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Direttiva (UE) 2019/2121 disciplinante le trasformazioni, fusioni e scissioni transfrontaliere: primi commenti e osservazioni

È stata pubblicata nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea la Direttiva (UE) 2019/2121, adottata dal Parlamento europeo e dal Consiglio il 27 novembre 2019, che modifica la Direttiva (UE) 2017/1132 per quanto riguarda le trasformazioni, le fusioni e le scissioni transfrontaliere. Il termine per il recepimento nazionale è fissato al 31 gennaio 2023.

La direttiva prende le sue mosse dalla giurisprudenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea (tra le altre, si veda la sentenza Polbud Wykonawstwo, C-106/16 ECLI:EU:C:2017:804), per cui “in virtù dell’articolo 49, secondo comma, del trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFUE), in combinato disposto con l’articolo 54 TFUE, la libertà di stabilimento delle società comporta (…) il diritto per una società costituita in conformità con la normativa di uno Stato membro di trasformarsi in una società disciplinata dal diritto di un altro Stato membro”.

In linea generale le nuove disposizioni sulle trasformazioni e scissioni transfrontaliere sono costruite sulla “falsariga” delle norme sulla fusione transfrontaliera (già disciplinata a livello europeo dalla direttiva 2005/56/CE e, successivamente dalla direttiva (UE) 2017/1132). Aspetto di particolare novità è, tuttavia, costituito dall’ introduzione di disposizioni di diritto materiale uniforme e non solo “di conflitto” (per quanto non si tratti ancora di una armonizzazione piena), con particolare riguardo alle tutele per i soci, i creditori e i lavoratori.

Per quanto concerne le tutele nei confronti dei soci, si segnala come le stesse costituiscano misure minime di protezione, che ciascun stato membro potrà eventualmente integrare, salvo che le stesse non siano in contrasto con la direttiva o la libertà di stabilimento. Quanto alle tutele per i lavoratori sono stati introdotti ampi diritti di informazione e doveri di consultazione: in particolare, nella relazione dell’organo amministrativo circa l’operazione dovranno essere fornite particolari indicazioni su implicazioni per i rapporti di lavoro e modifiche sostanziali sulle condizioni di impiego o sull’ubicazione dell’attività.

La direttiva, infine, introduce, per ciascuna tipologia di operazione transfrontaliera disciplinata, una clausola anti-abuso, volta ad evitare che le riorganizzazioni societarie siano utilizzate per scopi abusivi e fraudolenti. A tal fine è previsto che gli stati membri apprestino dei controlli amministrativi o giudiziari. Data la portata “in bianco” del concetto di abuso e la possibile frammentazione nell’applicazione da parte delle autorità nazionali di controllo, si tratta certamente della innovazione più problematica, che, all’atto pratico, potrebbe sovvertire le finalità stesse della direttiva.

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