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Tribunale unificato - brevetto europeo con effetto unitario

L’istituendo brevetto europeo con effetto unitario (altresì detto “brevetto comunitario”) è stato già oggetto di disamina all’interno di un precedente numero della presente Rivista (cfr. n. 06/2013, pag. 16); in tale occasione ne era stata messa in luce tanto la sua natura di “titolo unico valevole in tutti gli Stati partecipanti” (cfr. ibid.) quanto l’esclusione della lingua italiana dal novero delle lingue (inglese, francese e tedesco) scelte come idiomi ufficiali di tale novella tipologia di privativa industriale.


Seppur l’Italia non abbia ancora aderito alla “cooperazione rafforzata” per l’istituzione del brevetto europeo con effetto unitario, in data 19 febbraio 2013 il governo italiano ha firmato, congiuntamente a tutti gli altri governi degli Stati membri (ad eccezione di quelli di Spagna e Polonia), l’Accordo istitutivo del “Tribunale Unificato dei brevetti” (2013/C 175/01), in seguito pubblicato in Gazzetta Ufficiale in data 20 giugno 2013.
Tale accordo prevede l’istituzione di una giurisdizione europea unica avente competenza esclusiva sulle controversie aventi ad oggetto il succitato “brevetto europeo con effetto unitario”. A tal fine, spogliata la giurisdizione nazionale degli Stati membri di qualsiasi competenza in materia, verrà istituito un Tribunale Unificato le cui sentenze saranno immediatamente applicabili in tutti gli Stati membri che hanno ratificato tale Accordo.

Il Tribunale Unificato sarà inoltre competente per le controversie aventi ad oggetto l’attuale brevetto europeo (EP) sprovvisto di effetto unitario. Tale competenza diverrà esclusiva una volta trascorso un periodo transitorio di sette anni dalla entrata in funzione del Tribunale Unificato. Durante tale periodo transitorio i titolari dei brevetti europei (EP) concessi o richiesti anteriormente all’entrata in funzione del Tribunale Unificato potranno infatti alternativamente scegliere tra la giurisdizione nazionale e quella del Tribunale Unificato.

Siffatto Tribunale Unificato, dotato dei medesimi poteri istruttori, inquisitori e di condanna di un tribunale nazionale, sarà composto da:
a) Una “divisione centrale” avente tre diverse sedi:
b) Parigi (sede centrale con competenza su brevetti concernenti “tecniche industriali”, “trasporti”, “tessile”, “carta”, “costruzioni fisse”, “fisica” ed “elettricità”);
c) Londra (sezione con competenza su brevetti concernenti “chimica”, “metallurgia” e “necessità umane”);
d) Monaco (sezione con competenza su brevetti concernenti “meccanica”, ”illuminazione”, “riscaldamento”, “armi” ed “esplosivi”).

I procedimenti che avranno luogo dinnanzi alla divisione centrale di detto Tribunale Unificato dovranno essere tenuti nella lingua in cui è scritto il brevetto oggetto di causa, ossia, come sopra accennato, in inglese, in francese o in tedesco.
b) Un ancora imprecisato numero di “divisioni regionali”, la cui istituzione sarà basata su futuri possibili accordi tra due o più Stati membri. La lingua che verrà utilizzata nei procedimenti dinnanzi tali “divisioni regionali” sarà quella del paese che ospita la sede della divisione o un’altra lingua stabilita attraverso i summenzionati futuri accordi.
c) Un ancora imprecisato numero di “divisioni locali” istituite all’interno di singoli Stati membri su loro richiesta. La lingua che verrà utilizzata nei procedimenti dinnanzi a tali “divisioni locali” sarà quella del paese che ospita la divisione.
d) Una Corte d’Appello con sede in Lussemburgo. La lingua che verrà utilizzata nei procedimenti dinnanzi alla Corte d’Appello sarà la lingua in cui si è svolto il procedimento di I grado.

