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Modifica al Codice dei Beni Culturali: un piccolo passo nel mondo legale; un grande salto per l’art market in Italia

  • 12 August 2017 |
  • Published in Art Law

Secondo “Art Market 2017” (report sul mercato globale dell’arte nel 2016 prodotto da Art Economics e rilasciato in occasione di Art Basel Hong Kong) l’Italia rappresenta uno dei mercati meno sviluppoati e dinamici nel mercato globale dell’arte, nonostante il forte appeal dell’arte contemporanea italiana (basti guardare le ultime Italian Sales di Sotheby’s e Christie’s a Londra e New York).

Non è un mistero, infatti, che la debolezza del nostro mercato sia dovuta, oltre allo sfavorevole regime fiscale, ad una disciplina arcaica, poco organica e inadeguata a trovare spazio in uno scenario sempre più dinamico e globalizzato. Tuttavia, a partire dal 2 agosto 2017, una serie di modifiche hanno interessato il Codice dei Beni Culturali e, in particolare, il regime sulla circolazione delle opere d’arte. Tale modifica, introdotta dalla Legge annuale in materia di concorrenza, rappresenta forse una risposta simbolica ma sicuramente un considerevole punto di inizio, finalizzato a semplificare la circolazione internazionale dei beni culturali. Le novità apportate dalla Legge sono:

1. L’introduzione di una nuova “soglia temporale” 

Fino ad oggi, esportare definitivamente dall’Italia un’opera d’arte, eseguita da un autore scomparso e realizzata più di 50 anni fa, richiedeva il rilascio di un attestato alla libera circolazione da parte degli Uffici Esportazioni delle Soprintendenze competenti. Con le modifiche al codice, si alza a 70 anni il “limite di età” delle opere, al di sotto del quale le stesse possono circolare senza alcun vincolo. Un’accelerazione notevole se si pensa che i lavori di alcuni dei maggiori artisti italiani degli anni 50 e 60, come Alberto Burri, Enrico Castellani, Lucio Fontana e Mimmo Rotella, diventerebbero liberamente esportabili senza autorizzazione preventiva.

Vero è che la libera circolazione rimane limitata dall’obbligo di notificare al Mibact l’intenzione di esportare l’opera e alla possibilità dello stesso Mibact di dichiararne “l’interesse culturale”, bloccandone l’esportazione.

2. La soglia economica

È stata, inoltre, fissata a € 13.500 la soglia di valore al di sotto della quale i beni possono liberamente uscire dal territorio nazionale presentando una semplice autodichiarazione. Se da un lato, una soglia simile avrà come conseguenza positiva la semplificazione delle procedure in dogana, a vantaggio degli operatori professionali o di chiunque voglia vendere un bene culturale, dall’altro, essendo veramente irrisoria (risulta ad oggi la più bassa d’Europa, nda), rischia di essere del tutto inapplicabile ai casi concreti.

Ma la riforma del mercato dell’arte italiano non si limita alle novità esposte. Innanzitutto, è attesa nei 60 giorni successivi all’emanazione della legge, la definizione da parte del MIBACT dei nuovi criteri in forza dei quali l’esportazione dell’opera in questione potrà essere bloccata, la quale inciderà sulla discrezionalità sino ad oggi adottata dalle Soprintendenze nel rilasciare o negare il certificato d’esportazione.
Il Mibact, inoltre, nei 60 giorni successivi l’emanazione della legge, dovrà fissare le caratteristiche di un nuovo strumento introdotto con la stessa, il “passaporto” per i beni culturali, documento di durata quinquennale nel quale registrare passaggi di proprietà ed esportazioni.

Le novità descritte si pongono sulla scia degli ultimi interventi normativi a sostegno dell’arte e della cultura, fortemente richiesti dagli operatori professionali del settore dell’arte (tra cui gallerie, case d’asta, antiquari e mercanti d’arte) e costituiscono la prova de crescente interesse da parte del legislatore non solo al mondo dei beni culturali, ma anche alla concreta necessità di globalizzazione e dinamicità che l’art market nazionale richiede per porsi in competizione con quello globale.

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Selfie, street art e contaminazione: su ilsole24ore.com i contributi a firma dell'Avvocato Luigi Macioce

Sono stati pubblicati online su ilsole24ore.com (ma anche sul nostro repmag) i contributi in tema di Arte Contemporanea (e dintorni...) a firma dell’avvocato Luigi Macioce. Due le tematiche affrontate:

Arte e selfie: la nuova frontiera della violazione del copyright

Arte Contemporanea e tutela del diritto d’autore: la vendetta degli street artists

Buona lettura.

