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Piero Magri

Piero Magri

Avvocato esperto in diritto penale dell’impresa, con esperienza nell’ambito dei reati aziendali, reati societari e fallimentari, reati contro la Pubblica Amministrazione nonché a tutela della reputazione.

Website URL: http://www.replegal.it/it/cerca-i-professionisti/138-piero-magri.html

Infortuni sul lavoro e valutazione dei rischi

E' stata recentemente depositata la motivazione di una interessante sentenza della Suprema Corte in materia di infortuni sul lavoro che ha analizzato le responsabilità per un decesso di un progettista entrato in un cantiere (non ancora aperto) per fare una valutazione dei locali. Lo stesso si è trovato di fronte ad una situazione di cantiere nuova e non segnalata a causa della creazione di un varco creato da un soggetto terzo. Ebbene la Corte ha stabilito che non può sussistere la responsabilità degli imputati se l’insorgenza di un rischio (nella specie caduta dall’alto) sia avvenuta in tempi successivi alla valutazione dei rischi comunque eseguita e se gli imputati siano rimasti incolpevolmente all’oscuro, essendo rilevante la conoscibilità del rischio.

 

Abuso d’ufficio e vendita di immobili di una Azienda Sanitaria Pubblica

In una ampia sentenza depositata il 21 settembre 2017 (se ne allega solo uno stralcio) relativa alle vendite del patrimonio immobiliare di una ASP, la Corte di Appello di Milano ha ritenuto sussistente il reato di abuso d’ufficio, applicandosi alle ASP la disciplina del RD 23 maggio 1924 n. 827 che impone di procedere alla vendita del patrimonio immobiliare con la procedura ad evidenza pubblica. Risulta del tutto illegittimo per le ASP (e non invece, in base a leggi specifiche, per gli Enti Pubblici previdenziali) l’alienare i cespiti condotti in locazione proponendo ai conduttori di esercitare preventivamente il diritto di prelazione sugli immobili, consentendo così favoritismi e sconti a vantaggio di personaggi di rilievo.

Bancarotta ed omesso versamento di contributi previdenziali

La Suprema Corte in una recente sentenza in cui ha condannato l’imputato per alcuni fatti di bancarotta, ha ritenuto però insussistente la bancarotta per dissipazione nell’ipotesi di omesso versamento di contributi previdenziali da parte del fallito. La condotta in concreto contestata nel mancato versamento di contributi previdenziali non rientra tra le operazioni incoerenti con le esigenze dell’impresa, ma appare collegata ad una mancanza di liquidità che ha poi portato al fallimento della società.

La IV direttiva riciclaggio entra in vigore

È stato pubblicato nel Supplemento alla Gazzetta Ufficiale del 19 giugno 2017 il decreto legislativo 25 maggio 2017, n. 90 di attuazione della direttiva (UE) 2015/849 relativa alla prevenzione dell'uso del sistema finanziario a scopo di riciclaggio dei proventi di attività criminose e di finanziamento del terrorismo (c.d. IV Direttiva Antiriciclaggio). Il decreto entra in vigore a partire dal 4 luglio 2017 e riscrive il dlgs 231/07, prevedendo nuovi adempimenti, alcune semplificazioni, nuovi destinatari e nuove sanzioni. Tra le novità l’istituzione di un Responsabile antiriciclaggio, obblighi più stringenti di identificazione del cliente e di valutazione del rischio, nonché  sanzioni per la mancata formazione e procedure di segnalazione sugli inadempimenti.

Con specifico riferimento ai pregressi adempimenti, si applica la legge vigente all’epoca della commessa violazione, se più favorevole, ivi compresa l’applicabilità dell’istituto del pagamento in misura ridotta. 

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Reati ambientali, 231 e delega di funzioni

La Corte di Cassazione penale è intervenuta su un caso di inosservanza delle prescrizioni dell’autorizzazione ambientale da parte di una società, condannata ai sensi del dlgs 231 ad € 35.0000 di sanzione in base al reato previsto dall’art. 256, comma 4 dlgs 152 del 2006 per aver reso possibile la consumazione del reato, nel proprio interesse, a causa dell’assenza del modello organizzativo e di sistemi di controllo e vigilanza.  Gli amministratori sono stati pure ritenuti responsabili anche per l’inefficacia  della delega di funzioni, la cui mancanza dunque è fatto che di per sé prova la mancanza di un adeguato modello organizzativo.   

