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Non rileva l’astratta capacità lavorativa della moglie priva di redditi adeguati

Nella separazione personale, i "redditi adeguati" a cui va rapportato l'assegno di mantenimento sono quelli necessari al coniuge 'debole' a mantenere il medesimo tenore di vita goduto in costanza di matrimonio.

Nel caso in esame, la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 28938 del 4.12.2017, ha riconosciuto che, a fronte di una sproporzione reddituale e patrimoniale tra i coniugi, il marito, professionista affermato e proprietario di numerosi immobili, è tenuto a corrispondere il contributo al mantenimento alla moglie, priva di fonti di reddito e che non aveva lavorato durante il matrimonio per dedicarsi alla famiglia.

Non rileva l'astratta capacità lavorativa della moglie poiché l'attitudine del coniuge al lavoro assume importanza solo in caso di effettiva sopravvenuta possibilità di svolgimento di un'attività lavorativa retribuita (Cass. civ. 25697/17).

Rileva invece il permanente dovere di assistenza materiale nei confronti della moglie.

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Accesso abusivo alla casella di posta elettronica dell’ex coniuge

Integra il reato di cui all’art. 615-ter, c.p., la condotta di colui che accede abusivamente all’altrui casella di posta elettronica, trattandosi di uno spazio di memoria, protetto da una password personalizzata, di un sistema informatico destinato alla memorizzazione di messaggi, o di informazioni di altra natura, nell’esclusiva disponibilità del suo titolare, identificato da un account registrato presso il provider del servizio”. La Suprema Corte di Cassazione penale, con la sentenza n. 52572, del 17.11,2017, ha ravvisato la sussistenza di tale reato nel caso dell’ex moglie che, a conoscenza della password di accesso alla casella di posta elettronica dell’ex marito, effettuava due accessi, cambiando la password ed impostando una nuova domanda di recupero, con inserimento, peraltro, di una frase ingiuriosa (si veda pag. 4 della sentenza). L’ex moglie imputata, così facendo, superava i limiti connessi alla conoscenza della password (ottenuta con il consenso dell’ex marito) poiché ne faceva un utilizzo indebito che provocava l’impossibilità, per il titolare, di accedere alla casella elettronica.

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Autosufficienza e benessere economico: no all’assegno divorzile nel caso Berlusconi/Lario

Nella separazione il dovere di assistenza materiale conserva la sua efficacia in quanto costituisce uno dei cardini del matrimonio e giustifica la corresponsione dell’assegno di mantenimento. Non può affermarsi lo stesso quanto alla solidarietà postconiugale alla luce della recente sentenza della Corte di Cassazione n. 11504/2017 che ha sancito il passaggio dal parametro del ‘tenore di vita durante il matrimonio’ a quello dell’ ‘indipendenza o autosufficienza economica’, desunta dal possesso di: 1) redditi di qualsiasi specie; 2) cespiti patrimoniali mobiliari e immobiliari; 2) capacità e possibilità effettive di lavoro personale (in relazione alla salute, all’età, al sesso e al mercato del lavoro ); 4) stabile disponibilità di una casa di abitazione. Occorre, quindi, svolgere un preliminare concreto giudizio, ai sensi dell’art. 5 L.898/1970, sulla sussistenza o meno di mezzi adeguati o dell’impossibilità di procurarseli per ragioni oggettive da parte del coniuge richiedente l’assegno divorzile.

La Corte d’Appello di Milano, nel caso affrontato, ha revocato l’assegno divorzile alla luce dell’autosufficienza e del benessere economico goduto dalla ex moglie, facendo decorrere la revoca dell’assegno dal mese successivo alla pubblicazione della sentenza di scioglimento del matrimonio, quindi da un periodo di gran lunga precedente la pubblicazione della sentenza di secondo grado.

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Assegnazione parziale della casa coniugale

La Corte di Cassazione torna a pronunciarsi in tema di assegnazione parziale della casa coniugale in corso di separazione, ribadendo l’importanza fondamentale dell’accertamento sulla conflittualità tra i coniugi. Nel caso in cui sia stata verificata la permanenza di elevata conflittualità tra i genitori di figli minori, la co-assegnazione della casa familiare deve essere esclusa. Secondo l’art. 337 sexies c.c., infatti, ‘il godimento della casa familiare è attribuito tenendo prioritariamente conto dell’interesse dei figli’, che sarebbe compromesso in caso di forti contrasti tra i genitori. Non ha rilevanza, in tal caso, nemmeno la comoda divisibilità dell’immobile coniugale mediante la realizzazione di opere edilizie di suddivisione dell’abitazione, neppure se poco costose.

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Nessun mantenimento all’ex coniuge che rifiuta un impiego

Con l’ordinanza n. 25697/2017 la Corte di Cassazione ha affrontato il caso della corresponsione del mantenimento a favore della ex moglie in caso di inerzia nella ricerca di un impiego e di rifiuto di una concreta opportunità lavorativa. Secondo la Suprema Corte “deve trovare adeguata considerazione, nella decisione del giudice del merito, l’attitudine a procurarsi un reddito da lavoro (insieme ad ogni altra situazione suscettibile di valutazione economica) da parte del coniuge che pretenda l’assegno di mantenimento a carico dell’altro, tenendo quindi conto della effettiva possibilità di svolgimento di un’attività lavorativa retribuita”. Dovrà, quindi, essere disposta la riduzione o la soppressione dell’assegno di mantenimento, ove l’ex coniuge abbia rifiutato concrete occasioni di lavoro presentatesi.

