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La legge di Bilancio 2018 ha reintrodotto la notifica al Garante?

Attraverso la recente legge di Bilancio 2018, il Legislatore è nuovamente intervenuto in tema privacy, proseguendo nel disegno di armonizzazione della normativa nazionale al GDPR. Tra le novità, particolare perplessità ha destato il comma 1022 dell’art. 1, laddove si stabilisce che il titolare, ove effettui un trattamento fondato sull’interesse legittimo che prevede l’uso di nuove tecnologie o di strumenti automatizzati, debba darne tempestiva comunicazione al Garante Privacy, utilizzando un modello che dovrà essere predisposto dal tale Autorità entro due mesi dall’entrata in vigore della Legge stessa. Tale emendamento risulterebbe, secondo i primi commenti in dottrina, in palese contrasto con il GDPR, che ha eliminato l’obbligo di notifica al Garante, ritenuto dal legislatore europeo un mero onere amministrativo e finanziario. Sono attesi, in proposito, ulteriori interventi chiarificatori.

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Codice Privacy: i recenti interventi del legislatore

Con la Legge n. 167/17, pubblicata in G.U. il 27 novembre 2017 ed entrata in vigore lo scorso 12 dicembre, il Legislatore ha formalmente dato il via al processo di armonizzazione della normativa nazionale in tema di trattamento dei dati personali con il GDPR. Tali interventi, avvertiti dalla maggioranza come poco chiari, piuttosto ambigui, e, in ogni caso, del tutto inadeguati rispetto ai chiarimenti che si attendevano ai fini della armonizzazione del Codice Privacy con il GDPR, hanno introdotto una parziale rivisitazione della figura del responsabile ex art. 29 del Codice Privacy, attraverso l’inserimento del comma 4-bis e la sostituzione del comma 5, nonché determinato l’aggiunta dell’art. 110-bis, sul riutilizzo dei dati, anche sensibili – ad esclusione di quelli genetici – a condizione che siano adottate forme preventive di minimizzazione e anonimizzazione, e previa autorizzazione del Garante Privacy. Attraverso la suddetta Legge, infine, sono stati disposti alcuni potenziamenti alle risorse del Garante Privacy, nonché estesi a 72 mesi i termini di conservazione dei dati di traffico telefonico e telematico.

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Protezione dei dati personali e trasparenza amministrativa: la Cassazione ne ridefinisce i confini

Con sentenza n. 20615/2016, la Corte di Cassazione si è pronunciata in relazione al controverso rapporto tra la protezione dei dati personali e la tutela della trasparenza amministrativa. In tale pronuncia – in cui la Suprema Corte ha ritenuto lecito il trattamento dei dati personali di 3 cittadini effettuato dal Comune di Marsala mediante pubblicazione online di alcune delibere - tale autorità ha, dapprima, precisato che la diffusione di dati personali è lecita se prevista da una norma di legge o da un regolamento e, successivamente, ritenuto che la mera indicazione del nome e del cognome degli interessati non rende tali soggetti “identificabili”, ai sensi dell’art. 4 del Codice Privacy, ove non associata ad altri elementi identificativi degli stessi (quali data e luogo di nascita, residenza ecc.) e seguita da apposite operazioni di ricerca. Per la Corte di Cassazione, inoltre, il dato personale relativo ad un infortunio non è informazione idonea a rivelare lo stato di salute dell’interessato e non rientra, pertanto, nella definizione di dato sensibile di cui al Codice Privacy.

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