Mancato sdoganamento e irrilevanza penale di una importanza illecita

La sentenza del Tribunale di Milano, depositata lo scorso 6 marzo ed ormai passata in giudicato, ha statuito che l’immissione sul mercato di sostanze non conformi alle condizioni previste dall’allegato XVII del regolamento c.d.  REACH è punita solo qualora si sia completata la procedura di sdoganamento. Qualora invece, anche a causa di controlli e del conseguente sequestro della merce non rispondente ai parametri previsti, la merce non esca dallo spazio doganale e pertanto non entri nella disponibilità concreta dell’importatore, lo stesso dovrà essere assolto dal reato previsto dall’art. 16 dlgs 133/2009 perché il fatto non sussiste (nella specie non si era verificato alcuno stoccaggio in magazzino né alcuna vendita della colla contenente cloroformio in eccesso, ma la merce era stata rispedita al mittente, dopo il sequestro e su autorizzazione del Pubblico Ministero).    

Corruzione tra privati: modifiche al reato e alla 231

Il Consiglio dei Ministri in data 10 marzo ha approvato in via definitiva il decreto legislativo in materia di corruzione tra privati che sta per entrare in vigore dopo la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale.

I soggetti punibili sono stati ampliati e ricomprendono ora tutti quanti svolgono funzioni direttive ed anche coloro che pongono in essere la condotta per interposta persona. La condotta punita è stata estesa, oltre che alla sollecitazione e ricezione, anche all’accettazione della promessa di ricevere denaro o altra utilità non dovuti. La finalità del reato è quella di compiere od omettere un atto in violazione degli obblighi dell’ufficio o di fedeltà e non è più richiesta la prova di un danno per la società. E’ rimasta invece la procedibilità a querela di parte, salvo che dal fatto derivi una distorsione della concorrenza.   

Il provvedimento inoltre introduce il reato di istigazione alla corruzione tra privati (art. 2635 bis c.c. ) ed inasprisce le sanzioni per l’ente nel caso in cui il corruttore sia soggetto che abbia agito in nome e nell’interesse dell’ente, prevedendo l’applicazione delle sanzioni interdittive.  Rimane punito solo l’ente (che può essere anche una associazione) che abbia commesso corruzione attiva.  

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Nuova legge sulla Responsabilità sanitaria: profili penali

Il 28 febbraio la Camera dei Deputati ha approvato in via definitiva le "Disposizioni in materia di sicurezza delle cure e della persona assistita, nonché in materia di responsabilità professionale degli esercenti le professioni sanitarie”, introducendo nel codice penale il nuovo articolo 590 sexies, ed abrogando l'art. 590 ter.

La nuova normativa non distingue fra i gradi della colpa, scompare quindi ogni riferimento al problematico concetto di “colpa grave” ed introduce una nuova causa di non punibilità quando l'evento lesivo o mortale sia causato imperizia.

In particolare, l'imperizia viene esclusa qualora siano rispettate le buone pratiche clinico-assistenziali e le raccomandazioni previste nelle linee guida, se queste risultano adeguate alle specificità del caso concreto. Le linee guida dovranno essere emanate dall'istituto superiore di sanità pubblica ed essere pubblicate sul sito internet di questo ente.

Irrilevanza penale del transfer pricing

Il Tribunale di Monza, con sentenza depositata il 31 gennaio 2017, ha assolto il legale rappresentante di una multinazionale, perché il fatto non è previsto dalla legge come reato. Le operazioni di transfer pricing, infatti, sono prive di rilevanza penale trattandosi di operazioni di natura valutativa e specificando l’art. 4, comma 1 bis, D. Lgs. n. 74/2000 (“Dichiarazione infedele”) che non si deve tenere conto di errate valutazioni in materia fiscale.

 

Bancarotta e amministratore di fatto

Il Tribunale di Varese, II sezione penale, con sentenza depositata il 18 gennaio 2017, ha assolto un imputato di bancarotta fraudolenta, accusato di aver prelevato indebitamente denaro dai conti correnti della società e di altre distrazioni commesse nella qualità di amministratore di fatto, in quanto è stato provato che lo stesso non svolgesse alcun incarico amministrativo o di gestione della società. L'imputato non partecipava alle riunioni strategiche convocate, né aveva deleghe bancarie. Inoltre i compensi ottenuti – anch’essi contestati quali distrazioni - erano giustificati dall'attività commerciale svolta in virtù di un regolare contratto a progetto e non erano abnormi.

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