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Daniele Merighetti

Daniele Merighetti

Svolge prevalentemente attività di assistenza stragiudiziale e giudiziale nell’ambito delle materie di diritto civile, con particolare riferimento alla responsabilità contrattuale, alle locazioni ed alla tutela del consumatore.

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Anche il padre deve essere risarcito per la nascita indesiderata di un figlio

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 2675 del 5.2.2018, ha stabilito, in tema di responsabilità del medico per erronea diagnosi concernente il feto e la conseguente nascita indesiderata, che il risarcimento dei danni che costituiscono effetto immediato e diretto dell’inadempimento della struttura sanitaria all’obbligazione contrattuale spetta non solo alla madre ma anche al padre, atteso il complesso di diritti e doveri che si incentrano sulla procreazione cosciente e responsabile. Agli effetti negativi della condotta del medico e alla responsabilità della struttura in cui egli opera, non può ritenersi estraneo il padre, il quale deve essere considerato tra i “soggetti protetti”, con il correlato diritto al ristoro dei danni, tra i quali il pregiudizio patrimoniale per il dovere di mantenimento dei figli.

Non si può escludere il danno patrimoniale per il solo fatto che la vittima del sinistro può svolgere attività che non necessitano di integrità psico-fisica assoluta

La Corte di Cassazione Sez. III, con la sentenza n. 2348 del 31 gennaio 2018, ha stabilito che non si può escludere, in partenza, il danno patrimoniale per il sol fatto che al danneggiato nel sinistro stradale sarebbe data la possibilità di svolgere attività che non richiedono un’assoluta integrità psico-fisica.

Va compiuto, infatti, l’accertamento presuntivo in ordine alla riduzione della perdita di guadagno nella sua proiezione futura, imposto dall’entità dei postumi, anche in termini di perdita di chance.

Nel caso di specie, l’invalidità grave non consente al danneggiato di attendere all’occupazione che aveva al momento del sinistro e ad altre confacenti alle sue attitudini e condizioni personali e ambientali, circostanza che integra un pregiudizio patrimoniale da perdita di chance.

Il venditore deve restituire il prezzo se la cessione di un terreno gravato da usi civici viene dichiarata nulla

La Corte di Cassazione Sez. II, con la sentenza n. 1534 del 22.1.2018, ha stabilito che la nullità della cessione di un terreno gravato da usi civici, peraltro anche rilevabile d’ufficio dal Giudice, obbliga il venditore a restituire il prezzo.  Inoltre l’intervenuta transazione con il Comune, sottoscritta dal compratore, non ostacola l’operatività dell’evizione nei rapporti tra privati. Si tratta, dunque, secondo la Suprema Corte di nullità assoluta ed insanabile. Pertanto, poiché il compratore aveva perso la disponibilità del bene immobile, occorre ripristinare la situazione patrimoniale dell’acquirente con la restituzione del prezzo, a suo tempo versato.

Il danno relazionale va risarcito per la lesione di ogni diritto garantito dalla Costituzione

La Corte di Cassazione, con un’articolata sentenza n. 901 del 17.1.2018, ha stabilito che il danno relazionale, inteso come significativa alterazione della vita quotidiana, è conseguenza omogenea di qualsiasi lesione di un diritto a copertura costituzionale, sia esso il diritto alla salute, sia esso altro diritto tutelato dalla Carta fondamentale.

Si deve ritenere che, se le tabelle del danno biologico offrono un indice standard di liquidazione, l’eventuale aumento percentuale sino al 30 per cento sarà funzione della dimostrata peculiarità del caso concreto in relazione al vulnus arrecato alla vita di relazione del soggetto, mentre altra e diversa indagine andrà compiuta in relazione alla patita sofferenza interiore, senza peraltro che alcun automatismo risarcitorio sia pregiudicabile.

Colui il quale chiede il risarcimento per i danni subiti all’immobile di cui ha l’uso non è tenuto a dimostrare la sua qualità di conduttore

La Corte di Cassazione, con sentenza n. 30550 del 20.12.2017, ha stabilito che chi agisce in giudizio per chiedere il ristoro dei danni patiti dall’immobile in condominio, di cui ha l’uso, non è tenuto a dimostrare la sua qualità di conduttore del bene medesimo.

La natura non petitoria del giudizio comporta, infatti, che può agire chiunque abbia la disponibilità di fatto della cosa, purché in base a titolo non contrario a norme di ordine pubblico, e, quindi, in ipotesi, anche il mero comodatario.

Né può essere eccepito dagli altri condomini che il regolamento vieta una determinata attività nell’alloggio, dal momento che questa eccezione può essere proposta solo nei confronti del proprietario dell’immobile.

Il committente non è tenuto al risarcimento nei confronti del dipendente dell’appaltatore

La Corte di Cassazione, con sentenza n. 29582/2017, ha stabilito che la responsabilità per la violazione dell’obbligo di adottare le misure necessarie a tutelare l’integrità fisica dei prestatori di lavoro si estende al committente, solo ove lo stesso si sia reso garante della vigilanza relativa alla misura da adottare in concreto e si sia riservato i poteri tecnico organizzativi dell’opera da eseguire. Non è configurabile, quindi, una responsabilità del committente in re ipsa e cioè per il solo fatto di avere affidato in appalto determinati lavori ovvero un servizio. Va esclusa, pertanto, un’applicazione automatica del principio secondo cui il dovere di sicurezza è riferibile, oltre che al datore di lavoro (di regola, l’appaltatore), anche al committente.

Per ottenere il risarcimento del danno biologico bastano i certificati di un medico privato

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 27574 del 21 novembre 2017, ha stabilito che deve essere risarcito il danno biologico in favore dei genitori del minore, che durante l’anno scolastico si fa male, pur se in giudizio siano stati prodotti unicamente certificati medici non asseverati con giuramento, in quanto provenienti da strutture private.

Secondo la Suprema Corte, infatti, la provenienza di un certificato medico da una struttura pubblica e la sua asseverazione con giuramento non costituiscono requisiti necessari ai fini della prova documentale per la liquidazione del danno biologico e, in generale, per sostenere fatti che richiedano un accertamento e/o una valutazione di tipo scientifico.

Il condominio è tenuto al risarcimento del danno provocato da un vizio di progettazione dell’ascensore

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 26533 del 9.11.2017, ha stabilito che spetta al condominio l’onere di risarcire le vittime di un sinistro causato dalla caduta della cabina nell’ascensore dell’edificio, anche se l’incidente è stato determinato da un errore di progettazione dell’impianto.

Secondo la Suprema Corte, non ricorre il caso fortuito idoneo ad escludere la responsabilità del condominio anche qualora la cosa oggetto di custodia abbia provocato il danno in conseguenza di un vizio costruttivo.

Per i supremi Giudici, infatti, il “fatto del terzo” integra gli estremi del caso fortuito, tale da escludere la responsabilità del custode di cui all’art. 2051 c.c., solo se si tratta della condotta di un soggetto, estranea al custode, di per sé idonea a provocare il danno a prescindere dall’uso della cosa.

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