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Maria Grazia Passerini

Maria Grazia Passerini

Si occupa prevalentemente di diritto civile, in particolare, di diritto di famiglia e recupero crediti.

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Dichiarata incostituzionale l’attribuzione automatica del cognome del padre

La Corte Costituzionale ha accolto, con una decisione storica, la questione di legittimità costituzionale sollevata dalla Corte d’Appello di Genova sul cognome del figlio, dichiarando “l’illegittimità della norma che prevede l’automatica attribuzione del cognome paterno al figlio legittimo, in presenza di una diversa volontà dei genitori”. Questo è quanto si legge nel comunicato stampa con cui la Corte ha reso nota ufficialmente la propria decisione, in attesa del deposito delle motivazioni a fondamento della pronuncia.

La pensione di reversibilità non spetta al convivente more uxorio

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 22318 del 3 novembre 2016, ripercorrendo la normativa e la giurisprudenza nazionale ed europea, ha stabilito che al convivente more uxorio non spetta l’assegno di reversibilità, contrariamente a quanto riconosciuto all’ex coniuge.  Il convivente di fatto, spiega la Corte, non è incluso, per legge, tra i soggetti che possono beneficiare del trattamento pensionistico di reversibilità e ciò sebbene la convivenza avesse assunto il carattere della stabilità e della certezza. Il trattamento pensionistico di reversibilità, infatti, trova la sua giustificazione in un preesistente rapporto giuridico che sussiste in caso vincolo coniugale e che manca, invece, nel caso di mera convivenza. Secondo la Corte “la diversità delle situazioni poste a raffronto giustifica una differenziata disciplina delle stesse”.

Il rispetto del diritto di vista del padre: la pronuncia della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo

La Corte Europea si è pronunciata sul ricorso presentato da un padre al quale era stato impedito il corretto esercizio del diritto di vista del figlio. Secondo la Corte, i Giudici italiani non hanno dato prova della diligenza che il caso richiedeva, omettendo di adottare le misure adeguate per creare le condizioni necessarie alla piena realizzazione del diritto di visita. In particolare, “hanno tollerato per circa quattro anni che la madre, con il suo comportamento, impedisse l’instaurarsi di una vera relazione tra il ricorrente e suo figlio.” La condotta dei Giudici, secondo la Corte, viola l’art. 8 della CEDU, secondo il quale “ogni persona ha diritto al rispetto della propria vita privata e familiare”; sull’autorità pubblica grava un obbligo di non ingerenza nell’esercizio di tale diritto, ma anche un obbligo ‘positivo’ in relazione al rispetto effettivo della vita privata e familiare. Le autorità nazionali avrebbero dovuto adottare tutte le misure ragionevolmente necessarie per mantenere i legami tra il padre ricorrente e il figlio.

Madre condannata a versare euro 150,00 ogni volta che ostacola gli incontri tra le figlie e il padre

Secondo il Tribunale di Roma, per porre un freno alla condotta ostativa della madre, è necessaria la sua condanna, ai sensi dell’art. 614 bis c.p.c., al versamento a favore del padre di euro 150,00 per ogni inadempimento alle prescrizioni dettate dal Tribunale e dai Servizi Sociali affidatari delle minori. In corso di causa, i Servizi Sociali avevano evidenziato come gli incontri tra padre e figlie si fossero svolti con estrema difficoltà a causa degli ostacoli frapposti dalla madre, finalizzati in modo evidente ad escludere il padre dalla vita delle minori. La condotta di totale discredito verso il padre aveva condizionato le figlie al punto da influenzarle e confonderle psicologicamente in modo grave.

Sezioni Unite 17989/2016: obbligazioni pecuniarie da adempiere al domicilio del creditore

Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione hanno risolto il contrasto esistente tra due diversi orientamenti giurisprudenziali, stabilendo in quale modo debba essere inteso il requisito della “liquidità” dell’obbligazione pecuniaria. Infatti, non vi è dubbio che ai fini dell’applicazione dell’art. 1182, comma III, c.c., l’obbligazione pecuniaria da adempiersi presso il domicilio del creditore debba essere liquida. Ma, secondo la Corte, affinchè sussista la liquidità, la somma dovuta deve risultare dal titolo originario oppure deve poter essere determinata inequivocabilmente con un semplice calcolo aritmetico, sempre sulla base del titolo originario e secondo ‘criteri stringenti’. Il presupposto della liquidità dovrà essere verificato dal Giudice ai fini della corretta individuazione della competenza territoriale, ai sensi dell’art. 20 c.p.c..

