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Amministratore di società per azioni: stipendio pignorabile senza limiti

Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione sono state chiamate ad inquadrare il rapporto tra la società per azioni ed il suo amministratore al fine di stabilire se ai compensi o agli emolumenti percepiti dall’amministratore debba applicarsi il limite di pignorabilità previsto dall’art. 545, comma IV, c.p.c..

Secondo la Suprema Corte “L’amministratore unico o il consigliere d’amministrazione di una società per azioni sono legati da un rapporto di tipo societario che, in considerazione dell’immedesimazione organica che si verifica tra persona fisica ed ente e dell’assenza del requisito della coordinazione, non è compreso in quelli previsti dal n. 3 dell’art. 409 c.p.c. Ne deriva che i compensi spettanti ai predetti soggetti per le funzioni svolte in ambito societario sono pignorabili senza i limiti previsti dal quarto comma dell’art. 545 c.p.c.”.

La statuizione della Corte, di cui alla sentenza n. 1545/2017,  rende, quindi, possibile per i creditori pignorare l’intero anziché solamente la quota di 1/5 degli emolumenti e compensi percepiti dagli amministratori.

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Asta giudiziaria: è onere dell’interessato all’acquisto dell’immobile esaminare la perizia

Con la sentenza n. 21480/2016, la Corte di Cassazione si è pronunciata sul caso di una vendita all’asta ove non era stata indicata - nell’ordinanza di vendita emessa dal Giudice dell’esecuzione e neppure nella relativa pubblicità - l’esistenza di una sentenza di condanna del debitore a demolire parte dell’immobile subastato. L’aggiudicatario dell’immobile chiedeva, quindi, la restituzione della cauzione versata e ometteva il versamento del saldo. Secondo la Corte, la posizione dell’aggiudicatario non può essere condivisa in quanto “non tutte le circostanze rilevanti ai fini della precisa individuazione delle caratteristiche del bene offerto in vendita (…) devono essere dettagliatamente esposte nell’ordinanza di vendita e indicate nella relativa pubblicità, purchè esse siano comunque ricavabili dall’esame della relazione di stima  e del fascicolo processuale, che è onere (e diritto) degli interessati all’acquisto consultare prima di avanzare offerte”.

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Libretto postale: somme depositate a titolo di pensione o stipendio pignorabili solo per un quinto

Il generale principio del limite alla pignorabilità di stipendio e pensioni è da applicare anche al caso di somme versate su libretti postali. La Corte di Cassazione ritiene che le somme confluite sui libretti postali a titolo di trattamento retributivo, pensionistico e previdenziale sono pignorabili e sequestrabili fino all’ammontare di 1/5 poiché tale è la regola generale stabilita dall’ordinamento giuridico che non può trovare deroghe (nel caso specifico, la Corte si è pronunciata su una fattispecie di omesso versamento Iva e sull’esecuzione di un sequestro preventivo per equivalente). Tali trattamenti sono tutelati nella restante parte di 4/5 in quanto riconducibili all’area dei diritti della persona, tutelati ai sensi dell’art. 2 della Costituzione.

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Il Legislatore ha il potere costituzionalmente insindacabile di determinare il limite di pignorabilità dello stipendio.

Con la sentenza n. 248 del 2015, la Corte Costituzionale ha dichiarato non fondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 545, comma IV, c.p.c. in relazione agli articoli 3 e 36 della Costituzione.

Secondo il Tribunale ordinario di Viterbo, autorità rimettente, anche per il lavoratore, così come per il pensionato, dovrebbe essere individuato un minimo vitale impignorabile poiché, contrariamente, si violerebbe il diritto costituzionalmente garantito del lavoratore ad una retribuzione “in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un'esistenza libera e dignitosa.”

La Corte ha respinto la tesi del Tribunale a quo, confermando il proprio orientamento e ribadendo l’insindacabilità della previsione dell’art. 545 c.p.c.: le somme dovute a titolo di stipendio, salario o altre indennità relative al rapporto di lavoro o di impiego da privati al lavoratore possono essere pignorate nella misura di 1/5, senza alcuna previsione di un minimo vitale impignorabile.

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