 

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Convegno "L'importanza di essere contemporanei"

  • 28 July 2014 |
  • Published in Art Law

Il 23 settembre 2014, dalle 9:30 alle 12:30, si terrà presso la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino (Via Modane 16) il convegno "L'importanza di essere contemporanei" che, in tema di arte contemporanea, affronterà il tema del turismo e dei distretti culturali "fra politiche pubbliche ed energie private".

Il convegno vedrà la partecipazione di Patrizia Sandretto Re Rebaudengo, Presidente della Fondazione, Francesco Rutelli, Presidente dell'Associazione Priorità Cultura, Luciano Violante, Presidente di italiadecide (Associazione per la qualità delle politiche pubbliche) e dell'Avvocato Riccardo Rossotto. Parteciperà all'evento anche Dario Franceschini, Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo.

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No man's land - Le sculture di Alice Zanin nella sede milanese di Replegal

  • 18 June 2014 |
  • Published in Art Law

Segnaliamo con grande piacere un nuovo appuntamento d'arte per il nostro studio. Mercoledì 25 giugno, alle 18:30 inauguriamo presso la nostra sede di Milano una mostra a due mani:
 
No man's land - Le sculture di Alice Zanin dialogano con le immagini visionarie di Aqua Aura
 
Come sempre, è l’occasione per incontrarsi, conoscere gli artisti e le loro opere. Le opere rimarranno in mostra fino al 14.9.2014.

R&P Legal arriva così alla sua quinta esposizione d’arte con una mostra a due mani. Protagonisti due artisti tra loro molto diversi: Alice Zanin e Aqua Aura. A legare e mettere in dialogo due linguaggi tanto distanti sono alcuni elementi comuni, alcuni percorsi di lettura che suggeriscono riflessioni interessanti. Innanzi tutto il ruolo della figura umana. In entrambe le ricerche sembra che la presenza dell’essere umano sia tenacemente, volutamente azzerata. Ancora più radicalmente, sembra che i mondi immaginifici che pervadono le opere, siano costruiti in modo da affermare che quello rappresentato sia un universo che tiene a debita distanza tutto ciò che può essere riconducibile a una quotidianità dell’umano, nella sua accezione relativistica di piccolezze e transitorietà dell’esistenza e dell’esperienza dell’uomo nel rapporto con l’esistenza.

Nella visione di Aqua Aura la negazione è realizzata spostando il baricentro dell’immagine nel territorio del “sublime”. I suoi spazi sono luoghi di esperienza spirituale oltre che emozionale che tendono a ridurre l’impatto e l’importanza delle cose dell’umano a favore di un tempo cosmico e onirico, frutto di leggi oltre-mondane che generano spazi assoluti in cui l’uomo diventa sempre più piccolo, quasi fino a scomparire. Nei lavori della Zanin ciò che viene rappresentato è un’allusione al mondo animale. Lo spettatore è osservatore di un micro e macro cosmo con dinamiche e relazioni tra le figure che lasciano esterne e lontane le questioni umane. A dispetto di questa apparente assenza, entrambe le ricerche offrono uno straordinario motivo di riflessione sulla condizione umana, ponendosi quasi come metafora delle attitudini e delle tensioni emotive, dei luoghi della mente e dell’anima dell’Uomo.

Nei lavori di entrambi gli autori si riscontra a un primo sguardo un tentativo di rarefazione del valore cromatico. Questa volta, però, si tratta di un approccio ingannevole: osservando le opere attentamente, si scorge, infatti, la presenza dei colori, più di quanto avessimo colto ad una prima osservazione. Nei paesaggi di Aqua Aura il falso bianco e nero è raggiunto con una riduzione delle curve cromatiche e non con il loro azzeramento. Rimane in essi un bagliore colorato che a seconda dell’opera fa scorgere ombre viola, luci e bagliori a volte blu, a volte rosa o verdi, che caratterizzano pienamente la percezione dell’immagine. Per la Zanin si tratta invece di un’illusione retinica. Nella pelle dei suoi animali si possono scorgere un’infinità colori, ottenuti dalle differenti carte che compongono il rivestimento. L’artista ottiene così una modulazione e compresenza continua di toni e valori cromatici che si giustappongono come sull’epidermide di un quadro impressionista.

Sia la Zanin che Aqua Aura usano, come materiale costituente le loro opere, la carta. Eppure da questo punto di partenza comune portano le loro conseguenze a poli lontani tra loro. Sulla carta di Aqua Aura, superficie bidimensionale e vergine, si depositano gli inchiostri della stampa che fanno apparire l’immagine intesa come universo mentale e assoluto. Le carte della Zanin provengono dalla quotidianità, hanno già in se una storia in quanto carte d’uso comune. E’ nel processo dell’artista che questi fogli si trasformano in altro da sé, divenendo oggetti tridimensionali quasi organici. Due artisti, due ricerche, due percorsi che si uniscono in una mostra suggestiva e affascinante.

 

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