativa nazionale (la Legge Fallimentare) volta a consentire all’imprenditore che si trovi in stato di crisi o di insolvenza la presentazione di una domanda di concordato preventivo liquidatorio, che preveda il pagamento parziale dell’IVA, se accompagnata dalla relazione di un esperto indipendente, il quale attesti che non risulterebbe possibile il soddisfacimento in misura maggiore di tale debito in caso di fallimento.

Il professionista attestatore di cui all’art. 67, comma 3, lett. D), L.F. non è pubblico ufficiale

La Cassazione, con la sentenza 9542/2016, ha stabilito che il professionista attestatore, incaricato di redigere la relazione di cui all’art. 161, comma 3, L.F. nell’ambito del concordato preventivo, non assume la qualifica di pubblico ufficiale, con la conseguenza che non è configurabile a suo carico il reato di falso ideologico; qualifica che è invece espressamente attribuita dalla Legge Fallimentare ad altri soggetti, quali il curatore, il commissario giudiziale e il commissario liquidatore.

Il nuovo art. 163 bis L.F.: le offerte concorrenti nel concordato preventivo

Il nuovo art. 163 bis L. F., introdotto dal D.L. 27 giugno 2015 n. 83 convertito con modificazioni dalla L. 6 agosto 2015, n. 132, è uno degli strumenti inseriti dal legislatore per incrementare la concorrenza nell’ambito del concordato preventivo. La nuova disposizione, rubricata “offerte concorrenti”, intende infatti porre fine alla diffusa prassi dei c.d. “concordati chiusi”, ossia piani di concordato fondati sulla cessione dell’azienda, di un suo ramo o di un cespite particolarmente significativo ad un soggetto predeterminato, sovente già individuato nella fase antecedente la presentazione del ricorso ai sensi dell’art. 161 L.F.- In particolare, tale prassi prevedeva la stipula di un contratto di cessione dell’azienda sospensivamente condizionato all’omologazione del concordato, spesso preceduto da un contratto d’affitto al fine di conservare il valore di funzionamento del complesso aziendale nell’ottica di un maggiore soddisfacimento dei creditori. In alcuni casi la cessione dell’azienda era talvolta conclusa dopo la presentazione di una domanda di concordato con riserva ai sensi dell’art. 161, VI comma, a seguito di apposita istanza volta ad ottenere l’autorizzazione del giudice trattandosi naturalmente di un’operazione di carattere straordinario. L’accordo veniva poi recepito nel piano concordatario e sottoposto all’approvazione dei creditori i quali si trovavano, in assenza di alternative, di fatto costretti ad approvare un concordato che prevedeva la cessione di determinati cespiti a condizioni inferiori a quelle di mercato e spesso a soggetti compiacenti o comunque legati al debitore.

La nuova disposizione intende porre fine a queste prassi, ritenendole produttive di effetti distorsivi sul mercato, introducendo l’obbligo di esperire una procedura competitiva in relazione al bene oggetto del negozio di  trasferimento.

Con particolare riferimento alle offerte oggetto della procedura competitiva, il primo comma della disposizione ne definisce le caratteristiche, precisando che devono intendersi ricomprese differenti tipologie negoziali, sia di carattere unilaterale che bilaterale, quali, a titolo esemplificativo, offerta semplice, offerta irrevocabile o contratto preliminare. L’offerta deve prevedere il trasferimento dell’azienda, del ramo d’azienda o di un singolo cespite a fronte di una controprestazione in denaro o comunque di carattere oneroso, come un negozio permutativo quale la datio in solutum o la cessione di crediti. La formulazione della disposizione consente di applicare l’istituto a una molteplicità di ipotesi tra loro differenti sia per tipologia sia per modalità di realizzazione, al fine di favorire il più possibile la conservazione dei valori del complesso aziendale, ove possibile anche grazie alla prosecuzione dell’attività produttiva. Il trasferimento può essere immediato o, precisa il primo comma, avere luogo anche in un momento successivo, e sarà questa di norma la prassi, a fronte delle tempistiche e delle modalità normalmente necessarie per la procedura. Il trasferimento può avvenire anche prima dell’omologazione dell’accordo, o addirittura prima della presentazione del piano, ponendosi così fine al dibattito circa la possibilità di compiere atti di carattere anticipatorio nella fase ante-omologa.

