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Il progetto italiano Aditec arriva al Parlamento Europeo

L’8 novembre è stato presentato al Parlamento Europeo Aditec, progetto italiano avviato nel 2011 ed oggi annoverato tra le eccellenze nel campo dello sviluppo di nuove tecnologie per la produzione di vaccini. Forte di un finanziamento di 30 milioni di Euro, Aditec ha fatto della collaborazione tra laboratori pubblici e privati il proprio punto di forza, riducendo i costi e aumentando la velocità di intervento nella sperimentazione di nuovi vaccini proprio grazie alla creazione di un network tra le diverse istituzioni in grado di facilitare la condivisione delle tecnologie utilizzate e delle rispettive esperienze. Il progetto è stato recentemente prolungato fino al 2017.

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Preoccupazioni del Parlamento Europeo sul Privacy Shield

Nella risoluzione non legislativa approvata dal Parlamento Europeo lo scorso 26 maggio 2016, sono state espresse alcune preoccupazioni in ordine alle carenze del nuovo accordo UE-USA “Privacy Shield” per il trasferimento dei dati dei cittadini dell’UE negli Stati Uniti. In particolare: (i) l’accesso da parte delle autorità pubbliche ai dati trasferiti; (ii) la possibilità di raccogliere grandi quantità di dati in modo non conforme ai criteri di necessità e proporzionalità sanciti dalla Carta dei diritti fondamentali dell’UE; (iii) l’insufficienza di poteri e d’indipendenza della nuova figura del Mediatore nel Dipartimento di Stato americano; (iv) la complessità del meccanismo di ricorso previsto dal testo attualmente in discussione.

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L’approvazione della Direttiva Europea sulla tutela del segreto industriale

In uno scenario reso incandescente dallo scandalo Panama Papers, il 14 aprile il Parlamento Europeo ha approvato una Direttiva sulla tutela del segreto industriale, individuando, innanzitutto, i requisiti in base ai quali un’informazione può dirsi riservata. Tali requisiti, simili a quelli previsti dal nostro ordinamento, sono: la segretezza e il valore economico dell’informazione e l’esistenza di misure a tutela della segretezza. Nell’indicare le condotte di violazione del segreto, la Direttiva individua alcune eccezioni, ritenendo ad esempio lecite rivelazioni giustificate da esigenze di denuncia di attività illegali per fini di interesse pubblico. Importanti novità concernono poi i procedimenti a difesa dei segreti industriali, le misure contro chi li abbia violati e i criteri di quantificazione del danno.

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Pacchetto Europeo per la protezione dei dati personali: il Parlamento Europeo approva il testo finale del Regolamento e della Direttiva

Con comunicato stampa del 14 aprile 2016, il Garante Privacy ha annunciato l’approvazione, da parte dell’assemblea plenaria del Parlamento Europeo, dei testi finali del nuovo Regolamento in materia di protezione dei dati personali e della Direttiva indirizzata a disciplinare il trattamento degli stessi nel settore della prevenzione, contrasto e repressione dei crimini. Si avvia così alla sua conclusione un iter legislativo durato oltre quattro anni e che terminerà nel corso dei prossimi mesi con la pubblicazione delle due normative nella Gazzetta Ufficiale dell’UE. Il Regolamento entrerà in vigore venti giorni dopo la pubblicazione, mentre le sue disposizioni saranno direttamente applicabili negli Stati membri decorsi due anni dalla stessa. Relativamente alla Direttiva, invece, gli Stati membri avranno due anni di tempo per recepirne le disposizioni all’interno del proprio diritto nazionale.

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Approvato il regolamento che introduce il brevetto comunitario

autore:

Matteo Gragnani

L’11 dicembre 2012 il Parlamento Europeo ha finalmente approvato il Regolamento che introdurrà, a partire dal 2014, il brevetto comunitario. La novità è sostanziale perché il brevetto comunitario, a differenza dell’attuale brevetto europeo che costituisce un fascio di brevetti nazionali, consiste in un titolo unico valevole in tutti gli Stati membri partecipanti. Unica gestione, unico costo, unica tutela.
La gestazione è stata quanto mai tribolata. Decenni di discussioni e, da ultimo, il gran rifiuto di Italia e Spagna che non hanno accettato l’esclusione delle loro lingue tra quelle riconosciute in favore del trilinguismo (inglese, francese e tedesco) e quindi non hanno aderito al Regolamento.
Insomma, strumento concorrenziale nuovo, Italia esclusa.
Non tutto è perduto nel senso che c’è ancora spazio perché l’Italia accetti il nuovo regime brevettuale e crediamo che non potrà esimersi, ma certo l’orgoglio italico deve fare i conti con lo scarso peso che ci viene riconosciuto nel mondo brevettuale. I numeri lo spiegano. Per limitarsi ad un esempio, l’Italia, il Paese creativo per eccellenza, registra annualmente un numero di brevetti che è circa sette volte inferiore a quello della Germania. Di qui il trilinguismo è la scarsa preoccupazione mostrata dall’Europa di fronte all’irrigidimento di Italia e Spagna.
L’unitarietà del brevetto comunitario determinerà un consistente risparmio di costi (di registrazione e mantenimento), la semplificazione delle procedure e della gestione – ad esempio, sarà sufficiente un unico contratto di licenza per coprire tutti gli Stati aderenti – e, in prospettiva, una tutela omogenea e non più frammentata. Se oggi la tutela brevettuale sovranazionale richiede al titolare della privativa di avviare un causa in ciascuno dei Paesi in cui vuole difendere la sua esclusiva, la protezione del brevetto comunitario sarà possibile attraverso un’unica causa. Il che sarà possibile una volta che verrà istituito il previsto tribunale unificato.
Ovviamente il brevetto comunitario non impedirà la registrazione di brevetti nazionali, né il ricorso al brevetto europeo esteso ad un selezionato numero di Paesi.

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