Le principali differenze tra la “divisione centrale” (a) e le divisioni “regionali” (b) e/o “locali” (c), oltre a riguardare, come visto, il regime linguistico adottato nei procedimenti, concernono le loro competenze.
In base all’accordo istitutivo del Tribunale Unificato, infatti, assai più ampie risultano essere le competenze della divisione centrale; quest’ultima, difatti, risulta esclusivamente competente, ad esempio, per quel che riguarda le azioni di accertamento negativo della contraffazione brevettuale e le azioni di nullità brevettuale, a meno che tali azioni non vengano proposte in via riconvenzionale. Più limitate, invece, parrebbero essere le competenze delle divisioni “regionali” e/o “locali”.
L’accordo istitutivo non è stato ancora ratificato a livello nazionale da nessuno Stato membro ed è ora al vaglio del Parlamento italiano che dovrà decidere se confermare l’adesione formalizzata dal Governo in data 19 febbraio 2013.

E’ in corso un accesso dibattito in ordine all’adesione italiana che peraltro trova riflesso anche negli altri paesi europei.
I promotori ed i sostenitori di questa nuova architettura giurisdizionale ne mettono in luce il potenziale fattore di stimolo alla crescita, in quanto, come affermato dalla Commissaria UE per la Giustizia, Viviane Reading, “l'eliminazione degli ostacoli burocratici, dei costi aggiuntivi e dell'incertezza del diritto dovuti all'esistenza di 28 sistemi diversi e spesso contraddittori renderà il mercato unico più attraente”. L’attuale diffidenza nei confronti dell’odierno sistema brevettuale europeo sembrerebbe del resto testimoniata da alcuni dati che evidenziano come, ad esempio, nell’anno 2011, negli Stati Uniti siano stati rilasciati 224.000 brevetti, in Cina 172.000 e in Europa solamente 62.000.

Sul fronte opposto, invece, aspre sono state le critiche levatesi nei confronti del Tribunale Unificato soprattutto in merito ai possibili risvolti negativi sulle PMI.
Viene difatti sottolineato che i costi di un giudizio dinnanzi ad una delle sedi (Parigi, Londra o Monaco) della “divisione centrale” saranno esponenzialmente più alti di quelli che un’impresa italiana deve attualmente sopportare per un giudizio dinnanzi ad un giudice italiano. A tal proposito, viene inoltre evidenziato che, attualmente, solamente un numero relativamente esiguo di controversie è oggetto di paralleli procedimenti in più Stati membri e che tale numero si abbassa ulteriormente qualora tali controversie vedano come Parti processuali delle PMI. Tale aumento dei costi del contenzioso brevettuale potrebbe dunque avere l’effetto di favorire le imprese multinazionali, alle quali non mancano le risorse economiche per far valere le proprie ragioni in giudizio, ovunque esso si svolga, a scapito delle PMI.
Un altro aspetto che viene messo luce, soprattutto all’interno dei confini nazionali, è poi la scelta delle sedi (Parigi, Londra o Monaco) della “divisione centrale” di tale Tribunale Unificato, che vede l’Italia, dopo lo smacco subito dal trilinguismo anglo-franco-tedesco caratterizzante il brevetto europeo con effetto unitario, ancora una volta relegata ad un ruolo di mera comprimaria; vi è peraltro la preoccupazione che la delocalizzazione dei Tribunali per materia finisca per favorire i Paesi che accolgono le divisioni centrali che potrebbero essere  maggiormente influenzati dalla cultura (oltre che dalla lingua) locale.

Registrata la favorevole posizione alla ratifica del Ministro per gli Affari Europei Enzo Moavero Milanesi, firmatario, per conto del governo italiano, dell’Accordo del 19 febbraio 2013, si attende ora il pronunciamento del Parlamento italiano.

Federico Paesan

Esperto nei settori del diritto della proprietà industriale, del diritto della proprietà intellettuale e del diritto delle nuove tecnologie.

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