Quanto allo svolgimento della procedura, prevede il secondo comma che il decreto del tribunale stabilisce le modalità di presentazione delle offerte, in maniera tale che ne sia assicurata la comparabilità, i requisiti di partecipazione degli offerenti, le forme e i tempi di accesso alle informazioni rilevanti,  le modalità di svolgimento della procedura competitiva, le garanzie che devono essere prestate dagli offerenti, le forme di pubblicità del decreto e la data dell’udienza per l’esame delle proposte.

Il terzo comma disciplina in concreto le modalità di svolgimento della gara tra i vari offerenti, prevedendo che all’udienza fissata per il loro esame le offerte siano rese pubbliche e, in presenza di più proposte migliorative, il giudice disponga una gara tra gli offerenti. Essa può avere luogo alla medesima udienza o ad un’udienza immediatamente successiva, in modo tale che eventuali offerenti non presenti possano essere avvisati dell’apertura della gara. È importante precisare che la procedura competitiva deve necessariamente concludersi prima dell’adunanza dei creditori, in modo tale che i medesimi siano messi nelle condizioni di esprimere in maniera informata il proprio consenso alla proposta in sede di votazione, e ciò indipendentemente dal fatto che il trasferimento abbia luogo prima o dopo l’omologazione del concordato. E’ appena il caso di precisare che l’ultimo periodo del terzo comma dell’art. 163 bis L.F. stabilisce che, in caso di vendita o aggiudicazione a soggetto diverso da quello che ha formulato la proposta iniziale, quest’ultimo è liberato di tutte le obbligazioni eventualmente assunte nei confronti del debitore e che il commissario dispone a suo favore il rimborso delle spese e dei costi sostenuti per la formulazione dell’offerta entro il limite massimo del 3% del prezzo in essa indicato.

Vista la sua recente introduzione, la norma ha sino ad oggi trovato limitata applicazione in giurisprudenza. Tra le poche pronunce in materia si colloca il Decreto del Tribunale di Bergamo del 23 dicembre 2015, emesso nell’ambito di una procedura di concordato preventivo con riserva seguita da R&P Legal, con il quale il giudice ha autorizzato l’affitto d’azienda, prevedendo il differimento dell’esperimento della procedura competitiva. Il Tribunale, richiamando il disposto di cui all’art. 163 bis, ultimo comma, L.F. - che consente di applicare la procedura competitiva in quanto compatibile con gli atti di straordinaria amministrazione che necessitano di un’autorizzazione del tribunale durante il periodo intercorrente tra la presentazione della domanda di concordato con riserva e l’ammissione alla procedura concorsuale - ha ritenuto possibile differire l’esperimento della procedura competitiva al momento della cessione dell’azienda, e ciò al fine di permettere la continuazione dell’attività che sarebbe stata altrimenti compromessa. La ritenuta “non compatibilità” della procedura competitiva con le esigenze di salvaguardia del complesso aziendale costituisce dunque, secondo quanto stabilito dal Tribunale di Bergamo, la giustificazione del rinvio della procedura medesima al momento della cessione dell’azienda. La decisione, giustificata dalle peculiarità dell’attività svolta dalla società in concordato (una fonderia), si è resa necessaria sia al fine di evitare un’interruzione della produzione, che sarebbe stata altrimenti compromessa a causa degli elevati costi per lo spegnimento e la riaccensione dei forni, sia per salvaguardare i clienti della società che necessitavano di un approvvigionamento di prodotti finiti senza soluzione di continuità, anche al fine di evitare l’applicazione delle penali previste nei contratti di fornitura.

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