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Restituzione del prestito all’ex convivente se estraneo alle esigenze famigliari

Anche per i conviventi more uxorio, la legge stabilisce un obbligo di reciproca assistenza morale e materiale. Secondo l’art. 1, comma 36, della Legge 20.5.2016, n. 76 sulla ‘Regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e disciplina delle convivenze’ “si intendono per «conviventi di fatto» due persone maggiorenni unite stabilmente da legami affettivi di coppia e di reciproca assistenza morale e materiale, non vincolate da rapporti di parentela, affinità o adozione, da matrimonio o da un'unione civile”.

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Alienazione genitoriale: condanna della madre ex art. 96 c.p.c.

Secondo il Tribunale di Milano, l’alienazione genitoriale non integra una patologia clinicamente accertabile, bensì “un insieme di comportamenti posti in essere dal genitore non collocatario per emarginare e neutralizzare l’altra figura genitoriale”. Questo è quanto si è verificato nel caso di specie, ove una madre promuoveva ricorso contro il padre, evidenziando serie problematiche concernenti il particolare disinteresse del padre verso la figlia, con conseguenti reazioni negative della bambina. Dalla CTU emergeva, al contrario, che detta relazione era inficiata dal comportamento denigratorio tenuto dalla madre nei confronti del padre, causa di una pericolosa situazione di vulnerabilità nella bambina. Sulla base delle risultanze della CTU, il Tribunale ha ritenuto la madre responsabile delle condotte alienanti, sanzionandola per aver abusato del proprio diritto di azione e difesa, ritenendo tale condotta processualmente viziata da colpa grave e meritevole di condanna ai sensi dell’art. 96, comma III, c.p.c.

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Condannata penalmente la madre che porta il figlio all’estero senza il consenso del padre naturale

In caso di crisi della coppia genitoriale non coniugata, la cessazione della convivenza tra genitori naturali non conduce alla cessazione dell’esercizio della responsabilità genitoriale, che resta in capo ad entrambi i genitori. Secondo la Corte di Cassazione ne consegue che, qualora la madre sottragga il figlio minorenne al padre, come accaduto nel caso di specie, per condurlo in Ucraina nonostante l’opposizione del padre del minore, si configuri in capo alla madre il reato di “sottrazione e trattenimento di minore all’estero”, a nulla rilevando il fatto che il padre avesse firmato il consenso all’inserimento del figlio minore nel passaporto della madre. Secondo l’art. 574 bis c.p., infatti, “Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque sottrae un minore al genitore esercente la responsabilità genitoriale o al tutore, conducendolo o trattenendolo all'estero contro la volontà del medesimo genitore o tutore, impedendo in tutto o in parte allo stesso l'esercizio della responsabilità genitoriale, è punito con la reclusione da uno a quattro anni.”

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Le spese della madre per una nuova abitazione vanno considerate nella determinazione del contributo al mantenimento

Se la madre, che ha lasciato la casa familiare, sostiene spese di affitto per una nuova abitazione, il giudice deve tenerne conto nello stabilire l’ammontare del contributo al mantenimento per il figlio minore a carico del padre. Questo è quanto chiarito dalla Corte di Cassazione con la sentenza n. 24821, pubblicata il 5 dicembre 2016. La doglianza del padre ricorrente, secondo il quale il contributo al mantenimento del minore non può essere integrato con una quota delle spese che la madre deve sostenere per la propria abitazione, non ha trovato accoglimento. Secondo la Corte, il debito gravante sulla madre va tenuto nella debita considerazione in conformità a quanto previsto dall’art. 337 ter, comma IV, c.c.: ciascun genitore deve provvedere al mantenimento dei figli in misura proporzionale al proprio reddito, tenuto conto, tra l’altro, delle risorse economiche di entrambi i genitori.

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La pensione di reversibilità non spetta al convivente more uxorio

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 22318 del 3 novembre 2016, ripercorrendo la normativa e la giurisprudenza nazionale ed europea, ha stabilito che al convivente more uxorio non spetta l’assegno di reversibilità, contrariamente a quanto riconosciuto all’ex coniuge.  Il convivente di fatto, spiega la Corte, non è incluso, per legge, tra i soggetti che possono beneficiare del trattamento pensionistico di reversibilità e ciò sebbene la convivenza avesse assunto il carattere della stabilità e della certezza. Il trattamento pensionistico di reversibilità, infatti, trova la sua giustificazione in un preesistente rapporto giuridico che sussiste in caso vincolo coniugale e che manca, invece, nel caso di mera convivenza. Secondo la Corte “la diversità delle situazioni poste a raffronto giustifica una differenziata disciplina delle stesse”.

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