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Disegno di Legge in materia di accordi prematrimoniali

E’ all’esame della Commissione Giustizia della Camera il DDL in materia di accordi prematrimoniali la cui finalità è di riconoscere ai futuri coniugi, nel momento precedente al matrimonio, l’autonomia di disciplinare con una apposita convenzione i loro rapporti patrimoniali e personali relativamente all’eventuale fase della separazione e del divorzio. Secondo quanto esplicato nel disegno di legge, la gestione anticipata e consensuale permetterebbe di evitare la negoziazione nel momento in cui il matrimonio è già in crisi e, quindi, può essere molto difficoltoso il raggiungimento di un accordo. Tra i punti salienti:

- l’obbligo di atto pubblico o negoziazione assistita;

- l’autorizzazione del Procuratore della Repubblica in presenza di figli minori;

- l’accordo sul mantenimento, fatto salvo in ogni caso il diritto agli alimenti;

- in deroga al divieto dei patti successori, la previsione di norme in caso di successione di uno o di entrambi i coniugi, fatti salvi i diritti degli altri legittimari.

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No all’accordo dei coniugi se il calendario delle visite non rispetta l’interesse dei figli minori

Il Tribunale di Torino, con decreto del 29.5.2017, ha negato l’autorizzazione ad un accordo di separazione raggiunto tra coniugi all’esito di negoziazione assistita da avvocati. Alla base di tale decisione è stata l’omessa informativa da parte degli avvocati circa l’importanza per i minori di trascorrere tempi adeguati con ciascun genitore, contrariamente a quanto previsto dall’art. 6, comma III, del D.L. 132/2014. Secondo il Presidente del Tribunale, infatti, l’omessa informativa avrebbe condotto i coniugi a stabilire tempi di permanenza presso il padre, genitore non collocatario, molto limitati per i minori: sabato e domenica a settimane alterne e un solo pomeriggio durante la settimana, senza pernottamento. Tali accordi non sono stati ritenuti sufficientemente adeguati a garantire una continuità nella relazione tra i figli minori e il padre: il calendario delle visite stabilito dai genitori non può essere in contrasto con l’interesse dei figli e con il principio di bigenitorialità.

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No all’assegno divorzile se l’ex coniuge guadagna più di 1.000,00 euro al mese

A seguito del revirement della Corte di Cassazione (sentenza n. 11504/2017), il Giudice del divorzio, sulla base del principio di autoresponsabilità economica di ciascuno degli ex coniugi, deve riconoscere l’assegno divorzile solo ove l’ex coniuge richiedente non sia indipendente o autosufficiente economicamente. Il Tribunale di Milano, con l’ordinanza del 22.5.2017, fornisce una prima interpretazione di “indipendenza economica”, da intendersi come “la capacità di provvedere al proprio sostentamento”, cioè di avere risorse sufficienti per le spese essenziali (vitto, alloggio ed esercizio dei diritti fondamentali). Il parametro di riferimento economico concreto può essere rappresentato “dall’ammontare degli introiti che, secondo le leggi dello Stato, consente (ove non superato) a un individuo di accedere al patrocinio a spese dello Stato”. Considerato che la soglia per accedere al patrocinio a spese dello stato è, ad oggi, di euro 11.528,41, cioè circa euro 1.000,00 mensili, secondo il Tribunale, se l’ex coniuge guadagna almeno euro 1.000,00 mensili, non ha diritto a ricevere alcun assegno. Tuttavia, tale parametro non viene ritenuto esclusivo. Un ulteriore riferimento può essere il reddito medio percepito nella zona in cui il richiedente l’assegno vive e abita.

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Cambiano i parametri per l’assegno di divorzio

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 11504 del 10.5.2017, ha rivoluzionato l’interpretazione dei criteri su cui i Giudici, sino ad oggi, si sono basati nella concessione e nella quantificazione dell’assegno divorziale. Non ha più rilevanza il mantenimento in capo all’ex coniuge ‘debole’ di un tenore di vita analogo a quello goduto in costanza di matrimonio. Il Giudice, attenendosi ad un principio di ‘autoresponsabilità economica’ di ciascuno degli ex coniugi, per concedere l’assegno divorzile dovrà verificare se il richiedente non abbia ‘mezzi adeguati’ o, comunque, non possa procurarseli per ragioni oggettive. Ciò andrà accertato sulla base dei seguenti indici: 1) possesso di redditi di qualsiasi specie; 2) possesso di cespiti patrimoniali mobiliari ed immobiliari; 3) capacità e possibilità effettive di lavoro personale, in relazione alla salute, all’età, al sesso ed al mercato del lavoro dipendente o autonomo; 4) stabile disponibilità di una casa di abitazione. Solo qualora tale accertamento dovesse concludersi con un riconoscimento del diritto all’assegno divorziale, allora il Giudice dovrà determinare in concreto la misura dell’assegno. Diventa, pertanto, fondamentale l’indagine sull’indipendenza o autosufficienza economica dell’ex coniuge richiedente.

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In caso di rapporto simbiotico con la madre, il figlio viene collocato presso il padre

Anche se il minore, figlio di genitori separati, ha espresso il desiderio di stare con la madre, la Corte di Cassazione, con la sentenza 23324/2016, ha ritenuto corretto il suo collocamento prevalente presso il padre. Il rapporto “quasi simbiotico e di eccessiva dipendenza” dalla madre rischia di danneggiare l’equilibrato sviluppo del minore. Per tale ragione, è fondamentale il rafforzamento del rapporto con il padre e non è di ostacolo neppure il trasferimento del padre in altra città.

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