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Censimento ISTAT: come sta evolvendo la sostenibilità nelle imprese italiane?

di Natalia Bagnato e Federico Longo

Il 12 giugno 2020 l’ISTAT ha pubblicato il report sulla “Sostenibilità nelle imprese: aspetti ambientali e sociali” che, pur facendo riferimento a dati relativi al 2018, fornisce un’interessante retrospettiva che aiuta a comprendere come la tendenza ad adottare buone pratiche volte al miglioramento del benessere lavorativo e dell’impatto sull’ambiente si stia radicando sempre di più nella cultura imprenditoriale italiana.

Dall’analisi effettuata dall’ISTAT risulta, infatti, che più di due terzi del campione delle imprese analizzate dichiara di adottare iniziative e misure di sostenibilità. Se attuare misure sostenibili, ad oggi, non costituisce un obbligo cogente, sono sempre di più le imprese che fanno della sostenibilità un obiettivo volontario in quanto elemento di miglioramento strategico e strutturale, oltreché di competitività, della propria attività d’impresa.

Dallo studio emerge come gli imprenditori individuino proprio nel miglioramento della reputazione e nella coerenza con l’attività economica le principali leve alla base delle azioni di sostenibilità da loro poste in essere. È ormai pacifico, infatti, che il valore dell’azienda non si trovi solo nel bilancio di esercizio: da beni immateriali come la reputazione, così come da strategie d’impresa lungimiranti e innovative, dipende gran parte del valore aziendale. Pertanto, in un mercato globale ormai attento alla sostenibilità delle attività produttive, una strategia d’impresa volta al bilanciamento tra performance economica e impatto sulla collettività costituisce non solo un profilo di maggior efficienza, ma anche un vero e proprio vantaggio competitivo dal punto di vista dell’immagine.

Sempre più operatori economici investono dunque nella sostenibilità, unendo al profitto obiettivi sociali e ambientali, in linea con una nuova sensibilità sempre più diffusa che rientra nel c.d. filone “impact” (impact economy e impact investing), in grado di influenzare non solo il modus operandi delle imprese che valutano modelli alternativi di stakeholder capitalism, ma anche gli investimenti finanziari, ormai sempre più orientati verso “imprese illuminate” che adottano politiche sociali e ambientali e una governance sostenibile.

In quest’ottica, gli impatti socio-ambientali vengono inseriti in un quadro più vasto che vede la sostenibilità come metrica rilevante per valutare l’operato di un’impresa. È quindi fondamentale (i) definire le linee strategiche aziendali e i criteri da utilizzare per selezionare le attività da porre in essere in base all’impatto sociale o ambientale che generano coerentemente con il proprio modello di business e la propria mission (ii) intraprendere un percorso di misurazione al fine di rendicontare ai propri stakeholder il cambiamento avvenuto o quantomeno atteso, ma allo stesso tempo per comprendere al meglio gli impatti della propria attività e, se necessario, ridefinire la propria strategia in chiave più sostenibile.

Ripensare l’attività d’impresa cercando di offrire soluzioni che generino un impatto positivo in risposta alle crescenti esigenze di carattere sociale ed ambientale diviene dunque elemento strategico soprattutto alla luce delle dinamiche di mercato e dei rapporti negoziali che sempre più spesso impongono agli operatori economici comportamenti virtuosi che rendono la sostenibilità – di fatto – obbligatoria.

Se tuttavia, in base allo studio dell’ISTAT, i comportamenti sostenibili crescono all’aumentare della grandezza dell’impresa, va rilevato come la dimensione familiare, il legame con il territorio e lo spirito di imprenditoria responsabile tipica delle piccole e medie imprese italiane, identificano già di per sé una diversa morfologia della sostenibilità ugualmente valida.

Le PMI, che rappresentano il vero tessuto produttivo del nostro territorio, già incarnano molti dei principi della sostenibilità: standardizzarli, misurarli, valorizzarli, formalizzarli e renderli parte integrante della strategia d’impresa diviene la vera sfida per rilanciare l’economia italiana e il made in Italy all’insegna della qualità, della sostenibilità e della responsabilità sociale.

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Natalia Bagnato

Natalia Bagnato è un avvocato esperto in materia di diritto della navigazione e dei trasporti, nonché in diritto commerciale e societario.

Website: www.replegal.it/it/professionisti/tutti-i-collaboratori/159-natalia-bagnato.html