Deve essere rispettata la volontà della figlia minore di non voler incontrare il padre.

Secondo la Corte di Cassazione deve essere tenuta in considerazione la chiara indisponibilità della minore ad un progetto di riavvicinamento con il padre, da tempo divorziato dalla madre.

La figlia quindicenne, infatti, aveva chiaramente espresso di essersi sentita “ferita dalla poca attenzione dedicatale dal padre che, in questi anni, si è limitato a mandarle alcuni sms e a farle sporadiche telefonate” ritenendo, altresì, in modo lucido, che un riavvicinamento con il padre potesse avvenire solamente “su basi spontanee e non perché dettato da tribunali e servizi sociali” quale dimostrazione di un “interesse sincero” nei suoi confronti.

Secondo la Suprema Corte, in presenza di un tale contesto, non possono essere forzati gli incontri con il padre che restano, pertanto, interrotti, in un’ottica di forte valorizzazione della capacità di autodeterminazione della minore e di effettiva tutela del suo interesse.

False dichiarazioni all’Ufficiale Giudiziario nel corso del pignoramento

Qualora l’Ufficiale Giudiziario, recatosi presso il debitore, non rinvenga beni pignorabili oppure rinvenga beni insufficienti per la soddisfazione del credito, invita il debitore ad indicare beni utilmente pignorabili, dandone atto a verbale.

Nel caso di specie, il debitore ha dichiarato falsamente di non possedere beni pignorabili, ritenendo erroneamente che la pensione (percepita nella misura di euro 2.685,02 mensili) non potesse essere sottoposta a pignoramento.

La Corte di Cassazione ha ritenuto che tale comportamento configuri una violazione dell’art. 388, comma VI, codice penale: l’ignoranza o l’errore del debitore sulla pignorabilità della pensione si traduce in una ignoranza o errore sulla legge penale, che non può essere trovare giustificazione, con ogni conseguente responsabilità penale.

Riduzione del contributo al mantenimento se l’ex coniuge costituisce una nuova famiglia

La formazione di un nuovo nucleo familiare da parte dell’ex coniuge e la nascita di figli dal nuovo partner non determinano il venire meno dei doveri genitoriali nei confronti dei figli nati dal primo matrimonio, ma comportano l’insorgere di nuovi oneri economici a cui far fronte. E’ pacifico, infatti, che la formazione di una nuova famiglia - espressione di un diritto fondamentale sancito dalla Costituzione e dall’ordinamento sovranazionale – rappresenta una circostanza sopravvenuta idonea a causare una riduzione del contributo al mantenimento dei figli nati dalla prima unione. Il giudice dovrà valutare, in concreto, se sussistono le condizioni per ridurre il contributo al mantenimento spettante ai figli nati in precedenza, rispetto a quanto determinato nella separazione o nel divorzio.

Relazione extraconiugale preesistente all’allontanamento dalla casa coniugale: addebito

L’inosservanza dell’obbligo di fedeltà coniugale, se provata, fa presumere che sia stata causa della rottura coniugale.  Ne consegue che la parte che l’ha dimostrata in giudizio non deve fornire alcuna altra prova; al contrario, l’altro coniuge deve provare che la crisi matrimoniale era preesistente rispetto all’accertata infedeltà. Solo in tal caso, sarà escluso l’addebito a suo carico.

Nel caso di specie, poiché è risultato pacifico che la relazione extraconiugale fosse già in corso prima dell’allontanamento del marito dalla casa coniugale e poiché da quest’ultimo non è stata offerta nessuna ulteriore prova, si è presunto che l’infedeltà fosse stata la causa dell’intollerabilità della prosecuzione della convivenza, con conseguente addebito a carico del marito.

Stepchild adoption: la Corte di Cassazione riconosce la possibilità di adottare il figlio del partner nelle coppie omosessuali. Famiglia e successioni

L’adozione del minore, proposta dalla partner della madre biologica, secondo la Suprema Corte rientra nell’ambito dei “casi particolari” di adozione, così come individuati dall’art. 44, comma 1 della Legge n. 184/1983. Ciò che rileva ai fini dell’adozione è che si realizzi il preminente interesse del minore, cioè quel “best interest” a cui si è ispirata la Giurisprudenza della Corte europea dei diritti umani nell’ultimo decennio. Pertanto, “l’esame dei requisiti e delle condizioni imposte dalla legge (..) non può essere svolto – neanche indirettamente – dando rilievo all’orientamento sessuale del richiedente e alla conseguente natura della relazione da questo stabilita con il proprio partner”.

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