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I contatti via skype o via cellulare non sono idonei a surrogare le visite del genitore assente

Secondo la Suprema Corte, la distanza fisica tra la madre (trasferitasi in Thailandia) e il figlio minore (residente a Udine col padre) unita all’assenza della madre in Italia persino ai tre incontri minimi previsti dal consulente tecnico, sono ragioni idonee a disporre l’affidamento esclusivo del figlio al padre. La generale regola dell’affidamento condiviso, infatti, è derogabile ove la sua applicazione risulti pregiudizievole per l’interesse del minore: ciò è esattamente quanto si verifica nel caso di esercizio discontinuo del diritto di visita oppure laddove le modalità di comunicazione tra genitore e figlio non possano considerarsi idonee a sostituire le visite del genitore, come nel caso di chiamate via skype o via cellulare. La sentenza è occasione anche per ricordare il principio secondo il quale l’inosservanza dell’obbligo di fedeltà coniugale rappresenta una violazione particolarmente grave, tale da determinare l’intollerabilità della prosecuzione della convivenza e da giustificare l’addebito della separazione.

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Relazione extraconiugale preesistente all’allontanamento dalla casa coniugale: addebito

L’inosservanza dell’obbligo di fedeltà coniugale, se provata, fa presumere che sia stata causa della rottura coniugale.  Ne consegue che la parte che l’ha dimostrata in giudizio non deve fornire alcuna altra prova; al contrario, l’altro coniuge deve provare che la crisi matrimoniale era preesistente rispetto all’accertata infedeltà. Solo in tal caso, sarà escluso l’addebito a suo carico.

Nel caso di specie, poiché è risultato pacifico che la relazione extraconiugale fosse già in corso prima dell’allontanamento del marito dalla casa coniugale e poiché da quest’ultimo non è stata offerta nessuna ulteriore prova, si è presunto che l’infedeltà fosse stata la causa dell’intollerabilità della prosecuzione della convivenza, con conseguente addebito a carico del marito.

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Tradimento pubblico su facebook: addebito della separazione

Deve essere pronunciata la separazione con addebito a carico del marito che ha manifestato pubblicamente su facebook il proprio legame sentimentale con una donna diversa dalla moglie. La pubblica dichiarazione d’amore è un’offesa alla dignità e all’onore dell’altro coniuge e costituisce una violazione del dovere di fedeltà coniugale. Nel caso di specie, la moglie ha provato sia documentalmente (con foto) sia tramite testimoni l’instaurazione, nel corso del matrimonio, della relazione extraconiugale del marito, ostentata sul social network. Risulta, pertanto, assolto l’onere di provare sia la contrarietà del comportamento ai doveri che derivano dal matrimonio, sia l’impossibilità di prosecuzione della vita matrimoniale a causa di tali comportamenti.

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Lettere di scuse ed autocritica sulla fine del matrimonio: non rilevano ai fini dell’addebito

Che valore può rivestire in giudizio l’autocritica compiuta dal coniuge sulla fine del rapporto coniugale? La Corte di Cassazione, nuovamente chiamata a pronunciarsi sulle condizioni per disporre l’addebito della separazione, chiarisce che, sebbene il coniuge, con lettere scritte indirizzate all’altro, si sia attribuito la responsabilità della fine del matrimonio, ciò non è vincolante per il Giudice. Infatti, è il Tribunale che può stabilire se il coniuge sia effettivamente venuto meno ai doveri nascenti dal vincolo coniugale e se ciò abbia determinato l’impossibilità di prosecuzione della vita matrimoniale. Le lettere di scuse, semmai, possono essere mera espressione “di una libertà fondamentale quale quella di autodeterminarsi nella conduzione della propria vita familiare e personale” caratterizzata per tutti da “luci ed ombre”.

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Abbandono della casa coniugale: nessun addebito in caso di accesa conflittualità tra i coniugi

I continui litigi tra i coniugi, tali da determinare una situazione di conflitto permanente, possono essere indicativi dell’impossibilità di mantenere una comunione spirituale e materiale nella coppia. Secondo la Corte di Cassazione, che si pronuncia nuovamente sui presupposti dell’addebito della separazione, l’allontanamento della moglie dalla casa coniugale a seguito dell’ennesimo litigio domestico, non  può essere motivo di addebito perché giustificato da una condizione di rottura del rapporto ormai definitiva.

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Lo schiaffo del marito non determina l’addebito della separazione

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 24473/2015, torna a pronunciarsi sui presupposti per l’addebito della separazione. Nel caso in esame, lo schiaffo dato dal marito alla moglie è certamente “un comportamento riprovevole che costituisce violazione degli obblighi matrimoniali” ma, in mancanza di prove sul rapporto di causalità tra tale gesto e l’intollerabilità della convivenza tra i coniugi, non può esservi alcun addebito a carico del marito.

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